Un commento

Rissa Casapound-Dordoni
Agguato o provocazione?
Il racconto degli imputati

Per gli esponenti di Casapound, la rissa scoppiata il 18 gennaio del 2015 sul piazzale del Foro Boario dopo il match Cremonese Mantova è partita da un ‘agguato’ da parte degli antagonisti del Dordoni. Di ‘provocazione’, invece, hanno parlato gli aderenti al centro sociale che temevano un attacco dei rivali. Oggi in un’aula presidiata dalle forze dell’ordine, a raccontare quanto accaduto quel giorno sono stati gli stessi imputati che hanno reso l’esame davanti al nuovo collegio composto dal presidente Francesco Beraglia con a latere i giudici Francesco Sora e Chiara Tagliaferri. 17 le persone accusate di rissa aggravata, due di loro anche di tentato omicidio e tre pure di lesioni gravi.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, a processo rappresentata dal pm Lisa Saccaro, l’esponente del Dordoni Emilio Visigalli, insieme ai compagni Michele Arena e Alberto Birzi, avrebbero premeditato l’aggressione, organizzando un raduno sul piazzale e armandosi preventivamente di mazze. Mazze portate al Dordoni dagli otto autonomi imputati. Nel corso della rissa, Emilio Visigalli era rimasto ferito in modo molto grave, e proprio in seguito a quell’aggressione, i centri sociali, per il 24 gennaio successivo, avevano organizzato il corteo antifascista durante il quale erano scoppiati i noti episodi di devastazione e danneggiamento per cui sono già state emesse delle condanne.

Ma da chi era stato malmenato Emilio Visigalli?. In una delle precedenti udienze, a sorpresa, una testimone aveva dichiarato che a colpirlo a sprangate era stata una persona appartenente allo stesso centro sociale e non un esponente di Casapound.

Oggi un’altra versione l’ha fornita Gianluca Rossi, del Dordoni, l’unico degli imputati sentiti a sostenere di aver visto la scena del ferimento. Rossi ha puntato il dito contro Guido Vito Taietti, appartenente a Casapound. Sarebbe stato lui, con il manico di piccone imbracciato da Emilio, a sferrargli il primo colpo sulla fronte. Visigalli si era poi accasciato a terra ed era stato preso a calci da “quattro o cinque persone”, ha riferito Rossi, che però né lui né gli altri sono stati in grado di identificare.

Ma da cosa è stata provocata la rissa? La mattina del 18 gennaio sul portone della sede del Dordoni erano stati affissi adesivi con il logo di Casapound. La notizia si era diffusa durante la partita ed era stata ‘girata’ al gruppo del Dordoni che quel pomeriggio si trovava a Pizzighettone a casa di Filippo Esposti, uno degli imputati. La storia degli adesivi, alcune precedenti provocazioni all’indirizzo di Michele Arena, appartenente al Dordoni, e la voce che qualcuno di Casapound fosse stato notato nelle vicinanze della sede, aveva allarmato i ragazzi del centro sociale che avevano deciso di prendere le macchine e di raggiungere la sede.

“Una volta entrati”, ha ricordato Gianluca Rossi, “abbiamo sentito delle voci che provenivano dall’esterno. Era un gruppo di Casapound che ce l’aveva con Arena: ‘Vieni fuori’, si sentiva, in tono provocatorio, ma noi non riuscivamo a vedere. Ad un certo punto il portone si è aperto e ho visto Emilio Visigalli uscire con un manico di piccone in mano e andare verso questo gruppo di esponenti di Casapound”. “Volevo fermarlo e così ho cercato di raggiungerlo”, ha detto Rossi, che nel frattempo aveva indossato il casco e aveva afferrato un manico di piccone. “Avevo paura”, ha dichiarato. “A quel punto ho visto Visigalli parlare con Gianluca Galli, di Casapound. Emilio teneva il piccone in modo inoffensivo, e in quel momento ho notato Taietti afferrare con forza il manico di piccone di Emilio, colpendolo alla fronte. Ho poi visto Visigalli accasciarsi a terra e alcune persone che gli sferravano calci e pugni con forza inaudita. Al che si è scatenato tutto”. Rossi ha raccontato di essersi trovato faccia a faccia con Taietti con il quale aveva avuto uno scontro. “Agitavo il manico di piccone per difendermi, ho parato un suo colpo ma poi ne ho sentito un altro alla schiena, non so da parte di chi. Quando Andrea Romagnoli (del Dordoni) ha azionato l’estintore è stato possibile recuperare Emilio, che giaceva a terra, e trascinarlo all’interno del centro sociale. Intanto quelli di Casapound ci lanciavano addosso bottiglie e anche delle transenne. Quando ci siamo chiusi dentro, davano calci al portone”.

