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Peculato, a processo il capo
dei vigili di Sospiro. L'accusa:
'Intascò i soldi delle multe'

Nella foto, il comandante Gerevini con il suo avvocato Curatti

Si è aperto oggi davanti al collegio composto dalla presidente Anna di Martino con a latere i colleghi Francesco Sora e Giulia Masci il processo per peculato nei confronti di Massimo Gerevini, comandante dei vigili di Sospiro che secondo la procura si sarebbe intascato il denaro delle contravvenzioni elevate al codice della strada. Proprio a causa di questa vicenda, che sarebbe andata avanti fino al settembre del 2013, a febbraio dell’anno successivo Gerevini era stato sospeso cautelativamente con decurtato mezzo stipendio. Contro il provvedimento c’è un ricorso ancora pendente. Il Comune di Sospiro, nella persona del sindaco Paolo Abruzzi, si è costituito parte civile. Abruzzi è assistito dall’avvocato Marcello Lattari, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Luca Curatti.

I cinque testimoni del pm e della parte civile testimonieranno all’udienza fissata per il 4 dicembre. Sul banco dei testimoni saliranno l’ex sostituto commissario della squadra mobile, ora in pensione, Gianbattista Bellomi, il responsabile della polizia postale Alberto Casarotti, le due agenti della polizia municipale di Sospiro Barbara Fantigrossi ed Emanuela Nervi, il sindaco e il revisore contabile. Il processo dovrebbe concludersi in una sola udienza.

“Il mio assistito era un pò agitato perchè non è abituato a frequentare le aule di giustizia”, ha detto l’avvocato Curatti, “ma è sereno e respinge in toto tutte le accuse”.

Per l’accusa, il comandante Gerevini si sarebbe impossessato, “mediante falsificazione dei bollettari delle ricevute di pagamento ‘per cassa’ e di quello del sistema informatico denominato ‘Concilia’ in uso al Comune, della somma di 42.814,50 euro relativa ai proventi contravvenzionali e quelle derivanti dall’occupazione del suolo pubblico da parte dei commercianti”.
Era proprio il comandante a gestire il denaro delle multe. Di alcune irregolarità relative ai pagamenti dei verbali delle infrazioni ci si era accorti nel 2013 nel corso di un controllo interno effettuato mentre il comandante era in ferie. A quel punto erano stati avvertiti il revisore dei conti, il sindaco e il segretario comunale, e l’indagine era stata portata avanti dagli uomini della Questura.

“Sono stato accusato da subito, ma contro di me non ci sono prove”, si è sempre difeso il capo dei vigili, che deve anche rispondere dei reati di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e di falsità di documenti informatici.
“Tutta l’attività di indagine”, aveva già detto il suo difensore, “non ha dimostrato in alcun modo la responsabilità del comandante in alcuno dei fatti a lui ascritti. Il dibattimento raccoglierà, esaminerà e valuterà tutto questo nel modo migliore. Rimane l’amarezza per una carriera pluriennale dedicata dal comandante al servizio dei cittadini di Sospiro senza la minima pecca o rimprovero fino ad oggi”.

Sara Pizzorni

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