Cronaca

Siccità, il Po resta ai minimi: a Cremona portata ridotta di oltre due terzi, confermata l’allerta alta

L'Osservatorio dell'Autorità di Bacino del Po conferma la severità idrica "alta". Il Grande Fiume continua a scorrere ben sotto i livelli storici e a Cremona la portata è di appena 193 metri cubi al secondo contro una media di 602

Il Po a Casalmaggiore (Credit: E.Zani )
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Non arrivano segnali di miglioramento sul fronte della siccità nel bacino del Po. L’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto del fiume Po, riunito nella mattinata di giovedì sotto il coordinamento dell’Autorità di Bacino Distrettuale, ha confermato il livello di severità idrica “alta”, fotografando una situazione che continua a destare forte preoccupazione anche nel territorio cremonese.

L’ultimo mese è stato caratterizzato da temperature costantemente superiori alla media stagionale e da precipitazioni insufficienti in Lombardia e Piemonte. I temporali che hanno interessato Emilia-Romagna e Veneto, pur intensi, sono stati troppo localizzati per incidere in modo significativo sulle riserve idriche complessive.

A pesare è soprattutto la situazione del fiume Po. A Cremona la portata attuale è di appena 193 metri cubi al secondo, contro una media storica di 602 metri cubi al secondo: un valore inferiore di circa il 68%, che testimonia come il Grande Fiume continui a scorrere su livelli tipici delle magre più severe. Anche nelle altre sezioni monitorate i dati sono ben al di sotto della norma: 177 metri cubi al secondo a Piacenza, 209 a Boretto e 219 a Borgoforte.

La scarsità d’acqua interessa anche i grandi laghi prealpini, fondamentali per alimentare il Po durante l’estate. La situazione più critica riguarda il Lago Maggiore, che presenta un riempimento di appena il 5,3% ed è classificato in condizioni di “siccità estrema”. Molto bassi anche i livelli del Lago di Como (5,9%), del Lago d’Iseo (5%) e del Lago d’Idro (5,7%), mentre solo il Garda mantiene una situazione relativamente nella norma, con un riempimento intorno al 50%.

“La temperature elevate persistenti stanno esasperando le ultime riserve d’acqua, cioè i grandi laghi prealpini”, ha dichiarato il segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, Alessandro Delpiano. “Tranne il lago di Garda, le acque a disposizione dei laghi Maggiore, Como e Idro sono quasi esaurite. L’emergenza continua e ancora non se ne vede la fine. Le conseguenze dei cambiamenti climatici nel Nord Italia potrebbero diventare ancora più gravi per l’agricoltura, l’industria e la popolazione. Senza acqua e senza cibo non può esserci vita: dobbiamo adottare al più presto ulteriori misure di adattamento ai cambiamenti climatici per non trovarci, tra pochi anni, a vivere situazioni ancora peggiori”. Le ripercussioni coinvolgono diversi settori. L’agricoltura, in particolare quella irrigua, continua a registrare forti difficoltà, così come aumentano le criticità per l’approvvigionamento idropotabile nelle aree collinari e montane della Lombardia e del Piemonte. Permane inoltre il problema dell’intrusione dell’acqua salata nel Delta del Po, favorita dalle portate molto ridotte del fiume.

Per sostenere i deflussi, l’Autorità di Bacino e le Regioni hanno chiesto ai gestori degli impianti idroelettrici maggiori rilasci dagli invasi alpini. Una parte dell’acqua è già stata rilasciata, ma i serbatoi sono mediamente riempiti solo per il 38-40% della loro capacità, limitando ulteriori interventi. È inoltre allo studio una richiesta di maggiori rilasci dagli invasi svizzeri del bacino Ticino-Lago Maggiore.

Le previsioni meteo indicano l’arrivo di nuove perturbazioni con temporali e un calo delle temperature. Tuttavia, secondo l’Osservatorio, anche se le portate del Po potrebbero registrare un lieve incremento nei prossimi giorni, non sono attesi benefici significativi e duraturi per la disponibilità di risorsa idrica. Per questo motivo il livello di severità resta confermato su “alta”, con un quadro che continua a richiedere la massima attenzione anche per il territorio cremonese.

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