Completamente diversa la versione di Guido Taietti, di Casapound: “All’uscita dallo stadio ci siamo avviati alle nostre auto”, ha raccontato. “Ad un certo punto abbiamo visto otto o nove persone quasi tutte con indosso i caschi e armate di spranghe e mazze che evidentemente non avevano intenzioni pacifiche. C’è stato un momento di panico, Emilio Visigalli, che era a volto scoperto, insultava. Poi ha colpito Gianluca Galli sul fianco, mentre io, accorso in aiuto di Gianluca, sono stato preso alla testa. Poi Visigalli si è accasciato ma io non ho visto chi l’ha colpito”.

“Quando abbiamo visto il gruppo del Dordoni”, ha ricordato a sua volta Gianluca Galli, “era disposto su file diverse. Io ero più avanti degli altri e ho visto che c’era una situazione di pericolo. Visigalli mi minacciava di morte ed era a volto scoperto con una mazza in mano. Io ho alzato le mani e ho urlato di mettere giù le mazze, ma Visigalli mi ha colpito ripetutamente al fianco e alla testa, tanto che non ho più visto da un occhio. Poi ho solo sentito mazzate e rumori di bastoni prima che mi portassero via”. “A livello numerico eravamo pari”, ha ricordato Galli, che aveva rimediato lesioni superiori ai 40 giorni, “ma non a livello di armamentario”.

“Venite fuori che vi uccidiamo”, è la frase che sarebbe stata pronunciata dal gruppo di Casapound prima che scoppiasse la rissa e che è stata ricordata in aula da Michele Arena. “Temevamo un attacco e che loro fossero intenzionati allo scontro”, ha riferito Arena, che ha spiegato: “Ho visto uscire gente dal centro sociale. Erano in quattro o in cinque, qualcuno aveva dei caschi. Di fronte avevano appena girato l’angolo Gianluca Galli e altre persone di Casapound che si disponevano in schieramento. A quel punto ho visto Galli aprire le mani e incitare i suoi, mentre Andrea Visigalli urlava agli altri, che erano al bar: ‘venite che ci siamo’. In quel momento tutto è precipitato. Io ho ricevuto diversi colpi con oggetti contundenti sulla schiena, Galli mi ha sferrato un colpo e io da terra ho raccolto una spranga e l’ho colpito alla testa”.

Da dove arrivavano bastoni e caschi? “I bastoni li abbiamo noi all’interno della sede”, ha spiegato Arena, “li usiamo per fare dei lavori, i caschi perchè abbiamo tutti il motorino. Fuori davanti alla porta ho trovato una mazza diversa dai nostri bastoni di legno da lavoro. Io di bastoni ne ho visti tre: uno di Galli, l’altro l’ho raccolto io e uno non era nostro”.

Tutti gli imputati:

Per il Dordoni, sono a processo Emilio Visigalli, Jonathan Carnesella, Andrea Romagnoli, Filippo Esposti, Gianluca Rossi, Michele Arena e Alberto Birzi.

Per CasaPound, Gianluca Galli, Guido Vito Taietti, Matteo Bassanetti, Michael Gorini, Andrea Visigalli, Rubens Rubini, Lorenzo Ranelli, Riccardo Scandolara, Alessandro Piacentini e Stefano Zaffanella.

Le accuse e le parti civili:

Due dei militanti di CasaPound, Gianluca Galli e Guido Vito Taietti, devono anche rispondere di tentato omicidio nei confronti di Emilio Visigalli, che a sua volta, insieme ad altri due del Dordoni, Arena e Birzi, è accusato di lesioni gravi nei confronti di Galli. Visigalli si è costituito parte civile contro Taietti e Galli, mentre Galli a sua volta si è costituito parte civile nei confronti di Visigalli, Arena e Birzi. Parte civile anche la figlia 24enne di Emilio Visigalli che a livello emotivo avrebbe particolarmente risentito degli avvenimenti che hanno visto coinvolto il padre.

Gli imputati del Dordoni sono difesi dagli avvocati Sergio Pezzucchi, Gian Pietro e Monica Gennari, mentre quelli di CasaPound dai legali Cristiana Speroni, Giuseppe Guarneri, Marcello Lattari, Giovanni Benedini e Vanessa Bonaiti.

La prossima udienza per sentire i restanti imputati è stata fissata al prossimo 30 aprile, mentre l’11 giugno è prevista la sentenza.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Mario Rossi SV

    Dopo più di quattro anni siamo ancora a questo punto nel primo processo, speriamo bene, perché se continua di questo passo a mio parere la vicenda potrebbe concludersi forse nel 2040.