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Omicidio Frank, per i
due indiani cremonesi
una condanna definitiva

Nella foto, l'arresto di Gurjeet Singh

Quattro le condanne definitive emesse dalla Corte di Cassazione in merito all’omicidio di Frank Seramondi e della moglie Giovanna Ferrari avvenuto l’11 agosto del 2015 nella loro pizzeria di via Valsaviore a Brescia e al ferimento, avvenuto un mese prima, del dipendente albanese Arben Corri. Confermati i due ergastoli per il pakistano Mohammad Adnan e per l’indiano Sarbjit Singh, i due esecutori materiali del duplice delitto. Confermata anche la pena di 19 anni per Santokh Singh, l’indiano che aveva contribuito alla realizzazione del piano criminale. L’uomo non è stato ritenuto colpevole dell’omicidio di Giovanna Ferrari.

Per quanto riguarda invece gli altri due imputati, i due indiani residenti nel cremonese, la Cassazione ha confermato per Gurjeet Singh, detto ‘Jetta’, residente a Robecco d’Oglio, la condanna a sei anni per aver fornito le armi. Per ‘Jetta’ è stato anche disposto un nuovo processo per una confisca eseguita nei suoi confronti. Per l’imputato, il pm di primo grado Valeria Bolici aveva chiesto l’ergastolo. Per la procura, l’indiano avrebbe procurato l’arma, concorrendo così nell’omicidio, essendo lo stesso a conoscenza che il delitto sarebbe stato commesso. Ribaltata, invece, la decisione per Jasvir Lal, connazionale di Offanengo, in appello condannato a 5 anni e 4 mesi per la ricettazione del fucile. Nei suoi confronti, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di secondo grado con rinvio ad un nuovo processo.

“Superficiali” sono state definite dal difensore di Lal, l’avvocato Stefano Paloschi, le due precedenti sentenze di condanna. “La posizione del mio assistito”, ha spiegato il legale, “è stata sempre equiparata a quella di Gurjeet Singh, mentre invece non sono affatto confrontabili. Il mio cliente, a differenza dell’altro imputato, non è mai menzionato negli interrogatori, nè nelle intercettazioni, tranne nell’ultimo interrogatorio reso da uno degli autori materiali del delitto”. L’avvocato Paloschi e la sua collega Daniela Vernia hanno sostenuto che su Lal i riscontri per confermare la condanna non erano sufficienti.

Per l’accusa, intorno al 13 aprile del 2015, Gurjeet Singh e Jasvir Lal avrebbero venduto ai killer il fucile Breda con le dimensioni delle canne alterate per aumentarne la potenzialità e renderne più agevoli il porto, l’uso e l’occultamento. Il duplice omicidio dei due coniugi era stato compiuto a causa di “torti asseritamente subiti in ambito imprenditoriale”.

Sara Pizzorni

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