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Pieve d'Olmi: canile abusivo
o proprietà privata?
L'E.I.T.A.L. vuole chiarezza

Sul braccio di ferro tra l’onorevole Paolo Bernini (M5S) e Rosetta Facciolo, proprietaria della tanto contestata struttura di Pieve d’Olmi, definita ‘canile abusivo’, è intervenuta Stefania Cesareo, presidente nazionale EITAL (Ente Italiano Tutela Animali e Legalità) onlus.
Nella foto, il logo dell'Eital e la sua presidente nazionale

Sul braccio di ferro tra l’onorevole Paolo Bernini (M5S) e Rosetta Facciolo, dell’associazione “Dalla parte degli animali” e proprietaria della tanto contestata struttura di Pieve d’Olmi, definita dall’onorevole Bernini ‘canile abusivo’, è intervenuta, con una nota, Stefania Cesareo, presidente nazionale EITAL (Ente Italiano Tutela Animali e Legalità) onlus. Sul caso, oltre ad un’interrogazione parlamentare, ci sono diverse denunce da parte di molti volontari, ma c’è anche la denuncia per diffamazione contro il deputato Cinque Stelle sporta dalla Facciolo, che si è difesa sostenendo che nella sua cascina, e quindi in una proprietà privata, nessuno ha mai accertato violazioni, e che i 22 cani che vi sono ospitati sono liberi, ben nutriti (a sue spese), microchippati e seguiti da un veterinario.

Nella nota dell’associazione si chiede che venga alla luce la verità. “La prassi spesso è la stessa”, scrive la presidente Cesareo, “ognuno racconta ciò che vuole costruendosi la propri difesa. E’ legittimo, certo, ma esisterà pur una verità! Da un lato ci sono le numerose segnalazioni che ci sono giunte nelle settimane scorse che rappresentano chiaramente una situazione di degrado strutturale dei luoghi dove sono ospitati da anni numerosi cani e le condizioni in cui vivono, un’ordinanza del sindaco che chiede lo sgombero di tutta l’area, il dubbio sull’adeguatezza della vigilanza sanitaria degli animali (non sappiamo ancora e non riusciamo a sapere chi sarebbe il medico veterinario che segue i cani), la provenienza degli animali (se dal Sud e a che titolo vengano detenuti), se la struttura rappresenta un allevamento di cani (secondo la legge regionale specifica, chi supera il numero di 10 cani deve essere in possesso di autorizzazione del sindaco – che tra l’altro non è mai stata rilasciata e comunque non ci risulta che la struttura in questione abbia i requisiti previsti dalla Legge), la domanda che ci facciamo ovvero perché si lasciano cani sotto l’amianto? Qualcuno ha verificato la legittimità (permessi edilizi) dei box costruiti ex novo nel retro della struttura? Perché veniva rifiutata l’ispezione ai carabinieri? Il cui effetto sorpresa avrebbe potuto porre in evidenza elementi interessanti?. Dall’altro lato numerosi controlli eseguiti dal Nas dei carabinieri e dalle Asl in seguito ai quali la situazione non si è mai modificata”.

L’Eital fa sapere di aver presentato una denuncia presso gli uffici giudiziari per chiedere accertamenti che “finalmente facciano luce su una situazione al confine, quelle tipiche dove non sai mai se la legge venga rispettata o meno, e soprattutto, come venga interpretata o influenzata”. “Siamo dunque fiduciosi nella magistratura”, scrive la presidente, “sul fare chiarezza una volta per tutte, per dare esito alle numerose segnalazioni che a nostro parere non sono infondate, anzi”. “Abbiamo chiesto alla procura della Repubblica”, ha concluso la Cesareo, “inserendo l’istanza nella denuncia, che eventuali nuovi auspicati accertamenti vengano disposti unitamente a personale di associazioni animaliste, poiché ricordiamo che secondo le normative rappresentano l’interesse collettivo in modo legittimo nella tutela del benessere degli animali, soprattutto alla luce del fatto che spesso i sequestri di animali non vengono eseguiti non solo perché gli animali sono ancora considerati essere inferiori, ma anche perché elevate sono le spese da affrontare e pochi o nessuno se le vuole accollare”.

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