Cremona Capitale Cultura 2029, presentato dossier: “Una città aperta al futuro”
Il dossier è stato presentato dopo mesi di lavoro: 17 le città in gara, tra cultura, innovazione, inclusione e rapporto con il territorio
Raccontare Cremona attraverso le sue persone, le sue energie, le sue fragilità e le sue potenzialità. È questo il filo conduttore del dossier di candidatura di Cremona a Capitale italiana della Cultura 2029, presentato in Cortile Federico II davanti al pubblico delle grandi occasioni. Presenti tutte le massime autorità cittadine, civili e militari.
Una dossier che è stato presentato alla candidatura proprio in questi giorni, dopo mesi di lavoro e costruito con l’obiettivo non soltanto di sostenere tale candidatura, ma anche di delineare una visione di città che vada oltre l’esito della competizione.
Ad aprire la presentazione è stato il sindaco Andrea Virgilio, che ha sottolineato la necessità di restituire nel dossier il carattere più autentico della città. “Dobbiamo raccontare Cremona in queste 60 pagine, trasmettere il carisma della città”, ha spiegato. Un lavoro che, nelle intenzioni dell’amministrazione, ha cercato di mettere insieme le diverse anime del territorio: “Abbiamo cercato di tessere l’anima della città, che trovi nella vita delle persone, nelle università, nelle associazioni. È fatta di radici e di anime”.
La candidatura, però, non vuole essere soltanto una celebrazione delle eccellenze. “Amare un territorio significa saper dire dove si fa fatica, dove si rischia di non riconoscersi e dove si possono fare esplodere le nostre potenzialità”, ha aggiunto Virgilio. Da qui, ha spiegato, nasce anche il percorso di Pianura Futura, insieme alla necessità di far emergere idee e progettualità capaci di costruire una prospettiva condivisa.
“Per questo abbiamo concepito questo dossier per presentare Cremona. Ma il lavoro di oggi ci consegna anche una direzione che ci dovrà accompagnare nei prossimi anni”, ha sottolineato il sindaco. Una direzione nella quale assumono un ruolo centrale la contaminazione e il confronto. “Confrontarsi non è un gesto scontato. È una possibilità comune”.
L’ambizione è quella di una città capace di attrarre visitatori, conoscenze e nuove energie, ma senza perdere di vista chi a Cremona vive ogni giorno. “Questa ambizione deve però accompagnarsi al benessere di chi abita la città”, ha detto Virgilio, richiamando anche la responsabilità nei confronti delle nuove generazioni: “Bisogna pensare allo spazio che lasceremo ai giovani. Noi dobbiamo rispettare il loro futuro”.
Sul palco anche l’illustratrice Margherita Allegri, che durante la presentazione ne ha illustrato i contenuti salienti, con vignette ironiche e divertenti, ma anche evocative.
A raccontare il lavoro di costruzione del dossier è stata poi Ilaria Morganti, una delle fondatrici dell’impresa sociale Itinerari Paralleli, incaricata della sua realizzazione. La competizione è particolarmente ampia: sono 17 le città candidate e nei prossimi mesi ne verrà selezionata una decina per la short list, dalla quale uscirà poi la vincitrice.
“La gara è molto competitiva e si vince con un buon progetto”, ha spiegato Morganti, ricordando che il lavoro sul dossier è iniziato a gennaio ed è durato mesi. Secondo la fondatrice di Itinerari Paralleli, il dossier deve essere credibile, costruito attraverso progetti partecipativi e capace di tenere insieme diverse dimensioni: “Si vince con un programma culturale di qualità, dove ci sia spazio sia per la tradizione che per la ricerca e l’innovazione”.
Proprio il rapporto tra passato e futuro rappresenta uno degli elementi centrali della candidatura. “Di Cremona ho potuto constatare che è una città di una bellezza esagerata. Si inciampa nella bellezza. Spesso è nascosta, ma la incontri ovunque”, ha raccontato Morganti, conquistando una standing ovation del pubblico. La domanda, quindi, è come trasformare questo patrimonio in una leva per il futuro: “Bisogna domandarsi come la tradizione e la storia di questa città possano ancora essere generatrici di innovazione e di creare eccellenza”.
Il dossier affronta anche il rapporto della città con il proprio paesaggio e con l’ambiente, attraverso una riflessione sulla cultura del turismo lento. L’obiettivo, ha spiegato Morganti, è “sperimentare un dialogo tra tradizione e innovazione” e “creare una intersezione inedita tra linguaggi artistici”.
Un altro capitolo del programma è dedicato a Cremona città aperta, con la cultura intesa come strumento capace di incidere concretamente sulla qualità della vita. “Lavora sull’idea che la cultura sia attivatore di benessere per le persone, dove possono vivere bene e costruire il proprio futuro”, ha spiegato Morganti.
Una particolare attenzione è stata dedicata alle nuove generazioni, alla scuola e all’università, ma anche al rapporto tra cultura, inclusione e welfare. Nel dossier sono stati raccolti progetti che puntano a sperimentare una relazione tra cura e cultura, portando le attività culturali anche in luoghi diversi da quelli tradizionalmente deputati alla cultura.
“Pensare la cultura come elemento di inclusione sociale” è uno degli obiettivi del percorso, ha sottolineato Morganti, parlando della possibilità di costruire “un sistema di welfare culturale alla base di una città vivibile e inclusiva”.
Un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, è stato costruito dal basso, coinvolgendo diverse realtà cittadine. Un percorso non privo di difficoltà. “Cambiare è sempre faticoso e quando si iniziano questi percorsi c’è un po’ di resistenza. Si esce dalla zona di comfort”, ha evidenziato Morganti. Ma, accanto alle resistenze, è emerso anche un forte coinvolgimento: “C’è stato anche un grande slancio. La città c’è e attorno a questo progetto si è creata molta aspettativa” ha concluso.
A chiudere la presentazione è stato poi Michele Zocca, in arte Michelangelo, che ha portato nella candidatura anche il legame con la produzione musicale contemporanea. “I miei brani sono stati tutti realizzati a Cremona, in particolare Brividi, che è nata a Vescovato”, ha raccontato, aggiungendo così un ulteriore tassello al racconto di una città che punta a mettere in relazione le proprie radici con linguaggi e protagonisti del presente.
La presentazione del dossier ha quindi restituito una candidatura costruita attorno a più dimensioni: il patrimonio e la tradizione, la ricerca e l’innovazione, il rapporto con il paesaggio, la partecipazione, le nuove generazioni e l’idea della cultura come strumento di benessere e inclusione. Una visione che, al di là della gara per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2029, punta a lasciare alla città una direzione di lavoro per gli anni a venire.