Truffa, conto svuotato. A processo titolare della postepay: “E’ tutto un equivoco”
L'imputato ha sostenuto di aver perso la carta tempo prima in una discoteca e di non aver fatto denuncia. E' stato contattato dalle procure di tutta Italia
“Salve, sono Chiara, sono interessata al suo annuncio, ma ho i bambini a casa e non posso uscire. Può andare lei in banca a pagare al mio posto?“. E’ la richiesta che una cremonese di 69 anni si era sentita fare al telefono da una sconosciuta.
Due mesi prima di quella telefonata, la 69enne aveva messo in vendita sul sito “Subito.it” un annuncio riguardante un arredamento di mobili di sua proprietà al prezzo di 1.200 euro. Quando aveva ricevuto la telefonata della donna che era falsamente interessata all’acquisto, si era lasciata convincere, e alla fine si era trovata il conto svuotato. Si era subito accorta, ma ormai era tardi, che le operazioni effettuate erano finalizzate all’accredito su un’altra carta e non sulla sua.
Per questa vicenda, accaduta sei anni fa, è però finito a processo un uomo, Emanuele, 32 anni, che deve rispondere di truffa.
Oggi in aula ha testimoniato la vittima, che ha raccontato di aver ricevuto la telefonata e di essersi recata, su richiesta di Chiara, ad uno sportello postamat. La voce al telefono le aveva comunicato i codici per effettuare le operazioni, e la 69enne aveva seguito le indicazioni. “Ma una volta effettuato il trasferimento”, ha riferito, “mi è arrivata una notifica della banca sul cellulare che parlava di un prelievo di 1.008 euro“.
Capito di essere caduta in un raggiro, la vittima aveva cercato di mettersi in contatto con Chiara, non riuscendoci. A quel numero non ha mai più risposto nessuno. Dopo la querela, le forze dell’ordine erano risalite ad Emanuele, titolare della postepay. L’utenza telefonica, invece, era intestata ad uno straniero residente a Milano.
A processo, Emanuele è assistito dall’avvocato Davide Barbato, che ha parlato di un “grosso equivoco”. Il legale ha spiegato che tempo prima dei fatti il suo cliente aveva perso la carta in una discoteca, insieme a tutto il portafoglio. All’interno c’erano anche i codici, ma siccome nel portafoglio non c’erano soldi, Emanuele non aveva sporto denuncia.
“Il mio assistito”, ha spiegato il legale, “è stato chiamato a distanza ravvicinata dalle procure di tutta Italia per via delle truffe effettuate con la sua carta, ma lui non aveva capito la gravità della cosa fino a quando i carabinieri sono andati a prenderlo per l’episodio accaduto a Cremona e lo hanno accompagnato in caserma, contestandogli il fatto che la sua postepay era stata utilizzata per mettere a segno un raggiro.
A quel punto Emanuele ha sporto denuncia di smarrimento del portafoglio. Si torna in aula il prossimo 30 ottobre.