Un commento

80 anni fa le leggi razziali:
come poter trovare qualcosa
di buono nel fascismo?

Lettera scritta da Mariella Laudadio

Gentile Direttore,

sabato scorso la RAI, in occasione dell’80esimo anniversario dell’entrata in vigore delle leggi razziali in Italia, ha trasmesso il programma di Alberto Angela, che cominciava con il ricordo della deportazione degli ebrei romani avvenuta il 16 ottobre di 80 anni fa.

Ho visto in passato altre trasmissioni simili, tutte toccanti e fonte di riflessione profonda sull’orrore di quelle leggi e delle conseguenze. Ma la trasmissione di sabato mi ha lasciato muta e piegata come quando si riceve un pugno nello stomaco: la rinnovata certezza che noi, sì proprio noi italiani siamo stati capaci di prendere parte a questa tragedia, con le delazioni contro gli ebrei italiani (poche o tante che differenza fa?) ma soprattutto con l’indifferenza della maggioranza dei cittadini mi ha tolto ancora una volta il fiato.

La trasmissione si è chiusa con l’inquadratura di un grande mucchio di scarpette di bambini finiti nelle camere a gas (dopo essere stati spogliati e rasati- i loro capelli servivano per confezionare le coperte dei soldati tedeschi), mucchio su cui spiccava un paio di scarpette rosse che ha ispirato la toccante poesia di Joyce Lussu “C’è un paio di scarpette rosse”. “…scarpa numero 24 per l’eternità, perché i piedini dei bambini morti non crescono…”

Mi chiedo, alla luce di questi che sono fatti tragicamente incontrovertibili, come sia possibile che esistano ancora persone che riescono a trovare qualcosa di buono nel regime fascista.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Andrea Ferrari

    Anche se la sua domanda merita rispettoso silenzio, come condivisione, mi permetto di aggiungere. Ma non si vergognano questi nostalgici del fascismo a sentirsi complici.
    Ma poi penso che i manicomi sono stati chiusi e allora la mia compassione è comprensibile.