Cronaca

Uomini forti e donne accudite: il “Patriarcato Mediterraneo” di Vannacci accende la polemica

A favore l'esponente di Futuro Nazionale a Cremona Simona Sommi, contraria invece Vittoria Loffi del Partito Democratico: le ragioni dell'una e dell'altra parte

Nella foto: Simona Sommi (a sinistra) e Vittoria Loffi (a destra)
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“Bisogna formare maschi forti, capaci di dominare emozioni e passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società”.
Parola del generale Roberto Vannacci, che nei giorni scorsi ha presentato le linee programmatiche del suo partito.
Tra i punti considerati inderogabili, anche il cosiddetto “patriarcato mediterraneo”: un modello che, secondo il leader di Futuro Nazionale, salverebbe la figura femminile dalla violenza dell’“uomo debole”.

Un’uscita che ha inevitabilmente creato scalpore, anche all’ombra del Torrazzo.

“La volontà è stata quella di dare un’accezione diversa e positiva a un concetto che nel tempo è stato riempito di significati negativi, come l’idea della donna angelo del focolare – spiega Simona Sommi, tesserata di Futuro Nazionale a Cremona –. Oggi le donne sono indipendenti, fanno politica, lavorano, crescono i figli: sono delle superwoman”.

Ma che cosa si vuole trasmettere con questo concetto? “Esiste un elemento fondamentale, riconosciuto anche dalla Costituzione: la famiglia, nucleo della società – prosegue Sommi –. Il concetto di uomo forte, accostato al patriarcato mediterraneo, riguarda l’uomo che, come insegnano studi psicologici e sociologici, esercita violenza proprio quando non è forte, quando non sa controllare emotività e rabbia. Il patriarcato mediterraneo non è un ritorno anacronistico al passato, ma l’applicazione di strumenti educativi che servono a far crescere gli uomini forti di domani. Chi sono? Coloro che riescono a dominare le passioni”.

Di tutt’altro avviso Vittoria Loffi, consigliera comunale del Partito Democratico: “Su una cosa con Vannacci siamo d’accordo: il patriarcato esiste. Probabilmente lo vediamo da due punti di vista opposti. Il patriarcato è una struttura sociale da superare, non da proteggere. Vannacci richiama l’immagine dell’uomo mediterraneo, passionale, che riporta alla narrazione del crimine per amore o gelosia, come spesso accade nei femminicidi: atti raccontati come gesti di passione, quando invece sono la volontà di eliminare una persona che non si può possedere”.

La donna che vuole Vannacci – aggiunge Loffi – è una figura stereotipata, confinata nel ruolo di cura e nella funzione riproduttiva. Ma anche il modello maschile che propone è dannoso: incasella l’uomo in una figura forzata, senza libertà di esprimersi o autodeterminarsi”.

Oltre alla remigrazione, alle “quote azzurre” e alla centralità della famiglia naturale, Vannacci critica anche la legge sul femminicidio.

L’uomo forte ha come faro la disciplina di sé e l’onore – ribadisce Sommi –. C’è un richiamo alle nostre radici greche e cristiane. L’uomo forte non esercita violenza: si domina, collabora con la donna e vede nella famiglia un valore. Non servono leggi che definisce barbare o anacronistiche, come quelle sventolate da certa sinistra. La legge sul femminicidio dimostra come viene interpretata la parità tra uomo e donna”.

“Patriarcato mediterraneo e femminicidio sono collegati – aggiunge –: una donna realizzata non ha bisogno di protezione, ma di sentirsi amata e accudita. Il femminicidio è un omicidio: non dovrebbero esistere categorie che ghettizzano donne, persone gay o altre identità. Siamo tutti uguali”.

Loffi ribatte: “Il concetto di protezione implica possesso. È la stessa dinamica alla base dei femminicidi che lui nega. I dati del Viminale mostrano che la maggior parte dei casi avviene in famiglia, per mano del partner o dell’ex. La protezione promessa si trasforma in paura e poi eliminazione della persona. Proporre questi modelli non è per il bene delle donne: significa ricondurle a ruoli che conoscono da decenni e che oggi suonano distopici”.

“Vannacci cita modelli nordici come esempi di parità – conclude Loffi –. Peccato che molti atti di violenza, in quei contesti, prescindano dal consenso della donna. È una visione antitetica alla parità e alla libertà femminile”.

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