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Signori, 'ma quale ruolo di
capo!'. Doni: per Atalanta
Piacenza, 'reato impossibile'

Oltre alle posizioni di Signori e Doni, hanno parlate le difese di Milanetto, che hanno sostenuto che l'ex giocatore 'è vittima di uno stalking accusatorio', e di Mezzaroma, a processo per due partite. Nelle repliche, il pm è tornato a parlare di Conte. La sentenza a mezzogiorno del 16 maggio.
Da sinistra, gli avvocati Velle e Mascia, l’avvocato Brandi e l’avvocato Pino

Giuseppe Signori non è l’uomo immagine dell’associazione a delinquere”. Un ruolo, quello di capo, che gli è stato cucito addosso solo perché si chiama Giuseppe Signori. Sarebbe stato diverso se si fosse chiamato Pistolazzi Artemio”. Parole pronunciate oggi davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi dall’avvocato Patrizia Brandi, legale di Beppegol, ex bomber del Bologna e della Nazionale, accusato anche di riciclaggio in concorso con l’ex calciatore Luigi Sartor, il suo amico Luca Burini e il suo commercialista Daniele Ragone. L’accusa riguarda movimentazione di denaro, attraverso una società panamense, proveniente dalle scommesse.

Oggi, nella quattordicesima e ultima udienza del calcio scommesse, Signori ha ascoltato l’intervento del suo avvocato in collegamento via Skype con l’aula polifunzionale del tribunale di Cremona. Questo ruolo di capo che gli e’ stato attribuito, il legale l’ha contestato “fortissimamente”. “Se si leggono gli atti”, ha spiegato la difesa, “non si capisce perché lui diventa il capo. Non è lui che usava il denaro dei singaporiani e non è lui che teneva i contatti”. Per il reato di riciclaggio, che secondo la difesa “non esiste”, il legale ha chiesto lo spostamento del processo a Parma. “Considerato che il riciclaggio sarebbe stato commesso all’estero”, ha infatti spiegato la Brandi, “è competente il luogo dove risiede la maggior parte degli imputati“.

Altro big dell’inchiesta, l’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni, difeso dall’avvocato Salvatore Pino. La difesa ha invocato il ‘ne bis in idem’, e cioè l’impossibilita’ di processare l’imputato due volte per lo stesso reato. “Doni”, ha spiegato l’avvocato Pino, “è già stato pesantemente sanzionato dalla giustizia sportiva cinque anni senza lavorare. Si tratta di una sanzione amministrativa particolarmente afflittiva che può essere paragonabile alla giustizia penale. Per questo motivo non può essere riprocessato. Lo dice la giustizia europea”. Per la difesa, non sussiste nemmeno l’aggravante della transnazionalità: “il gruppo criminale transnazionale che contribuisce all’associazione”, per l’avvocato Pino, “deve essere diverso dalla stessa associazione, mentre qui stiamo parlando sempre dei medesimi soggetti”.

Per quanto riguarda invece le partite contestate: Ascoli-Atalanta. “Doni non ha fatto nulla, non ha fatto alcun patto, è entrato e ha segnato il suo gol”; in Crotone-Atalanta “c’è solo una chat”, mentre su Padova-Atalanta, per l’accusa, “c’era un accordo tra le società per un pareggio”. “Quindi”, ha replicato l’avvocato Pino, “lo sapevano tutti i giocatori, ma non sono state fatte indagini sul comportamento di ogni singolo calciatore e nemmeno sul comportamento di Doni. Per questa partita, al massimo, si potrebbe parlare di omessa denuncia”. Per l’accusa, però, Doni avrebbe sempre agito per conto della società. Il legale ha poi parlato della partita più complicata, quella tra Atalanta e Piacenza. “Qui il reato è impossibile”, ha detto Pino, “perché la partita era già stata venduta da Gervasoni  per 90.000 euro agli ‘zingari’, quindi Doni era solo il depositario dell’informazione”. “Reato impossibile”, per l’avvocato, che si è chiesto: “E’ omicidio sparare ad un cadavere?. Anche in questo caso si potrebbe parlare di omessa denuncia”.

Discussa anche la posizione di Omar Milanetto, ex giocatore e ora attuale ds del Genoa, accusato della combine di Lazio-Genoa. “Il fulcro dell’accusa”, sostengono gli avvocati Gennaro Velle e Maurizio Mascia, “sono le dichiarazioni del macedone Ilievski”. Gli avvocati hanno fatto riferimento all’intervista che lo stesso ex latitante ritenuto il capo degli ‘zingari’ aveva rilasciato a due giornalisti di Repubblica ai quali aveva rivelato di aver incontrato a Roma sia Mauri che Milanetto, ma secondo la difesa di quest’ultimo, si tratta di “dichiarazioni non veritiere”. “Ilievski non aveva contatti con nessuno dei due”, hanno sottolineato gli avvocati Velle e Mascia. “I suoi riscontri sono stati tutti smentiti. Anche il famoso selfie che Ilievski ha detto di essersi fatto a Formello con Mauri non c’è, quella foto non l’ha vista nessuno”. Per i due legali, diversamente da quanto dichiarato dal macedone, Milanetto non ha mai avuto alcun contatto telefonico né con Mauri, né con Zamperini. E ancora: “Ilievski ha riferito che Milanetto aveva i capelli ricci, ma lui se li era tagliati già prima della partita incriminata. I riscontri forniti da Ilievski sono smentiti documentalmente”. “Milanetto è vittima di uno stalking accusatorio”, ha concluso la difesa, che con una nota polemica ha fatto sapere che “non si trova il decreto di archiviazione sull’associazione a delinquere per poter chiedere i danni per ingiusta detenzione”.

Infine l’ex presidente del Siena Massimo Mezzaroma, accusato di aver cercato di truccare la partita Siena-Varese del 21 maggio 2011 che il Siena vinse 5-0. L’ex portiere del Siena Ferdinando Coppola, nel luglio del 2012, aveva raccontato di essere stato avvicinato da una persona che non conosceva che gli aveva proposto la combine. Il portiere aveva aggiunto che questa persona era stata mandata da Mezzaroma, il quale, avendo scommesso contro la sua squadra, cercava un accordo con i giocatori per convincerli a perdere la partita casalinga col Varese. Nel procedimento, a difendere Mezzaroma c’è l’avvocato Emilio Ricci, secondo il quale “le dichiarazioni di Coppola erano strumentali al suo patteggiamento. In un primo tempo, Coppola aveva fatto dichiarazioni diverse, poi le ha modificate”. All’epoca, il legale aveva fatto investigazioni difensive, sentendo una buona parte dei giocatori del Siena. “Tutti hanno negato che ci fosse stata alcuna combine”. Sia per Siena-Varese che per Modena-Siena, l’altra partita incriminata, la difesa ha fatto richiesta di incompetenza territoriale.

Al termine delle arringhe di tutti gli avvocati, il pm Roberto di Martino ha preso la parola per le repliche, nel corso delle quali ha ripreso le posizioni di Conte, Mauri, Colantuono, Doni e Signori, ribadendo le accuse.

Le repliche degli avvocati sono previste per il 16 maggio. A mezzogiorno il giudice Pierpaolo Beluzzi leggerà la sentenza.

Sara Pizzorni

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