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3 gennaio 1117, quando le acque del Po si sollevarono a forma di volta e il Duomo venne distrutto

duomo

3 gennaio 1117, la Pianura Padana viene scossa da un terrificante terremoto; alle ore 22 (ma secondo alcune cronache vengono indicate le 21 oppure le ore appena precedenti il tramonto), tutta la pianura tremò e le scosse di assestamento si prolungarono per ben quaranta giorni. Le notizie storiche di tutte le città riportano la cronaca di questa immane tragedia che distrusse o danneggiò gravemente le chiese ed i monumenti principali.

Si hanno notizie di gravi danni dalla odierna Slovenia fino al Piemonte e da Reims in Francia, attraversando la Germania e l’Austria, fino a Montecassino. L’epicentro viene indicato dai maggiori studiosi di sismologia nelle vicinanze di Verona con una violenza pari al IX°/X° grado della Scala Mercalli. Si intorpidirono le fontane, molti alberi vennero sradicati e la terra si aprì in molti luoghi; le acque del Po furono viste sollevarsi in alto a forma di volta e quindi ripiombare in basso. Furono distrutti anche gli argini dell’Adige e del Po, per cui dopo il terremoto si verificarono tremende alluvioni; nella laguna di Venezia si verificò una eruzione di acqua sulfurea. Si calcola che almeno 30.000 furono le vittime di questo terremoto; si pensi che la città di Malamocco nella Laguna Veneta venne completamente distrutta e mai più ricostruita. Ma fu un solo terremoto oppure più terremoti avvenuti tutti nello stesso giorno ma con orari ed epicentri diversi? Sappiamo dalle cronache che a Cremona il terremoto avvenne tra le 16 e le 17 del 3 gennaio, a Verona tra le 21 e le 22 mentre a Pisa lo stesso terremoto è segnalato il 4 gennaio 1117. Studiando i rifacimenti dei monumenti (il Duomo di Verona, quello di Cremona ecc. ) si è potuto stabilire che il moto sismico ebbe un andamento ondulatorio con direzione Nord-Sud per cui vennero gravemente lesionate le murature in direzione Est-Ovest. Partendo dal Friuli si hanno notizie di forti danni alla cinta muraria di Gemona, che risulta parzialmente rifatta in corrispondenza dei danni subiti per questo cataclisma. Le cronache narrano pure di gravi danni subiti dalle chiese di Aquileia in quegli anni il patriarcato era retto dal tedesco Voldarico I°. A Padova, oltre alle altre distruzioni, venne rasa al suolo la prima Cattedrale che sorgeva probabilmente nell’area dell’attuale sagrato, e che venne costruita dopo l’Editto di Costantino (313); crollò pure la Basilica di Santa Giustina e l’Oratorio si S.Maria e Prosdocimo, fatto costruire da Opilone, prefetto del pretorio di Teodorico e frammenti di mosaici che la ornavano, sono conservati nel convento di Santa Giustina. In provincia si hanno notizie di distruzione del villaggio di Cervarese. A Vicenza il campanile della chiesa di S.Felice e Fortunato venne distrutto per metà e ricostruito nel 1160 fino alla cella campanaria. A Verona, già colpita da una alluvione dell’Adige nell’inverno del 1116, si registrarono i danni più gravi. Cadde la cinta esterna dell’Arena (ne rimase solo l’Ala formata attualmente da quattro archi), vennero distrutti i monasteri di San Nazzaro, Santo Stefano; la chiesa di Santa Maria Antica venne completamente distrutta e ricostruita. Il Duomo venne gravemente danneggiato e venne rifatto in stile romanico allungandolo ed allargandolo. In provincia di Verona venne distrutta la chiesa di Santa Maria Assunta a Montorio, a Bardolino la chiesa di San Severo, a Gazzo Veronese la chiesa di Santa Maria Maggiore. In Emilia si segnala la distruzione dell’Abbazia di Nonantola ADEDICATA A San Silvestro, come è riportato nell’incisione sull’architrave del Portale Maggiore della chiesa: SILVESTRI CELSI CECIDERUNT CULMINA TEMPLI/MILLE REDEMPTORIS LAPSI VERTIGINE SOLIS/ANNIS CENTENIS SEPTEM NEC NON QUOQUE DENIS/QUOD REFICIT MAGNOS CEPIT POST QUATOR ANNOS. ( Dell’eccelso Silvestro caddero le sommità del Tempio trascorsi, nel volgere del sole, gli anni del Redentore Millecentodiciassette e si cominciò a ricostruirlo dopo quattro anni)

