Cronaca

Stipendi e lavoro, Cremona nella morsa della precarietà: “Troppi sotto i 20mila euro”

Il rapporto UIL Lombardia sui dati INPS fotografa un mercato del lavoro segnato da forti differenze territoriali e salariali: a Cremona pesano stagionalità e discontinuità occupazionale

La retribuzione media maschile in Lombardia arriva a 34.714,35 euro
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La crescita dell’occupazione e delle retribuzioni non basta a raccontare la realtà del lavoro in Lombardia. Dietro i numeri positivi del 2024 restano infatti profonde differenze salariali e una quota significativa di lavoratori che fatica a raggiungere livelli di reddito sufficienti a costruire un’autonomia economica. Una situazione che riguarda anche il territorio cremonese, dove stagionalità e discontinuità occupazionale continuano a pesare.

A fotografare il quadro è il nuovo rapporto della UIL Lombardia, “Lombardia e Province – Il valore del lavoro. Retribuzioni, continuità e qualità del lavoro nel 2024″, elaborato sui dati dell’Osservatorio INPS. Nel 2024 i lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo in Lombardia sono arrivati a 3.776.242, con una crescita dell’1,55% rispetto all’anno precedente. La retribuzione media annua è salita a 30.384,07 euro, con un incremento nominale del 3,65%. Ma la media nasconde una realtà molto più articolata: 1.380.567 lavoratori, pari al 36,56% del totale, non superano i 20mila euro annui. Quasi un lavoratore su due, il 49,66%, resta invece sotto i 25mila euro. La media di retribuzione si ferma a 25.661,89 euro.

È proprio questo uno dei nodi che, secondo la UIL, riguarda da vicino anche Cremona. “Anche a Cremona viviamo nitidamente questa spaccatura retributiva, dovuta a una forte incidenza del lavoro stagionale e della discontinuità occupazionale” sottolinea Germano Denti, coordinatore della UIL Cremona.

Il problema riguarda in particolare le fasce più giovani. In Lombardia, tra i circa 1,25 milioni di dipendenti under 35, il 50,31% non supera i 20mila euro annui e il 65,18% resta sotto i 25mila. Numeri che, in un territorio caratterizzato da costi crescenti e difficoltà nell’accesso alla casa, rendono più complicato costruire un percorso di autonomia. “Molti, troppi lavoratori del nostro territorio restano imprigionati sotto la soglia dei 20mila euro all’anno, faticando a costruirsi un futuro solido. Occorre valorizzare subito la contrattazione territoriale e gli investimenti locali per rilanciare le retribuzioni dei nostri giovani. Solo così potremo restituire vera dignità al lavoro e garantire stabilità alle famiglie cremonesi” aggiunge Denti.

Il rapporto evidenzia inoltre un forte divario tra uomini e donne. La retribuzione media maschile in Lombardia arriva a 34.714,35 euro, contro i 24.707,09 euro delle lavoratrici: una differenza del 28,83%. A incidere sono anche la maggiore diffusione del part-time, la discontinuità lavorativa e la minore presenza femminile nelle posizioni apicali.

Anche il confronto tra province restituisce una Lombardia a più velocità. Milano è l’unico territorio sopra la media regionale, con 35.670,14 euro di retribuzione media annua, mentre Sondrio si ferma a 22.653,50 euro. Sul fronte della continuità lavorativa, Lecco registra la quota più elevata di occupati presenti al lavoro per 52 settimane, pari al 75,69%, mentre Pavia presenta la maggiore incidenza di contratti a tempo determinato, al 23,73%.

A pesare sono anche le differenze tra settori. Il divario supera i 54mila euro: si passa dai 67.750,86 euro medi della finanza e delle assicurazioni ai 13.215,45 euro dell’alloggio e della ristorazione. Proprio in quest’ultimo comparto il 76,20% dei lavoratori non arriva a 20mila euro annui. Per la UIL Lombardia, quindi, la questione non è soltanto aumentare il numero degli occupati, ma migliorare la qualità del lavoro e la capacità dei salari di garantire autonomia e sicurezza. Tra le priorità indicate ci sono il rinnovo dei contratti nazionali, il rafforzamento della contrattazione aziendale e territoriale, il contrasto alla precarietà e al part-time involontario, oltre al vincolo delle risorse pubbliche alla qualità dell’occupazione.

Per Cremona, il tema si lega soprattutto alla capacità di creare lavoro stabile e meglio retribuito. Una sfida che, secondo la UIL, passa anche dagli investimenti sul territorio e da politiche del lavoro costruite sulle specificità provinciali.

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