Cronaca

Carcere di Cremona, UIL FP dopo la visita: “L’ultimo grave episodio non è un caso isolato”

Un sopralluogo con l’obiettivo di incontrare il personale e verificare le condizioni di sicurezza. Gli interventi di Gian Luigi Madonia, Angelo Bonvissuto e Sergio Gervasi

I sindacalisti della UIL FP
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Dopo l’ennesimo grave episodio verificatosi nelle scorse settimane alla Casa Circondariale di Cremona, quando alcuni detenuti hanno sottratto le chiavi a un agente di Polizia Penitenziaria tentando di coinvolgere altri detenuti nella protesta, la UIL FP ha effettuato una visita sindacale all’interno dell’Istituto.

Un sopralluogo annunciato proprio dopo quell’episodio, con l’obiettivo di incontrare il personale e verificare direttamente le condizioni operative e di sicurezza. A partecipare alla visita sono stati Gian Luigi Madonia, Segretario regionale UIL FP Lombardia con delega alla sicurezza, Angelo Bonvissuto, Segretario Generale territoriale UIL FP Cremona, e Sergio Gervasi, Responsabile territoriale UIL FP del settore Polizia Penitenziaria. La UIL FP esprime apprezzamento per l’accoglienza e la disponibilità della Direttrice, che ha accompagnato la delegazione durante la visita e con la quale è stato possibile sviluppare un confronto approfondito sui problemi dell’Istituto e sulle possibili soluzioni.

Qual è il quadro che avete trovato all’interno del carcere?

Bonvissuto: «Abbiamo trovato personale preparato, professionale e con un forte senso di responsabilità, ma anche una struttura sottoposta a una pressione molto forte. Il primo dato che colpisce è quello del sovraffollamento, al quale si aggiungono la carenza di personale, i carichi di lavoro e il ripetersi degli eventi critici». «L’episodio delle chiavi sottratte all’agente non può essere letto come un fatto isolato. È soltanto l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di eventi che confermano la necessità di interventi strutturali».

«Abbiamo trovato personale preparato, professionale e con un forte senso di responsabilità, ma anche una struttura sottoposta a una pressione molto forte. Il primo dato che colpisce è quello del sovraffollamento, al quale si aggiungono la carenza di personale, i carichi di lavoro e il ripetersi degli eventi critici». «L’episodio delle chiavi sottratte all’agente non può essere letto come un fatto isolato. È soltanto l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di eventi che confermano la necessità di interventi strutturali».

Quanto pesa il sovraffollamento?

Bonvissuto: «Secondo i dati rappresentati dalla Direzione, nell’Istituto sono presenti 627 detenuti a fronte di 345 posti disponibili. È una sproporzione molto significativa, che rende inevitabilmente più complessa tutta la gestione quotidiana». «Più presenze significano maggiori esigenze di controllo, maggiore pressione sugli spazi e minori margini nella gestione delle situazioni critiche. Il sovraffollamento non è quindi soltanto un problema numerico, ma incide direttamente sull’organizzazione e sulla sicurezza dell’Istituto».

E sul fronte del personale qual è la situazione?

Gervasi: «Il dato sull’organico va letto insieme a quello del sovraffollamento. Sulla carta, a Cremona sono previste 223 unità teoriche, una dotazione pensata per condizioni ordinarie di funzionamento dell’Istituto, non certo per una popolazione detenuta che oggi raggiunge 627 presenze. Già questo evidenzia quanto l’organico previsto sia insufficiente rispetto alla situazione reale».

«Ma il quadro è ancora più critico se si guarda al personale concretamente disponibile. Le 190 unità assegnate rappresentano già una dotazione inferiore rispetto alle 223 previste e, soprattutto, non coincidono con il numero degli operatori effettivamente presenti in servizio. Tenendo conto delle assenze, delle assegnazioni temporanee presso altre sedi e delle ulteriori indisponibilità, il personale realmente utilizzabile si riduce ulteriormente di circa il 30% rispetto alle unità assegnate. Nei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti la situazione è ancora più grave, con scoperture che arrivano a livelli vicini al 60%».

Quali conseguenze ricadono sugli agenti?

Gervasi: «La professionalità del personale non è in discussione; il problema sono le condizioni nelle quali viene chiamato ad operare. Non è accettabile che carenze strutturali e problemi organizzativi vengano compensati stabilmente attraverso la disponibilità e il sacrificio degli agenti».

