Cronaca
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Spaccio nei pressi della Casa dell'accoglienza. Altro rinvio, il giudice 'bacchetta' i cc

Era attesa per oggi la sentenza nei confronti di Endurance Yare, 25enne nigeriano, incensurato, richiedente asilo, accusato di spacciare hashish a clienti minorenni nei dintorni della Casa dell’accoglienza, dove per un periodo era stato ospite. Il collegio, composto dal presidente Giuseppe Bersani con a latere i giudici Francesco Sora ed Elisa Mombelli, è stato costretto ad un nuovo rinvio dell’udienza a causa dell’assenza dell’ultimo testimone da sentire. Per il teste, già sanzionato perché avrebbe dovuto essere presente nella precedente udienza, i giudici avevano ordinato per oggi l’accompagnamento coatto da parte dei carabinieri della Stazione di Cremona. I militari, però, non hanno eseguito l’ordine del tribunale, non inviando in merito alcuna comunicazione. “Si risponde persino ai biglietti d’auguri”, ha detto, con disappunto, il presidente Bersani, costretto a disporre un nuovo accompagnamento coatto. “Rilevato che il teste non è presente”, è stato fatto verbalizzare, “e che nessuna comunicazione è pervenuta a questo tribunale da parte dei carabinieri, si rende necessaria l’audizione del teste con urgenza in quanto l’imputato è detenuto”. Il giudice ha poi disposto che “il comando provinciale dei carabinieri fornisca giustificazioni in ordine alla mancata esecuzione dell’accompagnamento coattivo previsto per oggi”. Da parte sua, la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Gianluca Monti, non ha aderito alla richiesta del pm Francesco Ignazio Abbadessa di acquisire le dichiarazioni rilasciate a suo tempo dal teste davanti ai carabinieri, ritenendo dunque necessario sentirlo in aula. L’udienza, a questo punto, è stata rinviata al prossimo 9 gennaio per l’audizione del teste e per la sentenza.

Oggi, intanto, è stato sentito Agostino, classe ’94, di Cremona, anche lui teste multato la scorsa udienza perchè assente. “Ne conosco varie di persone della Casa dell’accoglienza”, ha detto il giovane. “Vado da loro ad acquistare stupefacenti”. L’anno scorso, Agostino andava tre volte a settimana e chiedeva ‘fumo’ per cinque euro. All’inizio della sua deposizione, il teste ha detto di non riconoscere l’imputato, presente in aula. Lo aveva però indicato in foto all’epoca dei fatti quando era stato sentito dai carabinieri dopo l’arresto del nigeriano, avvenuto il 20 febbraio dell’anno scorso. Il giovane, però, ha detto di non essere stato sicuro neanche quel giorno e che aveva indicato l’imputato in foto “perchè i carabinieri erano stati insistenti”. Eppure lo aveva descritto: “di colore, alto 1,70, capelli corti e barba”. Alla fine, al termine dell’udienza, il giovane ha riconosciuto Yare come uno dei suoi pusher. “E’ sicuro?”, gli ha chiesto il presidente Bersani. “Sì, sì, era lui”.

Sara Pizzorni

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