Il Duomo di Modena appena terminato, subì danni ma vennero prontamente riparati. Lo stesso Duomo di Parma, riedificato dopo la distruzione a causa di un incendio, venne danneggiato e quindi restaurato e modificato dopo il terremoto del 1117. In provincia di Parma, a Lesinano de Bagni, venne distrutta la chiesa del monastero vallombrosano di Badia Cavana e ricostruito in forme romaniche dopo il terremoto del 1117. In provincia di Piacenza venne completamente distrutto la Collegiata di Castell’Arquato venne quindi ricostruita e consacrata nel 1122. A Piacenza venne completamente distrutta la Chiesa dedicata a Santa Giustina e al suo posto venne costruito l’attuale Duomo dedicato all’Assunta.

In Lombardia, a Milano viene riportata la notizia della distruzione di varie chiese e monumenti, compresa la ricostruzione ipotetica della chiesa di San Lorenzo, così pure la chiesa di Casorezzo, dove gli affreschi anteriori al 1100 si interrompono prima di una profonda fessura attribuita al sisma del 1117. A Brescia non si hanno notizie dirette di distruzioni, ma la Storia della Vita di San Costanzo, santo contemplativo che si era ritirato sulle montagne di Conche, ritornò a valle per lenire le sofferenze della popolazione colpita dal terremoto. A Cremona le prome notizie del terremoto vengono riportate dal Vescovo Sicardo che racconta che dopo la distruzione del Duomo del 3 gennaio 1117, le reliquie di Sant’Imerio, protettore della Città, rimasero sotto le macerie fino al 1129 quando il Vescovo Oberto le ritrovò e, poste in una urna le reliquie del Santo, riprese la costruzione della Cattedrale. Perché la ricostruzione della Cattedrale riprese così tardi? Forse perché le scosse di assestamento prima ed i successivi terremoti che si registrarono nel 1117 (12 gennaio, 4 giugno, 1 luglio, 1 ottobre e 30 dicembre) imposero un ripensamento con varianti da apportare al progetto originale. Alcuni dei poderosi pilastri della navata centrale in effetti racchiudono al loro interno le colonne polilobate della precedente Cattedrale che si alternavano per dimensioni con i pilastri veri e propri. A Como le cronache riportano la notizia del terremoto e la distruzione del centro di Orsenigo; al suo posto ora sorge la chiesa romanica di Sant’Alessandro. A Pavia venne distrutta la Basilica di San Michele Arcangelo e di San Pietro in Ciel d’Oro. Nelle vicinanze del capoluogo, nella località Pomello, venne distrutta la Basilica paleocristiana da Santa Maria Maggiore. A Vercelli sicuramente venne danneggiato il Palazzo Vescovile e, in provincia, in località Caresana di Valsesia il terremoto distrusse chiese e palazzi, tanto che venti anni dopo, si parla di “borgo nuovo”. A Biella in localià Salussola vengono distrutti chiese, abitazioni e le mura del borgo che vennero ricostruite nel 1374. Sulla sponda orientale del Lago Maggiore, sorgeva la Curtis de Stazona, identificabile forse con Angera, venne completamente distrutta. Altre notizie si possono rilevare in Germania e precisamente a Bamberga, dove il terremoto del 1117, oltre ad aver danneggiato la famosa Abbazia, fece crollare il Chiostro di San Michele, mentre ad Augusta (Augsburg) venne distrutto il villaggio di Heirenbuch. (l.s.)

 

 

 

 

 

 

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