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Case nel parco Morbasco, Regione: 'Carenze nel Pgt, non illegittimità' Luci: 'Procedura non esemplare'

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Come ha potuto l’area del PII Morbasco Sud, passare da ‘area a rischio idrogeologico molto elevato’, che qundi consente un’edificabilità con molte limitazioni (classe 4) ad area con ‘basse limitazioni’ (classe 2)? E’ la domanda senza risposta che pone il gruppo Luci, laboratorio urbano di civica iniziativa, dopo aver ricevuto la risposta della Regione (direzione generale Territorio e Urbanistica) all’esposto inviato lo scorso 13 gennaio sull’intervento edilizio, avviato nel 2010, che ha portato all’edificazione di una palazzina ormai terminata in via I maggio e di una seconda in fase di realizzazione. La lunga risposta, firmata dal dirigente Maria Maggi e datata 7 marzo, ripercorre l’iter approvativo del Piano, rivelando alcune carenze del percorso autorizzativo  dal Comune, senza però che queste configurino aspetti di nullità. Scrive infatti la dirigente: ‘L’esercizio dei suddetti poteri di annullamento regionale (…) presupporebbe che il Comune avesse proceduto al rilascio di titoli edilizi difformi dallo strumento urbanistico mentre i permessi di costruire rilasciati a seguito dell’approvazione del PII denominato Morbasco Sud risultano conformi alle previsioni del Pgt…’. ‘Come sopra evidenziato, tuttavia, è proprio il medesimo Pgt ad essere carente del parere regionale obbligatorio (…)’.Insomma, unica alternativa per i cittadini che hanno evidenziato le incongruità di quel Piano, è quella di ricorrere alla giustizia amministrativa.

Ma ecco come commentano la vicenda gli stesi attivisti di Luci:

‘Qualcuno ricorderà sicuramente tutte le osservazioni e le proteste nate dopo l’approvazione del PII Morbasco Sud: una abnorme cementificazione edilizia che andava oltre la ragionevole espansione in lotti già interclusi tra palazzi esistenti, violando il perimetro del PLIS del Po e del Morbasco e il vincolo idro-geologico, modificando pure il piano geologico per giustificarne la scelta, senza dimenticare il danno ambientale e paesaggistico. Tutte le osservazioni furono respinte dall’Amministrazione comunale, a volte anche con toni rabbiosi, e la costruzione dei palazzi ebbe inizio. Abbiamo chiesto in Regione un parere, documentando i nostri dubbi e la risposta ci ha colpiti:

(…) “Non risulta agli atti della scrivente Direzione Generale che sia mai pervenuta, da parte del Comune di Cremona, la prescritta richiesta di parere regionale sulla compatibilità idraulica delle previsioni dello strumento urbanistico e sulla valutazione del rischio idrogeologico sopra menzionato.”

(…) “Come sopra evidenziato, tuttavia, è proprio il medesimo PGT ad esser carente del parere regionale obbligatorio prescritto dalla DGR n. 8/1566 del 22/12/2005, vigente all’epoca di approvazione del PGT, paragrafo 5.3.2 Aree a rischio idrogeologico molto elevato. Si rammenta, inoltre, che identica prescrizione è stata riproposta dal paragrafo 5.3 della DGR 9/2616 del 30 novembre 2011, attualmente vigente, riguardante l’aggiornamento dei criteri per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del PGT.”

Insomma, una procedura non proprio esemplare. Il problema però rimane, ed ecco la soluzione prospettata dalla Regione per limitare i possibili danni ai quali potrebbe essersi esposto il Comune:

(…) “In via collaborativa, dunque, s’invita l’Amministrazione Comunale in indirizzo a voler riconsiderare gli aspetti di criticità nell’iter di approvazione del PGT sopra evidenziati e a voler eventualmente assumere i necessari provvedimenti, in via di autotutela, al fine di ricondurre la fattispecie nella cornice normativa delineata.”

‘Il danno, però – concludono gli attivisti di Luci – ormai è fatto e lo pagano l’ambiente e i cittadini, rimasti inascoltati e respinti dall’Amministrazione comunale che, invece, ha ancora la possibilità di AUTOTUTELARSI per gli errori commessi. La domanda a questo punto è ovvia: ma allora, chi tutela l’ambiente e i cittadini?’

La risposta della Regione

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