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Nuovi vertici nel gruppo
Piccola Industria:
presidente William Grandi

Rinnovati i vertici della Piccola Industria di Cremona di Assoindustria, per il mandato 2018-2022, a scadenza della presidenza di  Manuela Bonetti. L’elezione ha anticipato il convegno “Flat Tax Si, Flat Tax NO? Quale riforma fiscale per il rilancio della nostra economia” svoltasi al Museo del Violino. Il Comitato Piccola Industria di Cremona risulta quindi così costituito:

Presidente: William Grandi (azienda: Prohos Chemicals Srl); vicepresidenti: Claudio Aiolfi (azienda: Officine Aiolfi Srl) Giuseppe Invernizzi (azienda: Invernizzi SpA) Beatrice Oppi (azienda: Oppi Industria Alimentare Srl). Consiglieri: Paolo Aramini (azienda: Aramini Srl) Luciano Bregalanti (azienda: Apis Srl) Marina Oneda (Euromet Srl) A seguito dell’assemblea privata elettiva si è tenuto, nell’auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino di Cremona, il Convegno dedicato al tema della Flat Tax moderato dalla giornalista Jole Saggese. Dopo il saluto introduttivo del neopresidente Grandi, si è tenuta una tavola rotonda fra Armando Siri, ideatore della Flat Tax al 15%, Anna Lisa Baroni, sostenitore della Flat Tax al 23% e Mario Mazzoleni, contrario all’imposizione di una “tassa piatta”.

L’INTERVENTO DI GRANDI IN APERTURA DEL CONVEGNO – “Le piccole imprese italiane hanno un problema di competitività legata sicuramente ad una serie di limiti del sistema Fiscale italiano, oggi uno dei più onerosi al mondo, anche se nel 2016 il suo peso è leggermente diminuito. L’OCSE, nel rapporto annuale sulle “Entrate da Tassazione” dei 35 Paesi membri, mostra che nel 2016 nella penisola le tasse sono state pari al 42,9% del PIL, livello che, pur in calo di 0.4% punti percentuali, dal 43.3% del 2015, si mantiene ben sopra la media OCSE che è del 34.4%. E allora è il momento per una riforma fiscale che porti ad un cambiamento ed ai risultati sperati. Perché è evidente che quando le riforme fiscali sono strutturate, come nel caso dell’ Iperammortamento per Industria 4.0, possono funzionare e portare ai risultati sperati.
Nel contesto nel quale viviamo non si sono ancora creati i margini per una consistente riduzione del prelievo fiscale di tipo permanente. Sarebbe invece opportuno avere la sicurezza di un Fisco semplice, prevedibile, bilanciato e potenziare gli strumenti di dialogo con l’amministrazione finanziaria. Queste ritengo siano misure funzionali che contribuiscano a stimolare ed attrarre maggiori investimenti, sia nazionali sia esteri. Certamente l’impresa, a sua volta, deve fare la sua parte predisponendosi al cambiamento, rispettando tutte le incombenze fiscali e di conseguenza contrastando l’evasione fiscale. Un fisco a supporto di investimenti e crescita. Da questo punto di vista ci sono diversi nodi da sciogliere. Se l’alto debito pubblico richiede prudenza sui tagli generalizzati dalle imposte, è però possibile rendere la tassazione più favorevole alla crescita economica e per questa via preparare il terreno per una riduzione della pressione fiscale.
Questo è anche un tema di governance: la politica fiscale ha bisogno di una regia chiara, ferma e coerente, che sappia essere immune da manovre volte solo a captare consenso politico e da interventi non sistematici. È necessario un profondo rinnovamento nelle relazioni Fisco-Impresa che, oltre all’aspetto quantitativo, ponga particolare attenzione ai profili qualitativi del rapporto d’imposta. Premiare l’impresa che investe, assume, innova. Occorre rifondare il rapporto fiscale partendo dalle regole di base, per ristrutturare la macchina amministrativa rendendola più solida ed in grado di produrre maggiore certezza giuridica. Modernizzare il sistema fiscale e rendere più efficiente l’azione amministrativa garantendo il coordinamento tra le iniziative di politica fiscale e gli obiettivi strategici del Paese. Probabilmente la Flat Tax potrebbe essere vista come un’opportunità di recupero e contrasto all’evasione, da applicarsi solo su quella parte di extra redditi che tutti saranno portati a dichiarare. Ci chiediamo se questo sia davvero possibile.
Il Paese è ancora troppo complicato e poco efficiente, rendendo più difficoltoso che altrove sviluppare idee innovative e assumersi il rischio. A questo si aggiunga che la permanenza, ancora oggi, di una cultura fiscale anti-industriale miope, che vive ancora l’industria e l’imprenditore come qualcosa di contrapposto al lavoro e alle famiglie, senza considerare che la realizzazione del lavoro avviene proprio nell’impresa. Un cambiamento in materia fiscale a favore delle imprese: questo è quello che auspichiamo”.

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