Un commento

'Sblocca Italia' fermo a Roma:
l'inceneritore resta in stallo

La nuova legge sui reati ambientali illustrata nel corso del convegno del Pd con il deputato Chiara Braga che assicura: sull'art. 35 dello Sblocca Italia tutto è fermo. Tamoil: a gennaio il processo d'appello.
A sinistra, i relatori al convegno del Pd. A destra i serbatoi Tamoil

Si è parlato di ambiente venerdì sera in sala Zanoni, nell’incontro organizzato dal Pd con l’on. Chiara Braga, responsabile ambiente in segreteria nazionale e in particolare della recente legge che introduce nell’ordinamento italiano nuovi reati ambientali. Al tavolo dei relatori anche il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani; Vittore Soldo, membro segreteria Pd regionale; Matteo Piloni assessore all’Ambiente di Crema ed  Alessia Manfredini assessore Ambiente di Cremona.

La legge regola e disciplina alcune fattispecie di reati quali disastro ambientale; inquinamento ambientale; impedimento al controllo ambientale; traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività. In precedenza si trattava quasi esclusivamente di reati puniti con contravvenzioni. Ogni anno in Italia si consumano circa trentamila crimini ambientali, per un giro d’affari stimato in circa 15 miliardi di euro. Di questi, la gran parte insiste nelle regioni del nostro Paese a più alta densità di criminalità organizzata, a testimonianza del fatto che su questo settore specifico il giro d’affari economico è significativo. Ma Cremona è un esempio di come gli ecoreati non siano esclusiva di una sola area geografica, come del resto vaste zone della Lombardia sono testimoni. Inevitabilmente si è andati a parare sul caso Tamoil, il più grave problema ambientale emerso nel capoluogo. Spettatori interessati in sala erano gli avvocati Giampietro Gennari e Alessio Romanelli, che hanno rappresentato le parti civili nel processo da poco conclusosi con quattro condanne a carico di alcuni dirigenti Tamoil. Processo che, ha detto Gennari prendendo la parola, vedrà l’inizio dell’appello tra pochi mesi, a gennaio 2016.

Tra il pubblico anche Sergio Ravelli e Gino Ruggeri, quest’ultimo parte civile nel processo per conto del Comune di Cremona, beneficiario poi del milione di euro di provvisionale disposta dai giudici dopo la sentenza di condanna. Sul tema è intervenuta Manfredini, ricordando come successivamente anche il Comune si sia costituito parte civile nell’appello e sottolineando la “necessità di ristabilire un nuovo accordo con le aziende operanti sul territorio che hanno un impatto su di esso. Più qualità e rispetto delle regole, ma al tempo stesso occorre un nuovo ruolo degli enti di controllo, in particolare delle agenzie dell’ambiente”.
Piloni ha ricordato l’impegno profuso da Braga e del Pd nazionale su temi ambientali: oltre alla legge sugli ecoreati, il dl sul consumo di suolo e il collegato ambientale. Un significativo cambio di passo grazie anche ad una giovane età dei deputati e di una nuova sensibilità per i temi e la sostenibilità ambientale.
Intervenuto dal pubblico Marco Pezzoni, che si è concentrato sullo Sblocca Italia (e quindi sull’inserimento dell’inceneritore di Cremona nella rete nazionale) e sull’importanza economica del riutilizzo dei materiali di scarto. Braga ha affermato che dopo la pubblicazione della bozza del decreto, con l’ormai famoso art. 35, tutto si è fermato: quindi nessun nuovo passo avanti verso l’implementazione dell’impianto di San Rocco. E sembra in stallo anche la ventilata ipotesi di costruzione di altri 12 inceneritori in Italia, di cui nessuno nessuno in Lombardia, che aveva del resto suscitato le ire dei governatori.

La legge sugli ecoreati prevede una speciale aggravante, legata ai reati che vengono commessi dalla criminalità organizzata, che ha l’obiettivo di colpire in maniera puntuale proprio le cosiddette ecomafie. Un altro caposaldo di questa legge, in linea con l’idea di un diritto penale di natura premiale, è rappresentato dal ravvedimento operoso e dal procedimento oblativo per le contravvenzioni meno gravi. Si prevedono quindi congrui sconti di pena per coloro che cooperano per evitare che le conseguenze della condotta vengano portate a effetti ulteriori, o che, in particolare, agiscono per cercare di bonificare e mettere in sicurezza le aree e gli ambienti che sono stati inquinati; e agevolare in questo modo, l’effettiva protezione del bene giuridico, nella logica di una giustizia riparativa.

g.b.

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    Cancellare 7.500 tonnellate equivalenti di petrolio di risparmio energetico è davvero un reato ambientale.