Badioni di Confcommercio Cremona: “Imprese e famiglie non possono sostenere nuova impennata dei costi”
Confcommercio Cremona lancia l'allerta sul caro energia: costi crescenti minacciano crescita e consumi, servono interventi urgenti per contrastare la crisi in corso
Una nuova impennata dei prezzi dell’energia rischia di frenare ulteriormente consumi e crescita, con conseguenze pesanti per famiglie e imprese. A lanciare l’allarme è Confcommercio Provincia di Cremona, sulla base dell’analisi realizzata dalla Confederazione nazionale in collaborazione con il CER e delle stime dell’Ufficio Studi Confcommercio.
Nello scenario energetico più sfavorevole, con il Brent stabilmente a 140 dollari nel 2027, l’inflazione salirebbe al 3,7%, mentre il PIL scenderebbe allo 0,6%. I consumi reali perderebbero mezzo punto: circa 250 euro per famiglia, pari complessivamente a 6,5 miliardi di euro.
A pesare è anche lo “spread energetico” che penalizza l’Italia rispetto ai principali Paesi europei. A settembre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità risulta superiore di 65,3 euro per MWh rispetto alla Germania, 67,2 euro rispetto alla Spagna e 69,4 euro rispetto alla Francia. Nello stesso periodo il prezzo del gas sul mercato europeo è aumentato del 161,2% rispetto a settembre 2025.
L’impatto del caro energia è già particolarmente evidente nei settori rappresentati da Confcommercio. Secondo l’analisi nazionale, nel secondo semestre del 2026 l’aggravio complessivo delle bollette elettriche per commercio, turismo e ristorazione supererà il miliardo di euro. A pagare il conto più elevato saranno i negozi, con 494 milioni di euro di maggiori costi, seguiti dai ristoranti con 207 milioni, dagli alberghi con 164 milioni, dai bar con 111 milioni e dalla grande distribuzione con 50 milioni.
Una situazione aggravata dalla struttura del sistema energetico italiano, ancora fortemente dipendente dal gas, che nel 2025 ha rappresentato il 43,7% della produzione nazionale di elettricità, contro il 18,2% della Spagna e il 17,6% della Germania.
“Sono numeri che non possono essere sottovalutati – sottolinea Andrea Badioni, presidente di Confcommercio Provincia di Cremona –. Un nuovo aumento dei costi energetici avrebbe un doppio effetto: metterebbe ulteriormente sotto pressione le imprese e ridurrebbe il potere d’acquisto delle famiglie, frenando i consumi. Per il nostro territorio significa mettere in difficoltà soprattutto quelle piccole attività che hanno minori possibilità di assorbire nuovi rincari e che rappresentano un presidio economico e sociale fondamentale per le nostre comunità”.
“Nell’immediato- suggerisce Badioni– occorre evitare che i rincari si trasferiscano interamente sulle bollette di imprese e famiglie, intervenendo sugli oneri di sistema e rafforzando gli incentivi fiscali per l’efficienza energetica. Parallelamente serve una strategia di lungo periodo che riduca la dipendenza del nostro Paese dal gas, accelerando sulle rinnovabili e sul nucleare sostenibile, potenziando reti e sistemi di accumulo e rivedendo il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità.
Per le imprese va inoltre favorita la diffusione di forme di acquisto aggregato dell’energia, che possano garantire prezzi più convenienti e stabili nel tempo. Non possiamo permettere che una nuova stagione di caro energia si traduca in meno consumi, meno investimenti e meno crescita. Garantire costi sostenibili alle imprese e tutelare il potere d’acquisto delle famiglie significa difendere anche la tenuta dell’economia dei nostri territori”.