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'Giocare da uomo', l'abbraccio di Cremona a Javier Zanetti

di Giovanni Gardani

La stella di Javier Zanetti, capitano dell’Inter del triplete e una delle ultime bandiere del calcio italiano, ha brillato per molti, moltissimi, anche se non per tutti martedì sera: Palazzo Cittanova, stipato all’inverosimile, non è bastato ad accogliere tutto il calore, il tifo o anche semplicemente la curiosità (pure di qualche non interista) dei cremonesi accorsi in centro per regalarsi una serata a contatto con l’ospite speciale.

Trecentocinquanta i posti a sedere, ma all’interno erano almeno 400 le presenze, mentre altre 400 persone, ad occhio, sono rimaste fuori ad attendere, deluse, dopo una coda che ha iniziato a formarsi addirittura alle 17. L’incontro doveva iniziare alle 19.30, ed è stato anticipato di un quarto d’ora, quando l’ex calciatore e oggi vicepresidente dell’Inter, nella serata organizzata dal settimanale “Mondo Padano”, si è presentato davanti al moderatore Paolo Loda (coadiuvato da Filippo Gilardi) per raccontare il suo libro, scritto col giornalista Gianni Riotta nel 2013, “Giocare da uomo”.

Sul palco anche Gigi Simoni, presidente della Cremonese e terzo allenatore di Zanetti in Italia, col quale ha vinto una Coppa Uefa nel 1998 e sfiorato il trionfo in campionato nella stessa stagione 1997-1998 e che il calciatore italo-argentino ha definito “Il Maestro”. In sala invece era presente una folta delegazione della Cremonese di oggi, con il ds Stefano Giammarioli e mister Fulvio Pea, oltre a calciatori della prima squadra e parecchie squadre del settore giovanile, mentre in un secondo momento sono giunti pure il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti e l’assessore allo Sport Mauro Platè. Tra i presenti pure Aristide Guarneri, cremonese doc e calciatore della Grande Inter di Helenio Herrera che vinse tutto a metà anni ’60, emulata poi dall’Inter di Zanetti nel 2010, l’anno del triplete.

Zanetti, conversando con Loda, ha ripercorso in particolare le tappe iniziali della sua carriera: la nascita da predestinato nella notte di San Lorenzo, la “notte delle stelle”, il legame col padre col quale condivise per pochi giorni il lavoro di muratore prima di riprovarci col calcio, dopo una prima bocciatura all’Independiente, squadra della quale era tifoso. E ancora i pochi gol segnati (12 in oltre 600 partite) ma tutti significativi: quello della finale di Parigi al Parco dei Principi nel primo alloro importante conquistato nella sua carriera, la Coppa Uefa sopra citata, quello alla Salernitana in campionato che pure nel 1998-1999 non salvò dall’esonero Gigi Simoni. Senza scordare – non citati ma ben presenti nella memoria dei tifosi – i due gol segnati, tra andata e ritorno, alla Cremonese nel campionato 1995-1996, quello dell’esordio di Zanetti in serie A. Ricordi che hanno fatto rima con grandi trionfi e qualche delusione, come il 5 maggio 2002, dove più dello Scudetto perso all’ultima giornata pesò a Zanetti il fatto di non essere riuscito a salvare uno dei suoi compagni di squadra di quella disavventura dalla successiva depressione, che portò il calciatore in questione (non citato per sensibilità) ad abbandonare il calcio.

Durante la serata un video della Fondazione Pupi, creata proprio dal calciatore argentino e dalla moglie, ha fatto da sfondo spiegando le finalità benefiche dell’associazione rivolta ai bambini del mondo, alla quale sono stati devoluti 3mila euro, consegnati con un maxi assegno dal direttore di “Mondo Padano” Fabrizio Loffi. Zanetti ha poi firmato autografi – molti sul suo libro – all’interno di Palazzo Cittanova, dove sono stati fatti entrare almeno i bambini che non erano riusciti a salire dal piano terra inizialmente. Per gli altri tifosi, invece, l’attesa è servita solo per circondare l’auto del calciatore, che ha preso un’uscita secondaria e poi è ripartito verso Milano, scortato prima dal servizio di sicurezza e poi, mentre salutava i presenti dall’interno dell’auto, da una folla festante che ha intonato cori da stadio inseguendo per qualche metro lo stesso mezzo.

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