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La liuteria cremonese
celebre nella letteratura:
da D'Annunzio a De Balzac

di Marco Bragazzi

“Aumentiamo la velocità, facendo rotta verso la costa di Buccari. Alla distanza di circa un miglio, rallentiamo. Su la nostra dritta sono visibili le alture di Veglia. Ed ecco che dal mio sentimento musicale si leva il ricordo dei due meravigliosi violini italiani, dello Stradivari e dell’Amati, che sopravvivono laggiù, nella città vescovile cinta di torri venete. È mezzanotte.”

Alla mezzanotte del 10 febbraio 1918 l’Italia è in guerra, una guerra che sta dissanguando il paese e che rischia di portare al tracollo il Regno d’Italia quasi piegato sotto la pressione delle divisioni austro ungariche che erano arrivate a pochi decine di chilometri da Venezia. Un manipolo di uomini, a bordo di tre MAS, ovvero il motoscafo armato silurante, della Regia Marina tentano di attaccare, all’interno della baia di Buccari (oggi Bukar in Croazia) delle navi della marina austriaca, su uno di questi vi è un poeta, Gabriele D’Annunzio classe 1863, che partecipa attivamente alla missione.

I MAS sono a poche centinaia di metri dai loro obiettivi quando D’Annunzio, alzando lo sguardo verso la costa prima che i motosiluranti si lancino all’attacco delle navi austriache, vede la città di Veglia e tributa, prima nel pensiero e successivamente nelle strofe, un omaggio alla liuteria cremonese. La “beffa di Buccari” attuata dai MAS non avrà un grande esito militare ma, forte della narrazione di D’Annunzio, otterrà un impatto psicologico enorme sui militari di entrambi i fronti, raccontando la vulnerabilità delle forze austro ungariche e rafforzando la consapevolezza di poter reagire e combattere nei militi italiani.

Tra poesia e suoni la liuteria cremonese ha attraversato secoli di tributi, quello di D’Annunzio, che era già stato a Cremona per ritornarci circa 20 anni dopo Buccari, ma spostandoci oltralpe troviamo uno dei più grandi scrittori del XIX secolo, il francese Honore de Balzac, che lega uno dei suoi scritti alla città dei violini. Nel racconto musicale del 1837 “Gambara”, scritto per un quotidiano, Balzac racconta chiaramente il legame tra liuteria e musica della città di Cremona, descrivendola come il luogo di nascita di uno dei protagonisti del suo scritto, Andrea, figlio di un liutaio.

“Sono nato a Cremona, figlio di un liutaio e musicista abbastanza capace, ma anche migliore come compositore”.
Le diverse citazioni “cremonesi” nel racconto “Gambara” sono un tributo eccezionale alla città e ai suoi violini, il racconto è la descrizione di una viaggio attraverso la musica europea offerto dallo scrittore francese che rivoluzionò la scrittura e la percezione della società contemporanea, viaggio all’interno del quale si colloca direttamente Cremona. Balzac, considerato tra i più grandi autori teatrali di sempre, forte della sua “opera prima” La Commedia umana, è da quasi due secoli uno dei “punti fermi” nello studio della letteratura. Da Buccari a Parigi per superare il canale della Manica e recarci a scoprire la Cremona “da ridere”, ma prima solchiamo l’Oceano Atlantico a “bordo” di una enorme balena di nome Moby Dick e rechiamoci negli Stati Uniti dove, con uno dei più grandi scrittori di sempre, si può parlare di Cremona.

Herman Melville è cosiderato il padre della letteratura staunitense e nel suo “At the Hostarly” racconta le bellezze e la storia dell’Italia del XIX secolo. Poema unico nel genere dove la citazione sulla bellezza dei violini cremonesi è legata alla pace e alla liberta nelle varie dispute che attraversavano l’Italia in quel periodo.
“Cremona fiddles blithe to see contentious cities comrades free”
Del resto Melville aveva sempre apprezzato i violini “Made in Cremona” dei quali diceva “più sono antichi più hanno un suono stupendo” ma, questa volta con una piccola barca da pesca, arriviamo in Inghilterra da Jerome K Jerome, scrittore quasi coetaneo di D’Annunzio, è considerato il più grande umorista inglese, con racconti semplici e diretti osservava e spiegava con una ironia incredibilmente attuale l’evolversi della società che lo circondava. Al pari di Balzac il suo talento stava nella capacità di descrivere i protagonisti con semplici, ma molto acute, parole.

Autore del best seller di allora “Tre uomini in barca (per non parlar del cane)” nel 1888 prese tra mani lo scritto del francese Francois Coppeè “Il liutaio di Cremona” per trasformarlo in opera teatrale prodotta dal Novelty Theatre di Londra e chiamata “Fennel”. Il risultato fu la rilettura in chiave profondamente umoristica e divertente dello storico scritto di Coppeè completamente ambientato a Cremona. Quattro dei “pilastri” della letteratura mondiale, ognuno a modo proprio, hanno voluto ricordare la città di Cremona con uno stile diverso ma con due punti fermi, la musica e la liuteria, ovvero parte della storia indelebile della città adagiata sul Po.

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