Cronaca

Creò panico in Motorizzazione per riavere la patente: patteggia e torna libero

L'uomo aveva anche ferito una poliziotta. Di "disguido burocratico" ha parlato il legale della difesa: "Il mio assistito aveva già diritto a circolare"

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E’ libero con la misura dell’obbligo di firma, il 27enne nigeriano che il 5 marzo scorso aveva provocato panico alla Motorizzazione di Cremona, minacciando e tentando di colpire con il coccio di una bottiglia di birra dipendenti e clienti e ferendo alla schiena una poliziotta. Oggi il giovane, che è quindi uscito dal carcere, ha patteggiato un anno e otto mesi, senza la sospensione condizionale della pena.

Ora il suo legale, l’avvocato Massimo Nicoli, cercherà di sbrogliare il nodo della patente, che è il motivo per cui il nigeriano era andato su tutte le furie. “Probabilmente si è trattato di un disguido burocratico“, ha fatto sapere Nicoli. “Il mio cliente aveva già diritto a circolare, ma non si sa ancora con certezza dove sia finita fisicamente la sua patente. Ed è quello che cercheremo di appurare. La cosa importante è che il mio assistito, che ha bisogno della patente per lavorare e vivere, sia stato rimesso in libertà”.

In aula, l’imputato, che ha la residenza a Piadena, ma che di fatto vive con altri connazionali a Canneto sull’Oglio, aveva già ammesso le sue responsabilità, chiedendo scusa, ma spiegando che il suo era stato un gesto dimostrativo: quella mattina, il 27enne, in possesso di un permesso di soggiorno per asilo politico, si era presentato negli uffici della Motorizzazione per riavere la sua patente che gli era stata ritirata nel gennaio del 2025 per sei mesi. Il termine era ormai scaduto.

L’avvocato Nicoli

Aveva trovato un lavoro in un’impresa per la raccolta di rifiuti, ma per lavorare aveva bisogno del permesso di guida. Quando aveva capito che non l’avrebbe riavuto, aveva cominciato a dare in escandescenze: dal giubbotto aveva estratto una bottiglia di vetro di birra e l’aveva rotta sul bancone, urlando che avrebbe ammazzato tutti, puntando il coccio sia verso l’impiegata dello sportello che verso un utente, e poi ferendo l’agente donna che era intervenuta insieme ai colleghi.

In aula il nigeriano aveva dichiarato di aver portato la bottiglia apposta per fare un gesto eclatante, premeditato, per creare scompiglio e far chiamare la polizia, credendo così di poter far valere le sue ragioni.

“Il mio cliente aveva già il diritto a circolare”, ha spiegato il suo legale, “ma è stato rimbalzato diverse volte in vari uffici: giorni prima, dalla Motorizzazione lo avevano mandato in Prefettura a Mantova, poi dai carabinieri di Piadena, poi ancora alla Motorizzazione di Cremona dove gli hanno detto che avrebbe dovuto recarsi all’autoscuola. Ma lì c’era già stato due volte. A quel punto è scoppiato, aveva anche bevuto e ha agito in quel modo”. “Ha riconosciuto di aver compiuto un gesto grave“, ha detto l’avvocato Nicoli, “ma per lui riavere la patente voleva dire tutto, significa vivere“.

Il 27enne, poi bloccato dalla polizia, costretta due volte ad usare il Taser, era accusato di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, minacce aggravate, porto di strumenti atti ad offendere ed interruzione di pubblico servizio.

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