Disc Jockey ’70: il tempio della musica cremonese compie 50 anni
L'unico negozio indipendente di musica a Cremona celebra mezzo secolo di attività, forte di una clientela affezionata che ne ha fatto un punto di riferimento cittadino
È l’ultimo negozio di dischi indipendente rimasto in città, ma per molti è quasi un tempio pagano: un luogo di ritrovo dove condividere gusti musicali, chiacchiere sulle nuove uscite e le ultime scoperte tra lavori indipendenti e artisti appena esplosi tra radio e streaming. Il Disc Jockey 70 compie 50 anni. Prima Club 33 in Galleria 25 Aprile, poi in vicolo Bordigaldo dove è ancora oggi gestito da Fabrizio Cesario: “Era il 1976 e il negozio si chiamava Club 33, si trovava sotto la Galleria 25 Aprile, gestito da una società che faceva capo alla mia amica Cinzia Sesenna, che è ancora proprietaria dei muri del negozio, poi dopo la società divenne un’altra, rilevandola dalla società di Cinzia e divenne Disc Jockey ’70. Cinzia per un po’ fu dipendente e poi 15 anni fa arrivai io“.
Qualcuno entra e va subito a vedere i CD, altri scambiano prima due chiacchiere con Fabrizio e insieme scelgono cosa ascoltare con l’impianto del locale. Il segreto del Disc Jockey sono proprio i clienti: “Negozi veramente di musica non ce ne sono, sono rimasto io. Ci sono le depandance e gli stand nella grande distribuzione, ma è diverso. Non dimentichiamo che è difficile, in una città di 70mila abitanti come Cremona: resistere è complicato e ci riusciamo grazie ai clienti, quello zoccolo duro che esiste ancora a Cremona”.
Secondo alcune indagini di mercato, confermate dallo stesso negozio, nella città della musica va fortissimo il metal: “Qualche anno fa ci fu un’indagine commissionata da Amazon, dove risultava che Cremona era una città forte nell’acquisto di musica metal. Ti confermo che la clientela metal è ancora essenziale: è una nicchia fedelissima e forte, come si può notare dalla sezione dedicata che abbiamo in negozio”.
Nel primo semestre 2025 il comparto fisico (CD e Vinili) ha segnato +13% rispetto allo stesso periodo del 2024, con il vinile a +17% e il CD a +4,7%. Lo rivelano i dati diffusi dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana).
Questo, secondo Cesario, è dovuto al bisogno di riappropriarsi della musica come rituale: “Secondo me, prima il fenomeno è partito un po’ come vintage, come moda. Adesso la gente riinizia ad apprezzare il fatto che devi prenderti il momento per ascoltare la musica. Quella è la cosa essenziale. Il problema del digitale è che diventa alla fine un sottofondo: non riesci a goderti qualcosa davvero. Invece il vinile, nella sua ritualità, nella sua gestualità, ti obbliga a prenderti del tempo per ascoltare veramente la musica. Come leggere un libro, come fare una passeggiata: riprenderti del tempo per te stesso e per un’arte, per qualcosa che io reputo importante per la vita degli individui”.
Ma chi ascoltare durante l’arida estate cremonese o durante le ferie? “C’è questo artista che mescola rap, jazz e altro, si chiama Anthony Joseph, questo lo consiglio. Poi un gruppo italiano che si chiama Atabasca, anche qui un mix di jazz, funk e psichedelico. Simili a loro ci sono i Nugenea, che usciranno a breve con un nuovo album”.