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Trovati con esplosivo davanti
alla banca. I due anarchici
risarciscono il danno

Hanno risarcito il danno, Matteo Arisi e Matteo Colombani, i due cremonesi di 26 e 24 anni frequentatori del centro sociale Kavarna finiti a processo con l’accusa di deturpamento e danneggiamenti per aver imbrattato i muri dell’agenzia di Cremona della Banca di Piacenza di via Dante. All’istituto di credito i due imputati hanno versato la somma di 200 euro ciascuno ed ora potrebbero accedere all’istituto di messa alla prova. Questo era l’accordo stabilito lo scorso 10 maggio, data dell’ultima udienza, con il giudice Giuseppe Bersani: solo dopo aver dimostrato di aver risarcito il danno potranno accedere alla messa alla prova, e cioè alla possibilità offerta a chi ha commesso un reato di estinguerlo completamente concordando con il giudice un percorso di riabilitazione attraverso un lavoro di pubblica utilità. Oggi, però, a presiedere il procedimento al posto del giudice Bersani c’era il collega Francesco Sora, al quale l’avvocato Sergio Pezzucchi, dopo aver depositato il vaglia postale con l’avvenuto pagamento, ha rifatto istanza di messa alla prova. A questo punto il giudice ha rinviato l’udienza al 19 gennaio. Entro quella data verrà predisposto un programma di messa alla prova da parte dell’ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) che poi dovrà essere vagliato e approvato dal magistrato.

‘Aro’ e ‘Colo’, i soprannomi dei due imputati, erano stati arrestati nel febbraio del 2013 dai carabinieri che li avevano fermati poco prima che facessero esplodere un ordigno rudimentale davanti alla banca.
All’epoca dei fatti i due cremonesi erano stati trovati in possesso di un candelotto artigianale pronto a deflagrare, e i carabinieri avevano ipotizzato che nel mirino, per un’azione dimostrativa con finalità eversive, ci fosse la Banca di Piacenza.

Nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 febbraio, attorno alle 4, i due imputati erano stati notati da un tassista armeggiare nei pressi di un’auto parcheggiata in via Platani. All’arrivo dei carabinieri, i due ragazzi avevano cercato di darsi alla fuga a piedi, ma erano stati presi poco dopo. In prima battuta si pensava ad un semplice tentativo di furto di auto, invece durante i controlli sotto la macchina era stato trovato un candelotto di polvere esplosiva lungo 20 centimetri e bicchierini di vernice rossa, nascosti poco prima del tentativo di fuga. ‘Una bomba di vernice’ che avrebbe comunque potuto provocare danni. Sulle pareti della banca era poi comparsa la scritta nera ‘Chi la fa l’aspetti’ e tra gli oggetti appartenenti ai due cremonesi, oltre ad accendini, erano stati trovati un coltellino e sacchi neri, presumibilmente da usare per coprirsi il volto, e bombolette spray di colore nero.

Alle loro spalle, già segnalazioni per partecipazioni a manifestazioni non autorizzate, e in più per il 26enne una denuncia per aver esibito in pubblico una mitraglietta che in realtà era un giocattolo. I due erano finiti in manette, ma erano stati scarcerati subito dal pm Francesco Messina secondo il quale non era ravvisabile l’imputazione più grave, e cioè quella di aver cercato di concretizzare un atto di terrorismo contro l’istituto di credito. Quando erano stati presi, davanti ai carabinieri si erano dichiarati prigionieri politici, circostanza che poi gli stessi avevano smentito al loro avvocato.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Mario Rossi SV

    uno cerca di far esplodere una banca e con 200 euro se la cava….mah…

  • Jo lega

    Oltre a 10 frustate fate loro cancellare tutte le scritte sui muri della citta