“Cremona non è immune alle infiltrazioni mafiose. Guardia alta sui futuri investimenti”
Il Prefetto di Cremona, nel giorno dei saluti alla città, parla di criminalità organizzata: edilizia e movimento terra i settori che presentano maggiori rischi, ma anche i servizi finanziari sono sotto osservazione. Cinque le interdittive in due anni
Il territorio cremonese non è esente dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. Un allarme che le istituzioni e le forze dell’ordine stanno lanciando spesso, negli ultimi anni, e che si evidenzia bene nel lavoro fatto dal prefetto Antonio Giannelli, che dal suo insediamento ha emanato numerose interdittive, alle imprese in cui veniva percepito il collegamento con la criminalità organizzata.
“Da quando sono arrivato abbiamo adottato, in due anni, cinque interdittive. Il gruppo interforze ha lavorato e sta lavorando molto intensamente e chi mi succederà avrà la possibilità di esaminare un buon numero di casi da attenzionare. Ci sono, infatti, tante posizioni di interesse. Questo testimonia che nessun territorio è scevro da forme di radicamento o di infiltrazione della criminalità organizzata. D’altro canto, sarebbe un po’ ingenuo pensare che le grandi consorterie criminali, infiltrate ormai dapperturro, possano aver lasciato fuori Cremona dalle proprie mire. E’ quindi necessario ammettere a se stessi che bisogna stare attenti e tenere la guardia alta”.
Quando si parla di infiltrazioni della criminalità organizzata, di cosa si sta parlando esattamente?
“Alcuni dei provvedimenti che abbiamo già adottato fanno riferimento ad aziende che storicamente lavorano in questa provincia. Quindi non si tratta di ditte arrivate da qualche anno. Lo stesso vale per le situazioni che stiamo ancora attenzionando. Ed è una costante che abbiamo potuto osservare in maniera distinta nelle tre zone della provincia (Cremasco, Cremonese e Casalasco).
Quali sono i settori economici maggiormente interessati da questi tentativi di infiltrazione?
“In realtà non c’è una specificità. La fanno da padrone soprattutto l’edilizia e il movimento terra, tuttavia anche i servizi finanziari sono a rischio, tanto che recentemente sono stati oggetto di interdittive, anche in un caso di elevato interesse nazionale.
Ad esporre ancora di più la nostra provincia è il grande quantitativo di denaro in arrivo nei prossimi anni…
“Esatto. Cremona nei prossimi anni vedrà numerosi investimenti: penso alla costruzione del nuovo ospedale, alla ristrutturazione della stazione, ma anche a tutte le spese che si dovranno affrontare in seguito al mesociclone del 28 agosto. Questo ci porta a dover lavorare a ritmi serrati, perché fare prevenzione amministrativa antimafia è un modo per tenere alte le barriere rispetto ai rischi di infiltrazione”.
A proposito della prevenzione, l’interdittiva è uno strumento preventivo. Cosa fa scattare l’allarme?
“In generale questo avviene alla luce delle segnalazioni delle forze di polizia. Ci sono situazioni ben definite dalla legge, la quale prevede i casi in cui l’interdittiva va adottata. A volte ci sono dei reati già accertati dall’autorità giudiziaria a carico dei titolari di queste aziende. Nel caso di specie, l’interdittiva però è quella “pura”, che scatta nel momento in cui ancora non ci sono dei profili di criminalità accertati dell’autorità giudiziaria. Ci sono poi dei sintomi di infiltrazione che possono derivare da una serie di indici che peraltro il Consiglio di Stato ha già definito molto bene, e che possono essere sproporzioni patrimoniali e societarie, movimenti finanziari particolari, cambi di gestione, e via di seguito. Ovviamente tutto questo parte dalle segnalazioni delle forze di polizia, anche grazie alle notizie riservate che affluiscono al gruppo di lavoro istituito qui in prefettura, che in questi due anni ha fatto davvero un lavoro eccellente, così come i nostri uffici”.
In che modo si può evitare che fondi come quelli legati al Pnrr o altro denaro pubblico finiscano nelle mani sbagliate?
“Una delle cose su cui ci siamo concentrati è il porre un’attenzione ai lavori privati. Normalmente la nostra attività riguarda l’impiego di denaro pubblico, ma è chiaro che oggi le mafie molto spesso si infiltrano negli appalti utilizzando i privati. È possibile quindi immaginare dei protocolli di intesa aggiuntivi che estendano questo tipo di controlli anche a quel settore. Esistono poi le cosiddette Sos, Segnalazioni di operazioni sospette. Noi lavoriamo già con la Guardia di Finanza per sensibilizzare il sistema degli enti locali, in quanto ad oggi le segnalazioni sono veramente esigue, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi del Pnrr. Credo che questo sia uno degli strumenti più rilevanti, a bocce ferme, in attesa di fare il resto”.
