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A Cremona la ‘ndrangheta aspetta i grandi appalti

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“La ‘ndrangheta aspetta i grandi appalti, dal terzo ponte all’autostrada Cremona-Mantova. Quando sente odore di affari, si muove, si organizza, si struttura. Costruzioni, movimento terra, discariche, soccorso ed ingresso in aziende in difficoltà. Fate il quadro di quanto sta succedendo e avete la esatta sensazioni di che appetiti si stanno scatenando sulla realtà cremonese”. A parlare così è un inquirente di alto livello della nostra provincia, uno che è in prima linea da anni e che conosce bene il nostro territorio.

“Basta qualche visura alla Camera di Commercio per capire cosa sta succedendo”. Chiarissimo. Ma il nostro territorio ha gli anticorpi per contrastare le infiltrazioni mafiose? La magistratura è sotto organico, le forze dell’ordine sono poche e presidiano un vasto territorio, cuscinetto tra province già infiltrate dalle cosche calabresi: Brescia (la città, la zona del Lago di Garda), Mantova (“La ‘ndrangheta nella terra dei Gonzaga” è un bel libro che racconta anni di presenza di ‘ndrine nella provincia), Milano (ormai le cosche hanno colonizzato il territorio) ma anche Piacenza (nella bassa agiscono pezzi importati di gruppi calabresi), Bergamo. I politici locali sembrano voler scongiurare il fenomeno semplicemente non parlandone, ignorandolo.

“’Ndrangheta e Padana, due termini che chiamano l’ossimoro nella retorica classica, cioè quella combinazione di termini che creano il contrasto tra le parole e che fino a qualche anno fa avrebbero fatto gridare allo scandalo nell’accostarle, oggi sono realtà legate” ha detto lo scorso febbraio il Gip di Cremona Guido Salvini, un magistrato che pesa le parole che pronuncia e che conosce bene il peso della grande malavita organizzata nella nostra regione, alla presentazione del libro di Enzo Ciconte “’Ndrangheta Padana”. Ormai i segnali sono evidenti. L’appalto della Paullese con i lavori affidati alla Perego controllata dal clan Strangio, le intercettazioni telefoniche dell’inchiesta “il Crimine” della Procura di Milano (con l’arresto del direttore dell’Asl di Pavia Chiriaco, braccio operativo delle cosche calabresi) nelle quali si parla di legami con la zona casalasca, i sequestri nell’alto cremasco e tanto altro. Come risponderà il territorio?

 

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