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Il punto sull'ipertensione,
affollato congresso
in ospedale

Si è parlato di “ricerca e trattamento del danno d’organo nell’ipertensione arteriosa. La necessità di un approccio multidisciplinare”,  sabato scorso nell’aula magna dell’ospedale a cura dell’ambulatorio ipertensione di Nefrologia e Dialisi, con la partecipazione di medici specialisti, medici di medicina generale ed infermieri provenienti anche da altre città della Lombardia.

“Il nostro obiettivo – spiega Rosario Ariano, Responsabile scientifico del Convegno – è stato coinvolgere tutte le figure che si confrontano quotidianamente con il problema Ipertensione arteriosa, che interessa in tutto il mondo dal 30 al 45% della popolazione adulta e cioè 1 miliardo e mezzo di persone con 8 milioni e mezzo di decessi correlati”.
Tra i relatori, presente per la terza volta nella nostra città con una apprezzatissima lettura magistrale, Giovanni Strippoli, Professore di Nefrologia all’Università di Bari e di Epidemiologia all’Università di Sydney, nonché ricercatore di livello internazionale e Giuseppe Crippa di Piacenza, reduce da Seoul dove, in occasione del 26° meeting della International Society of Hypertension, è stato insignito del 1° premio per la miglior presentazione orale.
“Riconoscere precocemente i primi segnali dei danni dei dovuti all’ipertensione arteriosa, quando non danno ancora alcun sintomo – dice Ariano – è fondamentale per prevenire le complicanze ormai note, quali infarto, angina, ictus, scompenso cardiaco, insufficienza renale fino alla necessità della dialisi, arteriopatia periferica, morte improvvisa.”

Molte le novità emerse nel convegno. In campo diagnostico si è concordato, in occasione della relazione della cardiologa Silvia Frattini, sull’attuazione di alcune modalità di esecuzione dell’ecocardiogramma, quando questo sia necessario negli ipertesi, che rendono più accurata la diagnosi della complicanze cardiache, quali l’ingrandimento del cuore e consentono di evidenziare meglio gli eventuali benefici della terapia.
Rosario Ariano ha relazionato sulla Pulse wave velocity, che viene effettuata da circa 3 anni presso l’Ambulatorio Ipertensione della Nefrologia e che consente di valutare il grado di “elasticità arteriosa”. Sono sempre più solide le evidenze nella letteratura medica, che indicano come questo esame, peraltro del tutto incruento ed indolore, sia utile in fase sia diagnostica che terapeutica.
Fabio Malberti (direttore UO di Nefrologia e Dialisi) ha parlato della ultime novità sulla microalbuminuria, la cui presenza in un semplice esame delle urine, consente di individuare i pazienti ipertesi a elevato rischio sia di complicanze renali che cardiovascolari, come è noto ormai da alcuni anni. Solo di recente, tuttavia, è diventato evidente che una sua diminuzione, conseguenza di idonee terapie, si associa a benefici sia per il rene che per il cuore ed i vasi sanguigni.
Maria Sessa (direttore UO di Neurologia) ha ricordato come nel paziente iperteso siano molto frequenti lesioni cerebrali asintomatiche e ha sottolineato come sia necessario, soprattutto negli ipertesi anziani, riconoscere precocemente i primi segni di danno neurologico, in particolare di decadimento cognitivo, per inviare tempestivamente il paziente allo specialista neurologo.
Giovanni Vito, oculista, ha parlato dei vantaggi e dei limiti dell’esame del fondo oculare nell’ipertensione arteriosa aprendo anche una porta sul futuro prossimo, in cui un esame computerizzato della coroide dell’occhio darà informazioni più precise nella persona ipertesa.
Applauditissima la lettura magistrale del prof. Strippoli, il quale ha riferito i risultati di una recente ricerca internazionale da lui coordinata e pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet sulla terapia della nefropatia diabetica, la principale causa di insufficienza renale con necessità di dialisi e che spesso si associa all’ipertensione arteriosa. Da tale ricerca, afferma Strippoli, risulta chiaro che ACE inibitori e Sartani sono tutt’oggi considerati le classi di farmaci più efficaci e che la loro combinazione può risultare sinergica e rallentare maggiormente, rispetto alla monoterapia, la progressione dell’insufficienza renale evitando cosi la necessità di ricorrere a dialisi o trapianto.
Molto apprezzata anche la relazione delle infermiere Maria Scolari e Lorella Oneta, della Nefrologia e Dialisi, che hanno riferito del ruolo dell’Infermiere in un Ambulatorio dell’Ipertensione Arteriosa.

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