La Zolla, don Irvano Maglia nuovo presidente nel segno di continuità e accoglienza
Il sacerdote raccoglie l'eredità di don Giuseppe Salomoni alla guida della Fondazione che si occupa di recupero e reinserimento sociale di tossicodipendenti
Dopo trent’anni di guida da parte di don Giuseppe Salomoni, La Zolla apre una nuova fase con l’insediamento di don Irvano Maglia alla presidenza della Fondazione. Una realtà che continua a rappresentare un punto di riferimento per l’accoglienza, il recupero e il reinserimento di persone con fragilità e dipendenze.
“Ho trovato una realtà molto sana, dinamica e profondamente radicata nel territorio», spiega don Irvano Maglia. “Accanto alla comunità di prima accoglienza si sono sviluppate negli anni una comunità di reinserimento e la cooperativa Le Querce, che accompagna gli utenti nel loro percorso di avvicinamento al mondo del lavoro”.
Un progetto che guarda alla persona nella sua interezza, costruendo relazioni e opportunità attraverso una stretta collaborazione con le istituzioni, la rete Caritas e il mondo del volontariato. “Vogliamo continuare a essere una presenza significativa per il territorio cremonese”, sottolinea il presidente.
Alla Zolla, l’accoglienza rappresenta il primo passo di un percorso che dura mediamente tre mesi. “Gli ospiti arrivano spesso con storie difficili e molto frammentate”, racconta l’educatrice Anna Bissolati. “Il nostro compito è anzitutto accoglierli e accompagnarli in un percorso di ricostruzione personale”.
Le giornate alternano momenti di confronto e attività pratiche. “Ogni mattina si svolge l’Incontro del Mattino, uno spazio in cui i ragazzi possono raccontarsi e condividere il proprio vissuto. A questo si affiancano laboratori di falegnameria, assemblaggio, manutenzione del verde e cura degli ambienti”.
Accanto alle attività educative e lavorative, trovano spazio anche l’orto e le serre della comunità. “Con il supporto di un agronomo, i ragazzi imparano a coltivare la terra e a prendersene cura. Le verdure che produciamo vengono poi utilizzate nella cucina della struttura”, conclude Bissolati.