Cronaca
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Tamoil, il sindaco ai Radicali: 'Bonifica impossibile senza smantellamento impianti'

Per ora la bonifica del sito della raffineria Tamoil dovrà aspettare. Lo scrive il sindaco Gianluca Galimberti che lo scorso 24 gennaio ha risposto ad una lettera aperta inviata il 16 dicembre dai radicali cremonesi Sergio Ravelli e Gino Ruggeri. Nella missiva, i radicali chiedevano la revisione degli obiettivi di bonifica, considerando non adeguato il progetto di messa in sicurezza operativa (miso) che prevede il sostanziale confinamento della contaminazione all’interno del sito produttivo. “In riferimento alla bonifica delle aree interne”, scrive il sindaco, “nel caso di reindustrializzazione di siti contaminati, nonché nel caso di chiusura di impianti di raffinazione e loro trasformazione in depositi, i sistemi di messa in sicurezza operativa già in atto possono continuare ad essere esercitati senza necessità di procedere contestualmente alla bonifica, previa autorizzazione del progetto di riutilizzo delle aree interessate. Pertanto sarà possibile parlare di bonifica o di altri interventi solo dopo lo smantellamento degli impianti, e la verifica, prima dell’autorizzazione di un progetto di riutilizzo, della compromissione o meno delle matrici ambientali, il cui completo ripristino è obiettivo dell’amministrazione”. “Nel frattempo”, si legge nella lettera, “l’attività della barriera idraulica e il ripristino delle aree esterne vengono monitorati costantemente dagli enti preposti al controllo, e viene data costante informativa attraverso i risultati periodici dei monitoraggi e dell’andamento delle concentrazioni degli inquinanti resi noti nei vari Osservatori Tamoil”.
Per Ravelli e Ruggeri, rispettivamente presidente e segretario dell’Associazione radicali Cremona, “la risposta del sindaco non coglie l’opportunità di perseguire obiettivi di qualità ambientale prima dello smantellamento definitivo degli impianti e della presentazione del progetto di ripristino”. “La sentenza emessa il 20 giugno scorso dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia”, ha ricordato Ravelli, “ha confermato la presenza di una sorgente unica di contaminazione all’interno della raffineria che si estende all’esterno, essendo il cosiddetto taglione assolutamente ininfluente. Di conseguenza il prodotto libero (surnatante) disperso nel sottosuolo della raffineria è emigrato verso le aree esterne non di proprietà e non di competenza della Tamoil causando danni ambientali e forse sanitari”. Dunque, per i radicali, “le attività di messa in sicurezza adottate non sono sufficienti. Queste devono fermare la contaminazione al confine del sito Tamoil, incluso il surnatante. Di conseguenza il quadro amministrativo che si è definito dal 2008 può e deve essere modificato alla luce delle evidenze tecniche e di responsabilità emerse dal processo Tamoil”.
“Ribadiamo”, concludono i radicali, “che il procedimento può essere modificato direttamente dal Comune che ne è il responsabile, anche rispondendo ad una istanza di terzi interessati (i cittadini, ad esempio)”.

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