Cronaca

La storia di Alessandro, giovane campanaro che ha accolto Papa Leone a suon di rintocchi

“È stato un onore ricevere i suoi complimenti, questa esperienza resterà di certo tra le più importanti" ci ha raccontato

Alessandro Porro Bellini, il campanaro di Pizzighettone
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Vent’anni appena compiuti, una grande passione e un sogno che si avvera.
Siamo a Pizzighettone, a due passi dalla centralissima piazza d’Armi e dal municipio. Qui, a gestire il rintocco delle ore della chiesa di San Bassiano, c’è un giovanissimo campanaro: Alessandro Porro Bellini.

Proprio lui, alcuni giorni fa, è stato tra i protagonisti di una visita pastorale unica nel suo genere: quella di Papa Leone XIV a Sant’Angelo Lodigiano.

“Tutto è nato dalla conoscenza del parroco di Sant’Angelo Lodigiano – spiega il ragazzo – che per 14 anni è stato parroco di Maleo, qui vicino. Io andavo spesso a suonare le campane e, dopo aver saputo della visita del Papa, ho pensato: perché non provare a chiedere se si possono suonare? Ho chiesto e siamo riusciti a ottenere il pass per entrare. Così, per tutto il pomeriggio, dalle quattro alle otto, le campane hanno suonato a festa per la visita storica di Papa Leone”.

La sua è una storia di dedizione assoluta. Alessandro, classe 2006, ha scoperto il fascino del suono delle campane quando era ancora un bambino. Da allora non ha più smesso.

La passione ce l’ho sempre avuta nel sangue – racconta il giovane campanaro –. Fin da piccolo andavo sotto i campanili e i miei genitori si dovevano fermare perché, appena sentivo suonare, restavo lì ad ascoltare. Poi, vedendo che la passione cresceva, hanno trovato questi gruppi di campanari, prima bergamaschi e poi bresciani, di cui faccio parte tuttora. Sono loro che mi hanno insegnato le varie tecniche di suono, sia a corda sia a tastiera, dalla cima del campanile”.

“Poi, per necessità – aggiunge –, visto che la maggior parte dei campanili oggi è elettrica, ho imparato anche a suonare tramite le centraline in sacrestia. Ed è così che sono diventato campanaro di Pizzighettone”.

Il legame con le campane, per lui, è molto più di un semplice interesse tecnico.
A me piace il suono, ma anche il fatto che rappresentano un richiamo per la vita del paese. La campana spesso viene considerata poco, mentre invece ognuna ha una storia: alcune sono antiche, altre molto grandi. Non è solo un oggetto, è memoria. Se pensiamo che da secoli scandiscono la vita delle comunità, accompagnando momenti lieti e tristi, capiamo quanto siano importanti”.

Durante la chiacchierata, Alessandro mostra con orgoglio il suo pass personale: un pezzetto di carta carico di emozioni indelebili. La stretta di mano con il Pontefice, qualche battuta e gli auguri per il futuro.

È stato un onore ricevere i suoi complimenti. È già bello suonare le campane – racconta –, ma farlo per il Papa e ricevere i suoi complimenti dalla sua stretta di mano è qualcosa di ancora più stupendo. Fra tutte le campane che ho suonato e tutte le chiese che ho visto, questa esperienza resterà di certo tra le più importanti. Era un momento semplice, ma molto bello. Il parroco mi ha presentato al Papa come il ragazzo che aveva suonato le campane e lui mi ha stretto la mano, facendomi i complimenti ed esortandomi a continuare con la mia passione”.

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