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L'Europa rappresenta ancora il nostro futuro?

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Vista l’aria che tira (il 60% dei ragazzi italiani ritiene l’Ue un fallimento) la domanda può sembrare retorica. Ma è inevitabile. Anche l’Istituto Toniolo di Milano (lo presiede il cardinale Angelo Scola) se la è posta in questi giorni. Anzi ne ha fatto il titolo del suo incontro in Arcivescovado (lunedi) certificando quel che si sapeva da tempo. E cioè che i giovani non hanno fiducia nelle istituzioni, non amano l’euro, non sono in feeling con la gran parte dei Paesi con cui condividiamo il cammino.

Con questi chiari di luna ci si sarebbe dunque  aspettati – a pochi giorni dalle urne per rinnovare il Parlamento europeo –  un teatrino della Politica più “concentrato” sui temi continentali. Una Politica impegnata a spiegare i misteri e le lacune di Bruxelles e Strasburgo, ad illuminarci sul “sogno europeo”, a fugare i dubbi che alimentano gli euroscettici, a rispondere ai vari quesiti da tempo sul tappeto. Ne cito uno: è possibile avere una moneta unica senza avere uno Stato unico? Ne cito un altro: ma davvero la cancelliera tedesca Angela Merkel è la responsabile di tutte le magagne europee?

Ed invece no. Niente di tutto questo. Il “teatrino” prosegue imperterrito con il vecchio copione. Non si discute di Europa ma dei fatti nostri, interni. Le solite cose, le solite risse. I soliti,soporiferi, talk show. Con qualche variante gossipara: è più “gnocca” la Carfagna o la Boschi? La Pascale è incinta oppure no? Dudù è un cane o un onorevole in pectore?

Da sabato 3 maggio c’è una new entry: è “Genny  a’carogna”. E’ il capo degli ultras della Curva A del Napoli.Il capopopolo che sabato sera all’Olimpico prima della finale di Coppa Italia  ha posto le sue condizioni allo Stato e poi, serafico, ha dato “l’ok” all’inizio della partita. Ora Genny è diventato un simbolo che fa impazzire la Rete, in un fotomontaggio è Genny a’carogna che organizza  financo lo sbarco in Normandia del 1944. Fatta la frittata, questo “lord delle curve” il giorno dopo ha diramato pure un comunicato stampa. In ciclostile. Per spiegare che ha “interloquito con i tutori dell’ordine con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni”. La sua immagine all’Olimpico – braccia protese verso l’alto, faccia truce, maglietta nera inneggiante alla liberazione dell’omicida del poliziotto Filippo Raciti – ha fatto il giro del mondo. Ci siamo fatti riconoscere un’altra volta.

I giornaloni si sono tuffati su Genny (al secolo Gennaro De Tommaso), hanno spedito inviati a Forcella dove è cresciuto alla Accademia della Camorra e di papà Ciro, hanno ricostruito la sua carriera (primo Daspo nel 2001), gli scontri con gli hooligans a Londra, la storia del tatuaggio sul braccio e dei suoi Mastiffs. Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini (debuttante da leader a Pontida) sono quasi finiti in ombra. Di Europa non si parla o si parla poco. Solo Alfano ha alzato la voce contestando l’Europa sul diritto d’asilo dimenticandosi – povera stella –   che è stato proprio lui a siglare gli accordi-capestro nel 2013; accordi che lasciano l’Italia sola. Per inciso: per l’operazione “Mare nostrum” spendiamo 9 milioni di euro al mese.

All’estero la campagna elettorale sta sul tema. Nigel Farage, il leader del Partito per l’indipendenza del Regno Unito, ha spiegato come e perché metterà ko “i bulletti di Bruxelles”. Marine Le Pen (è da 10 anni che siede all’Europarlamento) dopo lo “schiaffo ad Hollande”, è pronta al bis il 25 maggio. In molte altre regioni europee – dal Veneto alle Fiandre, dalla Scozia alla Catalogna –  aumentano i messaggi  di rigetto della Politica corrotta e inconcludente. Grillomao ha avvisato: “Dopo le elezioni europee noi faremo un referendum sull’euro”. Non farà accordi con nessuno perché “devono andarsene a casa tutti”. Ma a casa rischiano di restare molti elettori. Tira un’aria di assenteismo da primato. E non è un bel segnale.

Enrico Pirondini

 

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