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A2a-Lgh, il Pd: 'Non è privatizzazione'
Dal matrimonio partito ricompattato

Il Pd cremonese centra l'obiettivo che inseguiva da mesi, quello di portare a termine l'ingresso di Lgh nella grande famiglia di A2A e allo stesso tempo sembra mettere d'accordo, al suo interno, favorevoli e contrari all'inceneritore.
Rodolfo Bona e Roberto Galletti

Alla vigilia del voto in consiglio di domani pomeriggio su Lgh -A2a si scalda il clima politico. Ci sarà un presidio del Comitato per l’Acqua pubblica, mentre in mattinata Forza Italia ha indetto una conferenza stampa per spiegare la sua posizione, dopo che nella commissione di mercoledì 16 il suo rappresentante Carloalberto Ghidotti si era astenuto.

Il Pd cremonese centra l’obiettivo che inseguiva da mesi, quello di portare a termine l’ingresso di Lgh nella grande famiglia di A2A, cogliendo il contesto politico favorevole e uno scenario economico che sembra lasciare poche vie di scampo alle aziende ‘homemade’, pena un prevedibile aumento dei costi di approvvigionamento materie prime. Solo il tempo, le bollette di gas ed elettricità e il bilancio ambientale diranno se la scelta sarà stata quella giusta. E allo stesso tempo, il Pd cittadino si ricompatta, almeno momentaneamente, attorno all’alleanza Lgh – A2A. Su questo punto infatti vanno d’accordo sia chi, all’interno del partito, non vedeva contraddizioni tra tutela dell’ambiente e mantenimento in vita dell’inceneritore, sia quelli che invece più battagliavano per dimostrarne la vetustà e quindi la necessità di spegnerlo al più presto. Non a caso, non hanno pubblicamente mai dato battaglia contro il matrimonio Lgh – A2A, esponenti politici come l’assessore Alessia Manfredini né i movimenti ambientalisti guidati da Marco Pezzoni, ispiratori del programma ambientale di Galimberti. La sintesi della posizione del Pd viene fornita da un comunicato congiunto del segretario cittadino Roberto Galletti e del capogruppo consigliare Rodolfo Bona:

“Il Partito Democratico – si  legge – sostiene convintamente la partnership tra LGH e A2A. Tale convinzione deriva da un lungo percorso condiviso con tutti territori della holding (Franciacorta, Pavia, Lodi, Crema e Cremona).
Un percorso che non porta, come è stato erroneamente affermato, né a vendite né a privatizzazioni, bensì ad un’alleanza tra diverse realtà territoriali ed industriali.
L’importante scelta che oggi ci apprestiamo a compiere è un indirizzo strategico, frutto di un dibattito politico, meditato ed articolato, che ha avuto come obiettivo, quello di pervenire a scelte che mirano a rafforzare l’azienda ed il nostro territorio, in un’ottica di alleanza tra aree omogenee, garantendo innovazione e competitività e, al contempo, rispetto degli interessi della nostra comunità e dei suoi cittadini.
Il piano industriale infatti è stato costruito su principi di mantenimento dell’identità e della riconoscibilità sui territori delle imprese esistenti e prevede il miglioramento degli standard di qualità e dei livelli di efficienza gestionale dei servizi, la salvaguardia dei livelli occupazionali e dell’indotto locale, il mantenimento e la valorizzazione dei marchi esistenti e dei punti di contatto con gli utenti, la valorizzazione degli investimenti sul territorio e il riconoscimento dell’autonomia nei criteri di allocazione degli investimenti nelle diverse linee strategiche, l’assegnazione alle società territoriali del ruolo di polo per lo sviluppo e l’implementazione di nuovi progetti di aggregazione dell’ambito territoriale di riferimento e la valorizzazione dei livelli occupazionali.

“Si tratta insomma – affermano Galletti e Bona –  di un piano serio e lungimirante, che conforta le scelte degli amministratori pubblici che oggi sono chiamati a tutelare il patrimonio affidato loro dai cittadini, garantendo al contempo servizi più efficienti e competitivi sul mercato europeo. Nel centenario dell’Azienda Elettrica si compie oggi un nuovo rilevante passo nella direzione di assicurare ai cittadini cremonesi sempre miglior qualità dei servizi, evitando allo stesso tempo una privatizzazione che guarderebbe più al profitto che ai bisogni delle famiglie e delle imprese.

Ad operazione conclusa Cremona sarà protagonista di un nuovo e coeso sistema lombardo, che vedrà legati più territori al fine di costruire nuove strategie di sviluppo nell’esclusivo interesse delle comunità locali”.

Della necessità di modernizzare il sistema aveva parlato, mercoledì, Francesca Pontiggia, presidente commissione Ambiente in Comune. Parlando della congiuntura nel complicato mondo dei servizi pubblici, aveva sottolineato la necessità di recuperare il gap tra politica ed economia ancora oggi esistente: “Non vogliamo illudere il nostro elettorato che si possano fare scelte che prescindano dal contesto politico”. E rivolgendosi ai nostalgici delle vecchie municipalizzate ‘fatte in casa’:  “Rendiamoci conto che non siamo più negli anni Settanta. Tutti i livelli di governo e amministrativi sono in un certo senso costretti ad associarsi: pensiamo alle Asl, alle Unioni di comuni, alle agenzie dei trasporti, ai sindacati)”.

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