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Controesame di Lo Presti
Confermate le dichiarazioni
sui regali a Simona Mariani

Foto Sessa (Al centro Giuseppe Lo Presti con il figlio e il suo legale)

Nell’udienza del processo Formigoni-Mariani dello scorso 21 maggio, l’imprenditore Giuseppe Lo Presti, 72 anni, catanese,  titolare di quella che fu la Hermex Italia, azienda specializzata in macchinari ospedalieri, aveva raccontato di aver venduto nel 2011 all’ospedale di Cremona per otto milioni di euro l’apparecchiatura oncologica ‘Vero’, versando una tangente di 427 mila euro all’ex consigliere lombardo Massimo Guarischi, il collettore di mazzette e amico dell’ex governatore Roberto Formigoni, in cambio dello sblocco del finanziamento. Lo stesso imprenditore aveva detto di aver comprato con il suo denaro dei regali per conto di Guarischi all’allora direttore generale dell’ospedale di Cremona Simona Mariani: un orologio Bulgari pagato 1.770 euro e un bracciale ‘tennis’ 2.700 euro, entrambi regali per Natale del 2011 e del 2012. La stessa versione l’ha ribadita anche oggi durante il controesame della difesa, in particolare con l’avvocato Leonardo Cammarata, che assiste la Mariani. “Guarischi mi ha chiesto di comprare un regalo alla Mariani in occasione del Natale”, ha raccontato Lo Presti. Era un regalo suo personale. Non mi ha detto cosa prendere, ma potevo spendere al massimo 2.000 euro. La scelta dell’orologio è stata mia. L’anno successivo Guarischi mi ha chiesto di farle un altro regalo. Io ho fatto solo da ambasciatore”. Lo Presti, che non si ricorda se quei soldi gli erano stati restituiti da Guarischi, ha affermato che la Mariani aveva accettato i regali dopo aver saputo che erano da parte dell’ex consigliere lombardo. L’imputata, invece, ha sempre negato di averli ricevuti. Nella perquisizione effettuata a suo tempo a carico della Mariani, gli inquirenti non avevano trovato nè l’orologio, nè il bracciale. In aula, Lo Presti ha spiegato che in ospedale a Cremona si era incontrato la prima volta con la dottoressa Ines Cafaro per la presentazione di ‘Vero’. “Un mese dopo”, ha raccontato il testimone, “mi sono incontrato con la Mariani che mi ha detto che per l’acquisto occorreva un finanziamento da parte della Regione. Già il macchinario era operativo al Sant’Anna di Como, dove è stato installato tra il 2009 e il 2010. Faceva da apripista a chi ne fosse interessato”. Proprio per questo accordo di promozione, Como, a differenza di Cremona, aveva ottenuto un prezzo inferiore.

Sara Pizzorni

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