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Nuovo sciopero sui bus Km
La strategia tedesca
gela i rapporti sindacali

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Lo stile tedesco nella gestione dei rapporti sindacali non piace ai dipendenti di Km, l’azienda che gestisce gli autobus urbani ed extraurbani, entrata a far parte del gruppo Arriva (controllato da Deutsche Bahn) dopo che Aem ha deciso di uscire dalla compagine societaria di cui deteneva la maggioranza. Il nuovo corso sta deteriorando i rapporti orami da mesi e venerdì le segreterie regionali dei Trasporti di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto un nuovo sciopero, dopo quello dello scorso 15 novembre. Lo sciopero si estenderà sulle 24 ore di venerdì 13 gennaio, con le fasce di garanzia dalle 06.00 alle 09.00 e dalle ore 11.30 alle ore 14.30 (info al numero verde 800 070 166 o il centralino di KM S.p.A.). E non sarà solo Cremona a scioperare, ma tutti i lavoratori del gruppo in Lombardia, dove Arriva è presente nelle province di Bergamo, Brescia e Lecco. I problemi sul tappeto sono molti, ma in particolare, scrivono le segreterie territoriale di Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil, derivano dalla “chiusura insoddisfacente delle trattative aziendali svolte nei mesi di novembre e dicembre”, basate su una piattaforma sindacale che prevedeva accordi territoriali in materia di orario di lavoro, agente unico, inidonei, accorpamenti depositi e tariffe, malattie, ferie, sinistri. Già diversi i tentativi di intesa falliti: procedura di raffreddamento del 23 settembre scorso,  tentativo obbligatorio di conciliazione presso la prefettura di Milano del 6 ottobre, respingimento della richiesta di incontro inoltrata dalle segreterie regionali al gruppo Arriva il 22 settembre. Fino, appunto, al fallimento delle trattative territoriali, che hanno fatto precipitare la situazione fino alla proclamazione dello sciopero di venerdì.

Nell’ultimo sciopero del 15 novembre l’adesione era stata alta e il sindacato, come spiega il responsabile della Filt Cgil locale Gian Pietro Gusmini: “Come sindacati ci dispiace arrecare danni all’utenza, ma auspichiamo un adesione massiccia, come era stata a novembre, attorno al 90%. Ci sono tre questioni  imprescindibili: mantenimento delle tutele e delle condizioni economiche in essere per i dipendenti; sottoscrizione di un protocollo di relazioni sindacali; mantenimento dei livelli occupazionali, questione che a Cremona è strettamente legata alla faccenda degli inidonei”. La preoccupazione maggiore è legata alla scelta unilaterale di Arriva di passare dal contratto finora in vigore (Asstra, legato alle ex municipalizzate) a quello delle aziende di trasporto pubblico private (Anva). Una scelta legittima, ma peggiorativa, come spiega Gusmini e che avrebbe richiesto un diverso approccio aziendale. Di questo i sindacati cremonesi avevano già discusso coi rappresentanti locali di Arriva presso la sede degli industriali durante lo sciopero del 15 novembre. Ma il risultato era stato deludente: “Ancora un nulla di fatto questa mattina – scrivevano una nota Cgil, Cisl e Uil Trasporti – La chiusura totale dell’azienda sui tre punti non può certo favorire una trattativa né tantomeno possiamo accettare una contrattazione collettiva a senso unico da cui si spera non arrivino solo brutte notizie”. Tra gli elementi peggiorativi del nuovo contratto che dovrebbe entrare in vigore dal 1 febbraio, questioni come il trattamento economico riservato ai lavoratori in caso di malattie prolungate, la ricollocazione dei lavoratori non più idonei al servizio di autista (a Cremona c’è un caso grave), ma anche questioni apparentemente di poco conto come il contributo di circa il 30% richiesto al singolo lavoratore per il mantenimento della divisa (che nel contratto in essere è tutto a carico del datore di lavoro). “L’azienda – spiega Gusmini – motiva queste scelte per uniformare i contratti in vista delle prossime gare per il servizio. Ma a Cremona la gara non avverrà prima del 2020. E a questo proposito, sarebbe bene che l’autorità di bacino, che gestirà la gara, ponga in essere dei meccanismi di controllo per salvaguardare non solo servizio e utenti, cosa doverosa, ma anche i lavoratori delle aziende di Tpl”.

Lo scenario, mai facile tra azienda e lavoratori anche prima dell’arrivo del gruppo tedesco, è drasticamente peggiorato dall’estate del 2016, quando le società del gruppo Arriva, tra cui Km, hanno rotto unilateralmente le relazioni. Come scrivevano i sindacati nello spiegare le motivazioni del primo sciopero, “il gruppo Arriva è di proprietà della Deutsche Bahn per il quale svolge funzione di divisione per il trasporto pubblico locale fuori dalla Germania, con 55900 dipendenti in 14 paesi europei. Non siamo in presenza di situazioni di criticità economica. Anzi in questi anni il gruppo Arriva ha realizzato in tutte le sue aziende italiane buoni risultati di bilancio (in parte immaginiamo girati alla casa madre). … Questa importante multinazionale del trasporto ha deciso, anche per risolvere le difficoltà legate ad una mancata espansione nel mercato italiano, di affrontare le gare che si terranno per definire l’affidamento del servizio sui diversi territori, puntando esclusivamente a comprimere  il costo del lavoro, i salari dei lavoratori e i diritti maturati nel corso di tanti anni. … A chi giova, oltre alla proprietà tedesca, questa politica? Le gare, pure necessarie, devono necessariamente essere uno strumento di taglio dei salari e peggioramento del servizio?”

g.biagi

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