Cronaca
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Furti al Foppone: dipendente infedele incastrata dall'occhio elettronico. Sentito il titolare

L’avvocato Cortellazzi

“Mi sono accorto che qualcosa non andava perché non mi quadravano mai i conti. Dalla dispensa mancavano bottiglie di grappa, olio, vino e carne”. Così ha testimoniato oggi in aula Claudio Violanti, titolare dell’osteria ‘Il Foppone’, parte civile attraverso l’avvocato Massimilano Cortellazzi nei confronti di Lucretia, 49 anni, romena, ex dipendente del locale accusata di furto. “Dal 2009 i conti non tornavano”, ha raccontato Violanti al giudice Giulia Masci. “Nella dispensa avevo accesso io, i dipendenti, chi consegnava la merce e qualche amico. Avevo pensato a qualche operaio o a qualche amico che girava nel locale. Così ho chiesto aiuto a mio cugino che è un elettricista e gli ho fatto installare una telecamera con sensore di movimento: ad ogni accesso si attivava e registrava”. Nel novembre del 2012 le immagini della telecamera immortaleranno la dipendente infedele prendere alimenti e bottiglie dagli scaffali e riporli in una borsa. Il video è agli atti. “Succedeva una volta o anche di più al giorno”, ha spiegato il titolare, che nel maggio del 2013 aveva sporto denuncia nei confronti della donna, dipendente del locale dal 2009 al 2013. Nello studio del suo legale, Violanti aveva avuto anche un incontro con i sindacati. “Mi avevano detto che non potevo mettere la telecamera, ma quando hanno visto le immagini hanno detto che la signora sarebbe stata indifendibile”.

Oltre al titolare sono state sentite due dipendenti: la prima, figlia dell’imputata, ha lavorato nel locale come cuoca dal 2006 al 2017. “Eravamo d’accordo con il titolare che se ci serviva qualcosa lo potevamo prendere: per esempio se non c’era tempo di fare la spesa potevamo prendere un litro di latte o un pò di farina. I soldi li davamo a lui. Oppure alimenti che non venivano consumati o avanzi dei cibi cucinati”.

“C’era la possibilità a fine giornata di portare a casa degli avanzi”, ha ribadito a sua volta l’altra testimone, dipendente dal 2006 al 2016. “Io personalmente prendevo delle cose dalla cucina, dalla dispensa o dal frigo e poi le segnavo su un foglio e le pagavo a Claudio. Quando ad esempio non avevo più olio a casa lo prendevo dal locale, oppure della frutta. Ho anche comprato due bottiglie di vino. Non c’era un foglio comune sul quale annotare ciò che si prendeva. Io avevo il mio”.

L’udienza per la sentenza è stata aggiornata al prossimo 30 aprile. L’imputata è difesa dall’avvocato Cesare Grazioli.

Sara Pizzorni

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