«I carichi di lavoro sono particolarmente pesanti, con servizi che in determinate circostanze arrivano anche a 12 ore. A questo si aggiunge l’aumento degli eventi critici e degli infortuni, che produce ulteriori assenze e finisce per aggravare una situazione di organico già fortemente deficitaria».

Quanto incidono i servizi esterni e le visite ospedaliere?

Gervasi: «Incidono molto. L’elevato numero di visite ospedaliere e di servizi esterni richiede quotidianamente l’impiego di personale che viene inevitabilmente sottratto alla gestione interna dell’Istituto». «In una situazione già caratterizzata da una forte carenza di organico, anche questo aspetto deve essere affrontato. Occorre individuare soluzioni organizzative che riducano, laddove possibile, l’impatto di questi servizi sull’operatività del carcere, anche attraverso un confronto con i servizi sanitari territoriali».

Sicurezza ed eventi critici: cosa è emerso dalla visita?

Madonia: «La sicurezza non può essere affrontata soltanto quando si verifica un’emergenza. Deve essere costruita ogni giorno attraverso organici adeguati, turnazioni sostenibili, ambienti di lavoro idonei e un’organizzazione coerente con la complessità dell’Istituto». «Durante la visita sono emerse criticità anche rispetto ad alcuni ambienti e postazioni di lavoro. Non possiamo chiedere agli operatori di garantire sicurezza agli altri se non li mettiamo, a loro volta, nelle condizioni di lavorare in sicurezza». «C’è poi il tema della gestione degli eventi critici. Quando la Direzione segnala situazioni che incidono sull’ordine e sulla sicurezza e chiede interventi agli uffici sovraordinati, è necessario che quelle richieste trovino risposte tempestive e concrete. La Casa Circondariale di Cremona non può essere lasciata sola nella gestione di problematiche che, per dimensione e complessità, richiedono il coinvolgimento del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria».

Ci sono criticità anche in altri settori dell’Istituto?

Bonvissuto: «Sì. Un altro dato che ci ha particolarmente colpito riguarda l’area educativa, dove risultano appena 3 educatori per una popolazione detenuta di circa 630 persone. Significa, in termini molto concreti, quasi 200 detenuti per ogni educatore». «In queste condizioni diventa di fatto impossibile garantire un’attività educativa realmente efficace, continuativa e individualizzata, che dovrebbe invece rappresentare una componente fondamentale del percorso trattamentale. Anche questo dato evidenzia la sproporzione tra le risorse disponibili e la complessità della struttura».

Cosa chiedete adesso all’Amministrazione?

Bonvissuto: «La Direzione locale può fare la propria parte, ma molte delle criticità che abbiamo riscontrato non possono essere risolte esclusivamente a Cremona. Servono risposte concrete dal Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria».

«Chiediamo interventi concreti sugli organici, sulla sicurezza, sulla gestione degli eventi critici, sui carichi di lavoro e sull’organizzazione dei servizi esterni. Non possiamo continuare a chiedere al personale di compensare con il proprio sacrificio carenze che sono ormai strutturali».

Madonia: «La sicurezza degli operatori deve diventare una priorità effettiva. Non basta intervenire dopo l’ennesimo episodio: occorre creare le condizioni perché situazioni di questo tipo possano essere prevenute e, quando si verificano, gestite con personale, organizzazione e strumenti adeguati».

Gervasi: «Gli agenti stanno dimostrando ogni giorno professionalità e senso del dovere. Ora è necessario che anche l’Amministrazione faccia fino in fondo la propria parte».

La linea della UIL FP

La UIL FP, alla luce di quanto emerso nel corso della visita, formalizzerà ora una segnalazione al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia, rappresentando puntualmente le criticità rilevate in materia di sovraffollamento, organici, carichi di lavoro, sicurezza, gestione degli eventi critici e servizi esterni. Per le questioni che richiedono un intervento di livello centrale, verrà chiesto il coinvolgimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. L’obiettivo è evitare che problemi ormai strutturali continuino ad essere affrontati come singole emergenze. La UIL FP chiederà quindi risposte concrete e interventi coerenti con la situazione reale dell’Istituto, continuando a monitorare le condizioni di lavoro del personale e l’evoluzione delle criticità emerse durante la visita.

Più personale, più sicurezza e più tutele. Perché un carcere sicuro significa maggiore tutela per chi ci lavora e maggiore sicurezza per l’intero territorio.

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