Un commento

Contratto di fiume,
a Piacenza firmato
l'accordo territoriale

E’ stato sottoscritto nel salone monumentale di palazzo Gotico a Piacenza l’accordo territoriale “Verso il Contratto di Fiume”, in chiusura del convegno “Le signore della media valle del Po”. Al convegno ha preso parte anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio. L’evento, organizzato dai Comuni di Piacenza e Cremona con il patrocinio delle Regioni Emilia Romagna e Lombardia, era rivolto alle realtà settoriali coinvolte nel percorso di valorizzazione e tutela del bacino fluviale del Po.

“Nell’attuale processo di urbanizzazione”, ha detto il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, “le città hanno una responsabilità grande: quella di costruire ponti, alleanze territoriali molto forti. Da soli, infatti, non si va più da nessuna parte. La rinascita del paese deve partire dalle città, città aperte ad altri territori. Non solo: alle città è richiesto di non dimenticarsi del territorio. E questo accordo è un esempio della cura che le città si assumono nei confronti del territorio e del cosiddetto ‘nuovo oro’, ovvero l’acqua, bene comune”. “Il nostro Po”, ha continuato Galimberti, “è un fiume di storia di cultura di idee che ha unito i nostri territori. Lungo il Po scorre la musica di Monteverdi, e attraverso il Po si attraversa la storia da Monteverdi a Verdi. Riprendere il legame col Po, vuol dire raccontare a noi e al mondo la nostra storia. Dentro il contratto di fiume c’è una visione politica per l’oggi e per il domani. Vuol dire consapevolezza e orgoglio di ciò che siamo: siamo un’unica valle del Po, un bacino grandissimo e unico al mondo. Le differenze sono originalità e ricchezza da cui partire, insieme. Questo progetto non è solo un progetto italiano, ma ha una valenza europea. È operazione che dice dell’unità del Paese e che parla all’Europa. In più: c’è un approccio multidisciplinare al tema del fiume Po. Ovvero, come si fa a fare tutela ambientale? Si fa, avendo una visione a 360 gradi, per efficienza ed efficacia. Affinché l’accordo abbia successo, occorre una governance. E questo accordo consente questa governance che è punto di partenza per progetti concreti, incanalando ciò che c’è già, come ad esempio la navigazione sul Po (quella del Festival Monteverdi e quella con le Canottieri con circa 4.200 persone sul fiume nel 2016) e promuovendo azioni nuove. Temi fondamentali sono la prevenzione e la manutenzione del bacino del Po che sono grandi opere pubbliche. E l’ambiente, la cultura, lo sport, la mobilità dolce, il turismo, l’impresa e l’ulteriore sviluppo della navigabilità. Dentro questo accordo, intoltre, ci deve essere anche il tema importante delle infrastrutture, ponti e ferrovie”. “Stiamo parlando”, ha concluso il sindaco, “dello sviluppo del territorio e della possibilità, insieme, di ottenere finanziamenti. Con questo accordo siamo interlocutori più forti nella ricerca di fondi. Per tutte queste ragioni, sono orgogliosissimo di questo accordo che è passaggio storico. Esempio per noi, per il paese e per l’Europa”.

“Il Contratto di Fiume è un primo importante passo nella direzione della piena valorizzazione culturale del fiume Po”, ha commentato a sua volta il consigliere regionale Carlo Malvezzi. “È uno strumento di marketing territoriale a cui ha aderito Regione Lombardia che consente una gestione coordinata delle diverse iniziative proposte da soggetti pubblici e privati, ma sono convinto che serva anche altro. Non c’è piena valorizzazione culturale, infatti, senza che ve ne sia una anche di natura economica. Se manca un investimento serio affinché il Po diventi una efficace e utilizzata infrastruttura fluviale ogni altra iniziativa perde molta della sua forza. I paesi europei che hanno saputo valorizzare i propri fiumi, garantendone la navigabilità per tutto l’anno, hanno generato ricchezza e sviluppo economico oltre che turistico”. “Ad oggi”, ha continuato Malvezzi, “Aipo sta completando un progetto, finanziato dall’Unione Europea e anche da Regione Lombardia che prevede due soluzioni alternative per portare il Grande Fiume alla navigabilità tutto l’anno: la regimazione a corrente libera o la bacinizzazione. Purtroppo il governo italiano non ha nella sua agenda quell’attenzione che dovrebbe dedicare a far sì che il Po diventi una via pienamente navigabile: non possiamo permetterci di non tenere il passo dei paesi europei. Ne va della crescita economica dei nostri territori e dell’intero Paese”.

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Commenti
  • auro

    Mi
    chiedo se Galimberti e Malvezzi esprimono due modalità contrapposte di
    intendere il futuro del Po (la manutenzione continua VS la grande opera di
    bacinizzazione), oppure due linee che possono portare ad una convergenza sulla
    prospettiva di una navigabilità
    “dolce”, cioè prevalentemente a scopo
    turistico, con una regimazione a corrente libera. E’ certo che la seconda
    opzione è l’unica praticabile. Se parliamo di turismo fluviale e di
    intermodalità con le ciclovie (ad esempio VENTO), la vera peculiarità del Po è
    quella di essere rimasto praticamente l’unico grande fiume a corrente libera
    d’Europa: cioè l’attrattiva da sbandierare verso il turista europeo (oltre a
    quelle naturalmente delle varie eccellenze locali in tema di cultura, qualità delle
    produzioni alimentari, ecc). Per il resto i nostri politici dovrebbero aver capito che la navigazione per il
    trasporto di merci non ha più alcun futuro in Val Padana. Allora se parliamo di
    turismo e di navigazione commerciale, devono essere le imbarcazioni che
    navigano ad adattarsi al Po (come ha ben dimostrato NAVIPO) e non viceversa, se
    non altro perché costa meno! Un ultimo appunto. Mi risulta che nell’area
    interessata dal Contratto di fiume sono presenti due Parchi locali
    sovracomunali, i Plis del Po e del Morbasco e il Plis della Golena del Po che
    negli ultimi 20 anni hanno svolto un ruolo fondamentale per la riforestazione
    della golena fluviale (circa 200 ettari di nuovi alberi), nella sua
    valorizzazione e nella diffusione della
    tutela ambientale e paesaggistica come modello di governance. Ebbene, non
    averli considerati come interlocutori in un progetto che mira a migliorare
    l’ambiente fluviale mi pare quanto meno singolare.