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A Mister Pea nomination per
gli oscar della Gazzetta dello Sport

Nella lista dei Gazzetta Awards, messi in palio da tempo dalla Gazzetta dello Sport , quest’anno c’è anche un tesserato della Cremonese in corsa: Si tratta di mister Fulvio Pea.
L'allenatore della Cremonese, Fulvio Pea (Foto: Sessa)

CREMONA – Otto premi Oscar, ottanta nomination. Dieci personaggi in lizza per ciascuna categoria. E nella lista dei Gazzetta Awards, messi in palio da tempo dalla Gazzetta dello Sport e quest’anno, per la prima volta, affidati alla votazione dei lettori e dunque del grande pubblico, quest’anno c’è anche un tesserato della Cremonese in corsa. Si tratta di mister Fulvio Pea che concorre tra i cosiddetti Gentleman: tradotto senza pensare alla targhetta, una sorta di premio Fair Play per chi si è distinto, nella scorsa stagione, per un comportamento particolarmente onesto e sportivo. Mister Pea si dice lusingato. “Sicuramente è una cosa inaspettata – ammette il tecnico – visto che io ero in una situazione un po’ particolare: lo sforzo condiviso con lo staff e i ragazzi è stato grande e mi fa piacere che venga riconosciuto e sottolineato da un giornale importante come la Gazzetta dello Sport”.

Va detto che Pea è in lizza per l’Oscar non per quanto sta facendo a Cremona, ma per la stagione scorsa a Monza, quando pilotò alla salvezza, almeno sul campo, una squadra che da un certo punto non percepì più stipendio ma continuò a lottare fino a vincere il suo playout contro il Pordenone. Una vicenda, quella umana e sportiva del tecnico lodigiano, che lo avvicina molto alla storia vissuta da Roberto Donadoni, già Premio Facchetti 2015, sulla panchina del Parma ormai dichiarato fallito a campionato in corso ma comunque degnamente in campo fino al termine del torneo. “Purtroppo sono due storie simili ma dove lo sport centra davvero poco – ricorda il tecnico della Cremonese – . Il mondo del calcio così come quello dello sport non dovrebbero vivere queste situazioni. Per fortuna la passione e l’amore per quello che facciamo fa sì che i professionisti vadano anche oltre quello che si guadagna, lavorando con piacere ed entusiasmo. L’anno scorso per Donadoni e il sottoscritto, e per i nostri tesserati, è stata un’esperienza ci ha tolto qualcosa professionalmente ma in compenso ha dato tanto a livello umano”.

Con Pea e Donadoni, per il calcio in lizza c’è pure James Pallotta, il presidente della Roma che affrontò a viso aperto l’idiozia ultras, e ancora per il basket Carlo Recalcati, che dopo una semifinale Scudetto persa andò negli spogliatoi avversari per complimentarsi con chi lo aveva appena sconfitto. Per il volley invece ecco Valentina Diouf, simbolo dell’integrazione grazie allo sport. Con loro anche atleti meno noti, come Stefano Cedrini, Renato De Donato, Matteo Manassero, Anna Mei e Alessandro Velotti, ma comunque giganti. Del fair play e di uno sport migliore.

“Dicono che lo sport sia l’unico ambiente dove è rimasto qualche valore anche se a volte si leggono sui giornali situazioni spiacevoli – spiega Pea – . Siamo però in tantissimi a credere ancora nei valori morali e nel rispetto di chi ci sta di fronte o del compagno. La lealtà è la base di un’attività che coinvolge i giovanissimi così come gli adulti e un ambiente sano viene interpretato nel modo giusto sia da bambini sia da chi poi diventa grande, continuando a fare sport fino in età avanzata: ciò significa che questo mondo è l’unico posto in cui una persona si sente libera di essere se stessa”.

Giovanni Gardani

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