Formazione medici di base: il boom di iscrizioni non basta per risolvere la crisi
Aumentano gli iscritti ai corsi di formazione per medici di famiglia, ma molti candidati aspirano a specializzazioni diverse, rischiando di perdere le borse di studio
Il meccanismo è articolato, ma da qui passa la possibilità di uscire dall’emergenza che da anni mina la sanità territoriale rappresentata dalla carenza di medici di famiglia. Occorre investire nella formazione.
I laureati in medicina, per diventare medici di medicina generale, dal 1994 devono frequentare corsi organizzati su base regionale. Da tempo si chiede l’attivazione di una scuola di specializzazione universitaria, come avviene per tutte le altre branche mediche (cardiologia, pediatria, oculistica, radiologia, ecc), ma al momento la richiesta è caduta nel vuoto.
Per chi frequenta i corsi regionali sono previste borse di studio di circa 30.000 euro complessivi per i tre anni di durata. Quest’anno le iscrizioni sono state 5.870 per 2.651 posti. Sembrerebbe un boom, come spiega Federico Bontardelli, segretario cremonese della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale): “Gli iscritti sono aumentati sia a livello nazionale sia in Regione Lombardia.
Per quanto riguarda la Lombardia, parliamo di circa 640 candidati per 480 borse. Questo dato fa sperare in una maggiore partecipazione dei colleghi al corso di formazione in Medicina Generale”.
In realtà, molti candidati sono iscritti contemporaneamente ai concorsi per altre scuole di specializzazione e migliaia di idonei per Medicina Generale potrebbero fare scelte diverse. È un paradosso che rischia di lasciare migliaia di cittadini senza medico di base, proprio mentre la sanità territoriale affronta una delle sue crisi più acute.
Sempre Bontardelli sottolinea: “Significa che alcune borse andrebbero perse. Per questo la FIMMG nazionale ha proposto al Ministero una sorta di mobilità: dare la possibilità, su base volontaria, ai colleghi che resterebbero esclusi nelle regioni in cui il numero di candidati supera di molto i posti disponibili, di coprire i posti vacanti in altre regioni”.