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Porta a porta: così si complica la vita alla gente

Lettera scritta da Giorgio Everet

Egregio direttore,

ieri mattina alle ore 7, come mio solito, ero a bere il caffè in un bar di Corso Vittorio Emanuele. Mentre bevevo il mio caffè è entrato l’operatore della raccolta cartone e ha comunicato alla proprietaria del bar che per questa volta i cartoni li avrebbe ritirati, ma la prossima volta no.

Il motivo: perché non erano all’interno del contenitore per il cartone distribuito dal gestore. A sua difesa la proprietaria del bar ha dichiarato che nel contenitore non ci stavano. La risposta dell’operatore: “Deve tagliarli a pezzetti cosi ci stanno, se non gliene basta uno chiami per farsi dare un altro contenitore”.
Mi chiedo: ma il “porta a porta” serve per il miglioramento del servizi, oppure lo peggiora?

Io capisco che una famiglia possa mettere il cartone tagliato nell’apposito contenitore perché ne ha uno alla settimana, ma i pochi esercizi che ancora hanno lavoro, ne producono molti e non possono perdere tutto il tempo a tagliuzzare il cartone.
Ma l’assessore di competenza si rende conto dei problemi che crea agli esercizi che già sopportano una crisi che non finisce più? Se non sbaglio, il cartone è un prodotto di recupero puro, quindi una fonte di guadagno per il gestore.

Giorgio Everet

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