Commenta

Cava di Grumello trasformata
in discarica: due amministratori
davanti al giudice

Sono arrivati davanti al giudice per l’udienza preliminare Elisa Mombelli i due legali rappresentanti della società ‘Cava di Grumello Cremonese Srl’, area posta sotto sequestro tre anni fa da parte dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Brescia. I due amministratori, Alessandro Cantamesse ed Ercole Grisoli, sono accusati di aver realizzato e gestito illecitamente e senza autorizzazione una discarica per rifiuti inerti e non pericolosi attraverso ripetute operazioni di recupero di ingenti quantitativi di rifiuti, circa 198.000 metri cubi, presso la cava che si trova in Contrada Angiolina. In concorso per violazioni ambientali, gli imputati sono anche accusati di aver realizzato attività di escavazione oltre il limite massimo di profondità imposto dalla legge e dai titoli autorizzativi.

Nel procedimento, parti civili sono il Comune di Grumello, tramite il legale Paolo Antonini, del Foro di Mantova, e l’acciaieria Arvedi Spa, rappresentata dall’avvocato Giovanni Borgna, del Foro di Trieste. In udienza, il giudice ha autorizzato la citazione, in qualità di responsabile civile, della ‘Cava di Grumello Srl’, con sede a Roccafranca, nella persone del procuratore speciale Vittorio Fratus, invitando il responsabile civile a costituirsi in giudizio in vista della prossima udienza, fissata al 30 maggio.

La cava era autorizzata a svolgere attività di estrazione di sabbie e ghiaie e trattamento e recupero di rifiuti inerti e non pericolosi. Secondo la procura, invece, dal luglio del 1993, data della prima autorizzazione all’attività estrattiva, fino al gennaio del 2016, data del sequestro, i due legali rappresentanti della società, Grisoli anche come direttore di cava, avrebbero “recuperato sistematicamente rifiuti tramite loro interramento anche oltre il limite consentito dalla normativa vigente in tema di discariche, in totale assenza di titolo e in violazione delle leggi in materia di realizzazione e gestione di discariche e di attività estrattiva, e in violazione delle autorizzazioni concesse per l’attività di escavazione e per il trattamento e recupero di rifiuti inerti e non pericolosi”. Si parla di frammenti di laterizi, materiale bituminoso, materiale fibroso biancastro riconducibile a cartongesso, blocchi di calcestruzzo, frammenti di materiale ceramico, tondini di ferro, frammenti di teli e tubi, blocchi di scorie di fonderia: in generale materiali da demolizione di infrastrutture stradali e di immobili civili ed industriali, nonchè rifiuti provenienti dalle operazioni di trattamento inerti e rifiuti non pericolosi.

Secondo l’accusa, con le loro condotte, gli imputati avrebbero “cagionato offesa alla pubblica incolumità con la compromissione del suolo e del sottosuolo nell’area di cava confinante con una falda acquifera sotterranea destinata all’utenza pubblica per uso potabile e agricolo”.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti