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Violenza sessuale
su minori: per Garioni
chiesto il rinvio a giudizio

Nella foto, Garioni (a destra) con uno dei suoi avvocati Michele Tolomini

La procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio di Giuseppe Garioni, 55 anni, dipendente dell’amministrazione provinciale ed ex presidente della società di calcio Il Torrazzo, accusato di violenza sessuale su minori aggravata dall’abuso di autorità e di prostituzione minorile. L’udienza preliminare nei confronti di Garioni, che è ancora sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora, si terrà il prossimo 15 dicembre davanti al gup Letizia Platè.

Garioni, difeso dagli avvocati Michele Tolomini e Luigi Frattini, era  finito agli arresti il 14 dicembre scorso da parte degli uomini della squadra mobile. Secondo l’accusa, per anni avrebbe approfittato della sua posizione per usare violenza sui giovanissimi giocatori con carezze e toccamenti nelle parti intime. Solo in un caso l’indagato avrebbe pagato uno dei ragazzini per gli abusi. Ad incastrare il 55enne, le telecamere, le intercettazioni e le testimonianze incrociate degli stessi ragazzi che oggi hanno tra i 15 e i 16 anni e che, una volta rotte le iniziali reticenze, hanno fornito alla polizia gli stessi, inquietanti particolari.

Gli abusi sarebbero avvenuti sia negli spogliatoi, che nell’ufficio del presidente che nella sua abitazione. Sei i casi contestati nei confronti di dodicenni nati in Italia ma stranieri, molti con situazioni economicamente difficili alle spalle, mentre altri episodi, con vittime solo italiane, sono già caduti in prescrizione. Lo scorso 22 marzo, davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi, con la formula dell’incidente probatorio erano stati sentiti i presunti abusati, dieci ragazzi, otto minori e due nel frattempo diventati maggiorenni, tutti stranieri nati in Italia, per lo più nordafricani.

Quanto emerso nel corso dell’esame avrà valore di prova in un eventuale processo. I ragazzi avrebbero confermato i toccamenti, qualcuno avrebbe parlato di ‘solletico’, altri avrebbero ridimensionato i fatti. In un caso, invece, l’accusa sarebbe stata smentita. L’indagine era partita da uno dei maggiorenni, ora recluso nel carcere di Pavia. Il ragazzo si era confidato con un compagno di cella che aveva segnalato il fatto inviando uno scritto in procura. Il giovane, successivamente sentito dagli inquirenti, non aveva negato le accuse, ma le avrebbe ridimensionate.

Sara Pizzorni

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