Cronaca

Decreto Scuola, in Lombardia una sede su sei ha oltre il 30% di alunni stranieri

Uil Scuola Lombardia: forti concentrazioni in diversi territori. "Non basta spostare gli studenti da una scuola all’altra"

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“Prima di stabilire sulla carta come distribuire gli studenti bisogna conoscere la geografia reale delle nostre scuole. In alcune aree della Lombardia non è una singola scuola ad avere una forte presenza di alunni di origine straniera: è un intero territorio. La domanda allora è molto concreta: dove dovremmo spostare gli studenti se anche le scuole vicine vivono la stessa situazione?”. A porre la questione è Francesco Guadagno, segretario regionale Uil Scuola Lombardia, dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del nuovo Decreto Scuola.

In attesa della pubblicazione del testo definitivo in Gazzetta Ufficiale, UIL Scuola Lombardia mette a confronto le misure illustrate dal Governo con la realtà delle scuole lombarde.

Secondo un’elaborazione Uil Scuola Lombardia sugli open data del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2024/25, 1.327 sedi scolastiche lombarde su 7.729 hanno più del 30% di alunni con cittadinanza non italiana: il 17,2% del totale, contro l’8,9% nazionale. La Lombardia concentra da sola il 28,5% delle sedi italiane che superano questa percentuale.

Il fenomeno cambia molto da territorio a territorio. Tra le province con i valori più alti, Mantova arriva al 30,9% delle sedi, Lodi al 24,8%, Cremona al 24,1%, Pavia al 23,3% e Milano al 22,3%.

Ancora più evidenti alcune concentrazioni comunali: tra i comuni con almeno dieci sedi scolastiche, Corsico arriva al 72,2%, Romano di Lombardia al 64,3% e Pioltello al 63,2%.

Il decreto approvato dal Governo, secondo quanto illustrato, prevede l’applicazione del tetto del 30% a partire dalle classi prime dell’anno scolastico 2027/28 e introduce ulteriori criteri legati al percorso scolastico degli studenti.

“È qui che dalle percentuali bisogna passare alla realtà” sottolinea Guadagno. “Non possiamo limitarci a spostare il problema da una scuola all’altra. Dobbiamo mettere le scuole nelle condizioni di affrontarlo”.

“C’è poi un aspetto che dovrà essere chiarito: come saranno valutate concretamente le situazioni linguistiche degli studenti e delle loro famiglie, chi sarà chiamato a farlo e con quali procedure. Servono criteri chiari e responsabilità definite”.

Per Uil Scuola Lombardia c’è inoltre un problema concreto per le famiglie: nei territori dove molte scuole presentano già elevate concentrazioni, la redistribuzione potrebbe comportare assegnazioni lontane dalla scuola di prossimità.

“Pensiamo a una famiglia con più figli, magari iscritti in ordini di scuola differenti” prosegue Guadagno. “Se fossero indirizzati verso scuole o comuni diversi, le conseguenze sarebbero concrete: chilometri ogni giorno, tempi di percorrenza, trasporti e costi aggiuntivi”.

“L’integrazione non può trasformarsi in una penalizzazione economica e organizzativa per le famiglie. Anche questi effetti devono essere considerati nell’applicazione delle nuove disposizioni”.

Per Uil Scuola Lombardia una priorità è rafforzare i docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli studenti di lingua straniera, classe di concorso A-23. Sono insegnanti con una preparazione specifica nell’italiano come seconda lingua, essenziale per sostenere chi non possiede ancora competenze linguistiche sufficienti.

Nell’anno scolastico 2025/26 il Ministero aveva autorizzato 937 posti per questi docenti. Per il 2026/27 scendono a 762: 175 in meno. In Lombardia passano da 182 a 154, con una perdita di 28 posti. Un dato che Uil Scuola Lombardia ritiene insufficiente rispetto alla dimensione e alla complessità del fenomeno nella regione.

“Qui c’è un punto che non possiamo ignorare” osserva Guadagno. “Se consideriamo la conoscenza dell’italiano decisiva per l’integrazione, dobbiamo investire proprio sugli insegnanti preparati per questo compito. Non possiamo chiedere sempre di più alle scuole senza dare loro il personale necessario”.

La posizione regionale si inserisce nella linea indicata dal Segretario generale Uil Scuola Giuseppe D’Aprile, che ha chiesto più docenti di italiano per gli studenti di lingua straniera e ha ribadito: “Sulla scuola si investe, sulla scuola non si fa cassa”.

Per Uil Scuola servono inoltre classi meno numerose, organici stabili, mediatori linguistico-culturali, percorsi strutturali di italiano come seconda lingua e più risorse.
“I dati devono dirci dove investire”.

“Questi numeri non devono servire a costruire classifiche delle scuole o a mettere un’etichetta su determinati territori” conclude Guadagno. “Devono dirci dove è necessario investire di più. Dietro le percentuali ci sono scuole e personale che da anni garantiscono istruzione e integrazione in contesti complessi. Non devono essere lasciati soli”.

“Valuteremo nel dettaglio le nuove disposizioni quando sarà disponibile il testo definitivo del decreto. Ma il punto per noi è già chiaro: l’integrazione si costruisce insegnando la lingua, rafforzando le scuole e dando loro personale e strumenti. Una percentuale, da sola, non può farlo”.

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