Cronaca

Francesco Guccini, il ricordo delle serate a Cicognolo: “Uno spirito libero”

Il cantautore tra gli anni '70 e '90 ha trascorso diverse serate nella terra natale dell'ex compagna. Tra chi l'ha conosciuto da vicino, anche Lilluccio Bartoli

Il servizio di CR1
Fill-1

Un poeta d’altri tempi e un menestrello moderno, un autore e cantautore che ha regalato alla musica italiana alcuni dei suoi brani più belli.
E proprio la musica italiana perde uno dei suoi figli prediletti: all’età di 86 anni, a Pavana, in provincia di Pistoia, circondato dall’affetto dei suoi cari, si è spento Francesco Guccini.

“Padre” di canzoni iconiche come Dio è morto, La locomotiva, L’avvelenata o Il vecchio e il bambino, è stato uno dei più illustri rappresentanti dell’epoca d’oro del cantautorato nazionale.
In pochi sanno però che la sua vita racconta una storia dal sapore anche cremonese.

Era infatti originaria di Cicognolo Mariangela Signorini, storica compagna di Guccini e madre di sua figlia Teresa. Insieme dalla fine degli anni ’70 fino alla metà degli anni ’90, a lei e alla fine della loro relazione il cantautore dedicò anche due pezzi memorabili: Farewell e Quattro stracci.
Guccini l’aveva conosciuta a Bologna, dove la ragazza studiava all’università e frequentava l’Osteria delle Dame, punto di ritrovo di personaggi come Dalla, Ron e lo stesso Guccini.

Anche per questo il territorio cremonese l’artista lo conosceva bene e lo frequentava spesso. Da qui arrivano, nel giorno della sua scomparsa, diversi aneddoti da parte di chi ha avuto il piacere di sedersi con lui attorno allo stesso tavolo dell’osteria “L’Umbreler” di Cicognolo.

“Era un accanito giocatore di briscola, amava il buon vino, il buon cibo e la buona compagnia” racconta il fotografo Lilluccio Bartoli, immortalato in uno scatto d’epoca insieme al cantautore.
“Una sera, al piano superiore dell’Umbreler, senza chiedere aveva preso la chitarra e si era messo a raccontare storie goliardiche, difficilmente ripetibili (ride, ndr). Fumava almeno due pacchetti di sigarette e non aveva la patente. Era poi golosissimo: per lui ho preparato diversi risotti, con vino e pane e salame. Era uno spirito libero, di un’affabilità meravigliosa, che non voleva farsi considerare cantante”.

Un uomo, dietro e insieme al personaggio, che anche a Cremona – a modo suo – ha lasciato un segno indelebile.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...