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Cacciavano cinghiali a
Spinadesco, ma c'era il divieto
Quattro pensionati a processo

Erano a caccia di cinghiali, ma in quel periodo, secondo l’accusa, c’era il divieto di cacciare qualsiasi specie di animale. Per questo motivo, Mario, Aldo, Decio e Renato, tutti piacentini di Fiorenzuola, Pontenure e San Polo, pensionati e da una vita con l’hobby della caccia, si sono ritrovati ad affrontare un processo penale davanti al giudice Maria Stella Leone. Da appurare dove effettivamente i quattro si trovassero: per la guardia volontaria che li aveva scoperti, erano nel comune di Spinadesco, sulla sponda destra del Po, quindi in territorio cremonese, dove era vietata la caccia, mentre al confine, in territorio piacentino, era previsto un piano di abbattimento dei cinghiali, territorio dove quindi la caccia era consentita. Secondo la guardia volontaria Fabio Guarreschi, che verrà a testimoniare il prossimo 18 ottobre, i quattro imputati, la mattina del 12 marzo 2016 erano fuori di 120 metri dal territorio piacentino. Quindi non avrebbero potuto cacciare.

Oggi in aula ha testimoniato un dipendente della polizia provinciale che su richiesta della guardia volontaria era intervenuto sul posto con un collega. “Tutti e quattro”, ha ricordato il testimone, “avevano il fucile da caccia calibro 12. Avevano i proiettili ma le armi erano scariche. Non abbiamo trovato animali abbattuti e non risulta siano stati sparati colpi di fucile”. “Ogni anno”, ha spiegato ancora il testimone, “la Provincia manda comunicazione per informare dove la caccia è consentita e a quali animali. Lì ci trovavamo al confine con la provincia di Piacenza dove invece era previsto un piano di abbattimento dei cinghiali”. Al dipendente della polizia provinciale i quattro cacciatori avevano esibito un documento rilasciato dalla Provincia di Piacenza sul quale c’era scritto che quella mattina stavano eseguendo il piano di abbattimento. “All’ingresso della zona”, ha ricordato il dipendente della polizia provinciale, “sulle piante c’erano dei cartelli di divieto di caccia, ma il confine tra le due province non era visibile sul terreno”.

“Siamo in un paese proprio strano”, hanno commentato a fine udienza gli avvocati Luigi Salice e Romina Cattivelli, difensori dei quattro pensionati, “in quanto sulla stessa linea di confine applicano regole diverse. Comunque con molta pazienza stiamo affrontando il processo”. Nel frattempo, però, ai quattro cacciatori è stato revocato il porto d’armi e finchè non ci sarà la pronuncia della sentenza non potranno cacciare.

Sara Pizzorni

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