A proposito di protocolli: nel marzo 2025 è stato sottoscritto un protocollo tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia e le Prefetture di Brescia, Bergamo, Mantova e Cremona per rafforzare lo scambio di informazioni. Come sta andando?
“La collaborazione con la Procura distrettuale di Brescia è eccellente, così come i rapporti con quella locale. Anzi, colgo l’occasione per ringraziare il procuratore Bonfigli e tutta la magistratura bresciana, che sta sempre vicina alla realtà di Cremona. Proprio in questi giorni abbiamo inviato al ministro la versione rivisitata del protocollo “Scuola e legalità”, nell’ambito del quale abbiamo ottenuto una grande collaborazione della magistratura ordinaria e minorile. Abbiamo voluto così dare uno strumento al dirigente scolastico per capire come muoversi in una realtà che oggi risulta essere complessa. Uno strumento che abbiamo modificato proprio per dare concretezza alle indicazioni del ministro Piantedosi e del ministro Valditara per la sicurezza all’interno degli istituti scolastici. Anche sul tema delle mafie la collaborazione è completa, e trovo siano fondamentali momenti di confronto e scambio di informazioni, come quello avuto nel corso riunione fatta lo scorso giugno, che ci sta aiutando molto a svolgere le nostre attività. In questo solco si colloca la prevenzione amministrativa antimafia. La sfida è quella di tutelare l’ordine pubblico economico. Siamo funzionali a eliminare dal mercato delle situazioni che minano libera concorrenza e imprenditorialità. Laddove si riesce a intervenire prima che i reati vengano accertati si riesce a tenere, nei limiti del possibile, quel territorio al riparo da forme che poi sono particolarmente pericolose”.
Secondo lei qual è oggi la vulnerabilità maggiore del nostro territorio rispetto al rischio di infiltrazione?
“Abbiamo cercato di lavorare, tutta la prefettura, con l’attenzione all’intera provincia e non focalizzata sulla città di Cremona. Ci sono delle zone della provincia dove secondo me l’attenzione va ulteriormente elevata e anche potenziata, per esempio tutta l’area del Casalasco. Vista anche la distanza dal capoluogo e soprattutto la presenza di una zona che si interseca tra la provincia di Cremona e quelle vicine, credo che sia un’area che richiede maggiore attenzione. Da questo punto di vista noi abbiamo provato a lavorare in tal senso. Abbiamo infatti impostato un lavoro per aree omogenee, siamo andati a Casalmaggiore a svolgere il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, abbiamo lavorato stabilmente con i Comuni di Crema, Cremona, Soresina, Casalmaggiore e Piadena. Anche quest’ultima è una realtà molto importante, luogo di passaggio: non a caso vi sorge una stazione ferroviaria molto strutturata. Credo che l’attenzione a queste realtà sia fondamentale per avere una visione complessiva delle dinamiche della provincia. Esaminare i flussi della delittuosità, cosa che noi abbiamo fatto con cadenza trimestrale, consente di organizzare dei servizi che siano rivolti a questa realtà”.
Quali sono i segnali che l’amministratore pubblico, piuttosto che l’imprenditore, dovrebbe avere presente per evitare di finire in preda delle mire della criminalità organizzata?
“Se parliamo di un amministratore pubblico, è sufficiente seguire l’azione amministrativa, ossia la verifica degli strumenti amministrativi, il rapporto continuo con il segretario comunale, la verifica delle procedure. A questo proposito, avevamo in preparazione un momento di confronto con tutti i sindaci del territorio, proprio per richiamare l’attenzione su queste procedure. Credo che la cura della legittimità dell’azione amministrativa sia il metodo migliore per poter prevenire forme di condizionamento”.
E il piccolo imprenditore, che magari non ha tutte queste conoscenze o la capacità di discernere, come può tutelarsi?
“Il piccolo imprenditore non avrà una conoscenza specifica, però sa bene, ad esempio, che il denaro offerto a un tasso di interesse più basso del normale è sospetto, perché nessuno fa regali. Allo stesso modo, deve diffidare di chi lo avvicina per degli apparentamenti che possono essere anche utili, ma che porterebbero a problemi. Deve avere il coraggio di rifiutare, perché queste situazioni, che all’inizio possono sembrare interessanti dal punto di vista economico, sul lungo termine sono sempre perdenti. Ed è necessario denunciare qualsiasi fatto atipico”.
Da quello che avete potuto osservare in questi anni di lavoro, sul nostro territorio osserviamo maggiormente un problema di piccoli gruppi che cercano di inserirsi nell’economia legale, o ci sono presenze più strutturate?
“Quello che posso dire è che noi abbiamo interdetto] delle ditte che facevano capo a diverse consorterie criminali. Inoltre ricordiamo che l’attenzione deve essere alta su tutta la provincia, perché i problemi non li osserviamo solo nel capoluogo o nei comuni più grandi”.