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Caso Sapienza, il cardiologo:
'L'aria nel torace ha ostruito
il cuore di Riccardo'

Nuovi testimoni nel processo per omicidio colposo di cui è accusato Valerio Schinetti, l’anestesista di Manerbio che sarebbe responsabile della morte del ragazzo. L’accusa contesta all’imputato anche il fatto di essere uscito dopo aver intubato il giovane.

di Sara Pizzorni

Il pm onorario Silvia Manfredi

Il pm onorario Silvia Manfredi

“C’è stata una fuoriuscita di aria nella zona centrale del torace che ha schiacciato il cuore”. E’ quanto ha dichiarato oggi al giudice Christian Colombo il cardiologo Alberto Garini, uno dei medici dell’ospedale di Cremona chiamati in sala operatoria il 23 luglio del 2013 per cercare di salvare la vita a Riccardo Sapienza, il 20enne cremonese che invece morì poco prima di essere sottoposto ad un intervento di pneumotorace spontaneo.

E’ proseguito oggi il processo per omicidio colposo di cui è accusato Valerio Schinetti, l’anestesista dell’ospedale di Manerbio che per l’accusa sarebbe responsabile della morte del ragazzo. Il giovane morì per arresto cardiaco. La causa ? Per la procura la colpa fu di un errore nella manovra di intubazione durante la quale al paziente sarebbe stata lacerata la trachea. L’accusa contesta all’anestesista anche il fatto di essere uscito dopo aver intubato il giovane. La presenza del medico avrebbe potuto cambiare le cose, o il decesso sarebbe comunque sopraggiunto?.

L'avvocato Stefano Forzani

L’avvocato Stefano Forzani

Nell’udienza di oggi sono stati sentiti due dei tre cardiologi che furono chiamati ad intervenire. “Erano momenti drammatici e frenetici”, ha ricordato il dottor Garini. “Erano in corso le manovre rianimatorie. C’erano molti colleghi. Ricordo la presenza del primo chirurgo Franco Fumagalli, del cardiologo Simone Verde e del primario di Anestesia Giorgio Danelli che stava coordinando i lavori. Schinetti non lo conoscevo. Danelli mi ha chiesto di fare un ecocardiogramma transesofageo per appurare se ci fosse un versamento pericardico. Il paziente era intubato e ventilato. Ho visto che il cuore era fermo. E’ stato fatto anche un ecocardiogramma transtoracico, ma non si è visto nulla. Di malformazioni del cuore non ce n’erano. Penso sia stata la presenza di aria all’interno del mediastino che abbia compresso il cuore”.

Prima che in sala operatoria arrivasse il dottor Garini, era stato chiamato il collega cardiologo Simone Verde. “Ero di guardia”, ha ricordato. “Sono stato chiamato d’urgenza per un arresto cardiaco. Quando sono arrivato c’erano le manovre rianimatorie in corso, il paziente era già stato defibrillato. Ho fatto un ecocardiogramma, ma le immagini non erano nitide, e così è stato chiamato Garini per fare esami più approfonditi. Il cuore era fermo, non c’era sangue extracardiaco, non c’erano malfunzionamenti, non c’erano trombi, non c’erano versamenti”.

Nell’udienza di oggi sono state sentite anche Chiara, che aveva mansioni di apprendista infermiera, e Lucia, infermiera strumentista, in quel periodo tutor di Chiara.

L'avvocato Gabriele Fornasari

L’avvocato Gabriele Fornasari

In aula Chiara ha ricordato che Riccardo fu intubato e che Schinetti subito dopo uscì. A quel punto una delle due nurse di sala si accorse dal monitor che qualcosa non andava, i parametri erano sballati. Schinetti fu mandato a chiamare e nel frattempo suonò l’allarme del respiratore e Riccardo andò in arresto cardiaco. “Quanto tempo ha impiegato Schinetti a rientrare?”, ha chiesto il pm onorario Silvia Manfredi. “Qualche secondo, forse un minuto”, ha risposto la teste. “Ricordo che il torace del paziente ha iniziato a gonfiarsi”, ha raccontato Chiara. “In sala c’erano anche il primario Danelli e il primo chirurgo Fumagalli. Abbiamo subito girato il paziente supino e a quel punto abbiamo visto che c’era un enfisema. Anche il collo e il viso erano gonfi. Schinetti non ha fatto niente, per me era sotto shock”. Chiara ha aggiunto che in precedenza Danelli era entrato per assicurarsi che tutto fosse a posto. Fu poi lo stesso primario, quando la situazione degenerò, a dare ordini e direttive.

“Con Riccardo ho scambiato due parole”, ha ricordato Lucia, infermiera strumentista. “Era preoccupato per l’operazione”. “Una volta intubato”, ha continuato la testimone, “è stato posizionato sul fianco destro pronto per l’intervento. In genere, nella manovra di intubazione selettiva, il fibroscopio viene collegato al monitor. Il dottor Schinetti, invece, ha verificato da solo il posizionamento, senza collegare lo strumento. Poi è uscito. Il paziente è stato disinfettato e coperto con i teli. E’ stata Adriana, la nurse di sala, ad accorgersi che qualcosa non andava, e a quel punto Orietta, l’altra nurse di sala, è andata a chiamare l’anestesista. Poi il paziente è andato in arresto”.

Nel processo, la famiglia di Riccardo Sapienza si è costituita parte civile attraverso gli avvocati Jolanda Tasca e Gabriele Fornasari, mentre la difesa dell’imputato è rappresentata dall’avvocato Stefano Forzani.

La prossima udienza è stata fissata al prossimo 15 febbraio. Verranno sentiti altri testimoni, compresi i familiari di Riccardo.

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