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Ciclo idrico, gestione diretta a livello provinciale

Lettera scritta da Angelo Zanibelli

Caro  Direttore ,
ti invio qualche considerazione su quanto sta succedendo sulla gestione dell’acqua.

L’indirizzo dato dalla Provincia è quello di una società mista, in cui partecipano per una parte i sindaci o le loro società di servizio ed una parte viene messa in gara sul privato. Risoluzione questa che è ai limiti dell’esito refendario, ma che al di là delle strumentalizzazioni politiche che si possono fare, soffre di due pesanti handicap: l’adesione al progetto da parte dei sindaci è  ai limiti della illegittimità,  perchè nessuno degli organi eletti dai cittadini utenti ha dato mandato al sindaco ad esprimersi in quanto mai il tema è stato portato in un consiglio comunale. Chiederò pertanto al Consiglio Comunale di votare un indirizzo vincolante per il Sindaco ad esprimersi sulla proposta di società mista (io sono contrario).

Il secondo handicap è legato alla pluralità delle società pubbliche che oggi gestiscono il servizio idrico. La materia, al di là delle posizioni ideologiche, è complessa, ma vorrei cercare di affrontarla con il buon senso: il primo passo da fare, ancor prima se discutere di gestione in house, mista o  affidata al privato, dovrebbe essere quello di razionalizzare le società che gestiscono l’acqua e affrontare una politica di territorio almeno su base provinciale.

E’ possibile che nella provincia di Cremona vi siano 7 società patrimoniali e di conseguenza 7 società gestionali per i servizi idrici? Che Pandino, piuttosto che Soresina debbano avere una loro società, con i relativi costi di CDA (che sono i minori), di direttore generale, direttore amministrativo, direttore del personale ecc.? La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di fondere in un’unica società provinciale o in una realtà consortile le 7 società esistenti, e già questo significherebbe avere non sette ma uno per ogni funzione ed organo gestionale e di indirizzo. Forse con una società unica, con un territorio di competenza vasto, in cui concorrono in maniera proporzionale agli abitanti tutti i comuni serviti, con una massa critica di capitale e di garanzia che consente di accedere ai finanziamenti per gli investimenti, con una squadra dirigenziale che; avendone una anzichè sette, può essere fatta di validi professionisti, pensare alla gestione diretta del servizio idrico diventa la scelta più naturale, logica ed economica, che ci farebbe risparmiare anche qualche centinaio di migliaia di euro erogati allo studio Sciumé per la consulenza su modello organizzativo e capitolato di gara.

Certo una soluzione di questo tipo toglie ai comuni l’orticello in cui pascolare autonomamente, la loro piccola area di gestione locale di potere, la possibilità di ricavare introiti dalla gestione per sostenere le spese correnti. Ma fino a quando pensiamo legittimo che il comune faccia ricavi sulle tariffe dei servizi? Non vorrei apparire semplicistico, ma penso che solo se si affrontano i problemi come li affronteremmo nella nostra famiglia, solo se si valuta la bontà degli investimenti chiedendosi se noi in quell’investimento ci metteremmo i nostri soldi, solo così si fa buona politica e gestione del bene comune.

L’UDC sul tema della trasparenza, della semplificazione e della corretta gestione delle società pubbliche vuole contribuire ad incidere, a partire dalle piccole scelte di base e a partire dal nostro territorio, perchè la lotta ai costi della politica, ma soprattutto la lotta ad un sistema di ripartizione del potere, che come stiamo vedendo, si eredita facilmente anche nel passaggio da un’amministrazione all’altra, deve partire dal piccolo per arrivare a Roma.

Angelo Zanibelli

 

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