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Ex Bertana, timori per
l'occupazione dopo gli
arresti in Polonia

Ci sono seri timori alla Pini Italia, l’ex Bertana di Castelverde, per il futuro lavorativo degli operai dell’azienda a causa degli arresti in Polonia dopo il blitz del 5 dicembre scorso nello stabilimento di macellazione Pini Polonia di Kutno, del gruppo Pini, che gestisce tra gli altri anche l’ex Bertana. Otto le persone finite in manette legate alla Pini Polonia. Fermato anche l’imprenditore valtellinese Piero Pini, poi liberato per problemi di salute. Le accuse che gli agenti del Central Bureau of Investigation contestano sono quelle di Iva non versata, riciclaggio di denaro e contratti di lavoro non idonei. Dunque una nuova tegola, dopo quella dell’anno scorso relativa al mancato rinnovo del contratto di lavoro per buona parte dei 70 dipendenti della Pini Italia, si abbatte sui lavoratori dello stabilimento di Castelverde. Così come tempo fa era tramontato il sogno di costruire a Manerbio uno dei macelli di suini più grandi d’Europa. L’opinione pubblica e molti posti di lavoro andati in fumo avevano convinto i vertici a potenziare lo stabilimento già operativo in Polonia. Secondo gli agenti di Lodz, il mattatoio di Kutno, città industriale in stile sovietico che sorge 125 chilometri a ovest della capitale Varsavia, sarebbe stato al centro di una complessa rete finanziaria costruita ad hoc per eludere il fisco locale. Gli inquirenti polacchi avrebbero quantificato perdite per il Tesoro di almeno 35 milioni della moneta locale. Il macello, in sostanza, avrebbe generato un gran numero di fatture false relative alla presunta occupazione, formazione, vitto e alloggio dei dipendenti. In tutto, a pieno regime, l’azienda avrebbe fatto lavorare 1.300 persone con un indotto di 15 mila addetti e un fatturato annuo stimato in 400 milioni. Una notizia rimbalzata anche nel nostro territorio che sta creando non poche preoccupazioni nel mondo degli allevatori per le possibili ripercussioni economiche locali. Dall’azienda di Castelverde sono comunque arrivati segnali di rassicurazione. Piero Pini si è difeso e si è dichiarato a disposizione delle autorità, prendendo le distanze dall’accusa di creazione di società fittizie per l’evasione dell’Iva e sottolineando l’impegno dell’azienda che da oltre 40 anni è attiva in Polonia. Anche il figlio Marcello ha sottolineato l’impegno della società sul fronte dell’occupazione.

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