Politica

Il prefetto Gabrielli su sicurezza: “Repressione quando serve, ma si deve lavorare sulle cause”

L'intervista a CR1: "C'è chi strumentalizza la paura e offre soluzioni salvifiche, che rispondono molto spesso a slogan che poi con la realtà hanno molto poco a che vedere"

Franco Gabrielli oggi nella redazione di CR1
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Capo della Polizia; prefetto di Roma e L’Aquila e vicecommissario vicario per l’emergenza terremoto; capo dipartimento della Protezione civile; direttore del Servizio centrale antiterrorismo, direttore del SISDE e dell’AISI.

Sono alcuni degli incarichi svolti negli anni da Franco Gabrielli, a Cremona in queste ore per un incontro sulla sicurezza organizzato dal Pd (Sala Mercanti, ore 21) ha fatto tappa negli studi di CR1 intervistato da Giovanni Palisto per la trasmissione “Punto e  a Capo” (in onda stasera alle 19:30, canale 19).

“Contro la paura” il titolo del suo ultimo libro: “La paura è un sentimento che non può essere banalizzato”, ha spiegato, “bisognerebbe trovare un giusto mezzo e il giusto mezzo è sottolineare in negativo questo uso distorto della paura quando la si amplifica, la si strumentalizza e quando si prova, dopo aver creato questa condizione di paura, ad offrire delle soluzioni semplici, salvifiche, che rispondono molto spesso a slogan che poi con la realtà hanno molto poco a che vedere.

“E dall’altra parte invece c’è chi parla di percezione della sicurezza, derubricando una condizione che invece le istituzioni dovrebbero tenere nella debita considerazione come un fatto soggettivo, a tal punto che poi condiziona i comportamenti delle persone, non si esce più di casa in maniera tranquilla. Questo sentimento va tenuto nella debita considerazione e accompagnato con diligenza”.

“La repressione se diventa l’unica modalità di risposta non restituisce nulla di particolarmente significativo, ma è comunque una modalità”, ha poi aggiunto facendo un parallelo con la dimensione sanitaria.

“È ovvio che ognuno di noi preferirebbe una medicina preventiva, ma ci sono dei momenti in cui la chirurgia necessariamente deve fare il suo corso e deve rendere al paziente una condizione di salute. E così è per la sicurezza, c’è un momento repressivo, un momento immediato. C’è un tema di controllo del territorio che risponde all’esigenza anche di contrastare gli effetti dell’insicurezza e a restituire i cittadini una condizione di percezione di un territorio controllato.

“Ma dall’altra parte, non in maniera seriale ma in maniera parallela, bisogna affrontare le cause. E quindi c’è un tema di devianza, di salute mentale, di non governo dell’immigrazione, perché anche questo credo che poi, al di là dell’estremizzazione tra cattivisti e buonisti, purtroppo nel nostro paese non si è mai affrontato seriamente il governo dell’immigrazione.

“I rimpatri laddove serve bisogna farli, ma non hanno nulla a che vedere con questa fantomatica re-immigration, e soprattutto serve una seria, strutturata politica di integrazione, che credo sia la precondizione per creare quella società coesa che poi, se ci pensiamo bene, è il vero prerequisito di una società sicura”.

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