In provincia di Cremona persi 461 negozi in sei anni: 69 milioni di ricchezza in meno
Nel capoluogo sono scomparse 110 attività. Confesercenti: "Non perdiamo soltanto una vetrina, ma una parte dell’economia che rimane sul territorio"
Meno negozi significa anche meno ricchezza che rimane sul territorio. In provincia di Cremona, tra il 2019 e il 2025, sono scomparse 461 attività del commercio al dettaglio: le imprese sono passate da 3.312 a 2.851, con una contrazione del 13,9% e una perdita di ricchezza stimata in 69 milioni di euro. Nel solo capoluogo le attività perse sono 110, il 13,4%, per un valore di circa 17 milioni di euro sottratti al circuito economico locale. Numeri che fotografano una trasformazione della rete commerciale e che, secondo Confesercenti, vanno letti insieme allo spostamento di una quota crescente degli acquisti verso le grandi piattaforme internazionali di eCommerce. Secondo le stime dell’associazione, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 rimangono nell’economia locale attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando la stessa spesa si trasferisce sui grandi marketplace internazionali, il rapporto si rovescia: circa 70 euro su 100 escono dal circuito economico locale.
È questo il meccanismo che Confesercenti definisce “delocalizzazione dei consumi”: meno acquisti nella rete commerciale fisica significano non soltanto meno attività, ma anche una quota crescente della spesa delle famiglie che non alimenta più l’economia del territorio. A livello nazionale, tra il 2019 e il 2025, la combinazione tra la scomparsa di oltre 111mila imprese del commercio al dettaglio e l’aumento delle quote di mercato delle piattaforme internazionali ha “delocalizzato” circa 16,7 miliardi di euro. In Lombardia la perdita di ricchezza stimata supera 1,7 miliardi di euro, secondo valore regionale dopo il Lazio. I numeri dell’occupazione mostrano un’altra faccia dello stesso processo. Nell’intera provincia di Cremona gli addetti del commercio sono diminuiti di 896 unità, passando da 6.645 a 5.749, con una flessione del 13,5%.
Il calo riguarda 162 dipendenti, pari al 5,6%, ma è molto più pesante tra gli indipendenti: 734 in meno, pari al 19,5%. Nel capoluogo gli addetti complessivi sono diminuiti del 19,6%, con una flessione del 18,4% tra i dipendenti e del 20,8% tra gli indipendenti. Il fenomeno, del resto, supera i confini provinciali. Nella Lombardia orientale, tra Brescia, Cremona e Mantova, in sei anni sono scomparse 2.572 imprese del commercio al dettaglio, il 13,2% in meno, con una perdita di ricchezza stimata in circa 386 milioni di euro. Gli addetti complessivi sono diminuiti di 3.354 unità, mentre gli indipendenti persi sono 4.404, pari al 20%. “Quando chiude un negozio non perdiamo soltanto una vetrina: perdiamo una parte dell’economia che rimane sul territorio – sottolinea Agostino Boschiroli, presidente della sede territoriale di Cremona di Confesercenti Lombardia Orientale –. Il commercio di prossimità genera lavoro, reddito e servizi, ma rappresenta anche un presidio per i nostri centri urbani e per i piccoli comuni”. Boschiroli chiarisce che il problema non è l’eCommerce in sé, “che può essere un’opportunità anche per le piccole imprese”, ma lo squilibrio che si crea quando quote sempre maggiori di consumi si spostano verso i grandi marketplace internazionali e una parte consistente di quel valore lascia il territorio. «Per questo servono politiche capaci di sostenere la rete commerciale, accompagnare il ricambio imprenditoriale e riportare attività e servizi nei nostri centri”, aggiunge.
Su questo scenario si innesta la mobilitazione promossa da Confesercenti in tutta Italia. Mercoledì 9 settembre, dalle 8.30 alle 12.30, al mercato di piazza Stradivari a Cremona, all’intersezione con via Lombardini, sarà allestito un gazebo dove i cittadini potranno sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. La campagna ha già raccolto quasi 40mila firme a livello nazionale e punta alle 50mila sottoscrizioni necessarie. L’iniziativa cremonese rientra nelle giornate del 9 e 10 settembre, durante le quali le sedi territoriali di Confesercenti presenteranno, città per città, il conto economico della desertificazione commerciale. E il conto economico non esaurisce gli effetti del fenomeno. Restano fuori dai 69 milioni cremonesi la minore disponibilità di beni e servizi, l’indebolimento del presidio degli spazi urbani e le conseguenze sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita. È per questo che Confesercenti considera il commercio di prossimità una vera “infrastruttura territoriale”, attorno alla quale si muovono occupazione, immobili, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e relazioni sociali.
Con la raccolta firme del 9 settembre, l’obiettivo è trasformare questi numeri in una proposta concreta: rigenerare le aree commerciali, sostenere i servizi di prossimità e riportare imprese nei centri urbani, facendo sì che una quota maggiore della ricchezza generata dai consumi continui a circolare nelle comunità che l’hanno prodotta.