Un commento

Non solo Utin, anche Medicina
d'Urgenza e Cardiologia a
rischio: Gallera il 12 in città

Circa 20 posti in meno a Cardiologia e il ridimensionamento di Medicina d’Urgenza, attivato nel 2014, di fianco al Pronto Soccorso, che potrebbe essere trasformato in “osservazione prolungata”.  Sull’Asst di Cremona si sta abbattendo una bufera senza precedenti, con medici di lungo corso che lasciano la struttura, a volte anticipando l’età della pensione, ma anche per svolgere la professione privata. E’ stato il caso di Piero Budassi, ex primario di Ortopedia, seguito da altri quattro medici specialisti; potrebbe essere il caso di Antonio Cuzzoli, primario e artefice, nel 2014, dell’attuale struttura di Medicina d’Urgenza. Per ora solo voci che si susseguono nei corridoi, creando preoccupazione i tra i dirigenti medici e il personale sanitario che si chiedono in che misura vengano tenute in conto le esigenze dei cittadini, ma anche la loro professionalità.
Il ridimensionamento dell’UTIN è stata la punta più eclatante, che sta causando una sollevazione di massa anche al di fuori del contesto ospedaliero, con il flashmob indetto per sabato prossimo sul piazzale esterno dell’ospedale. Sulla chiusura del reparto che ha salvato la vita a decine di neonati prematuri pesano anche scelte territoriali in senso lato: ad esempio, il fatto che tante mamme del cremasco preferiscano andare a partorire a Pavia piuttosto che a Cremona, dove il bacino d’utenza già non è molto ampio.

Ma il problema è anche di comunicazione interna, che a detta di molti, sindacalisti e medici, si è drasticamente ridotta dall’arrivo dell’attuale direttore generale  Giuseppe Rossi. Il ‘Pofa’ Piano organizzativo funzionale aziendale, che avrebbe dovuto essere condiviso da tempo dalla direzione, non è ancora stato diffuso, così le informazioni su una riorganizzazione che di fatto è già in corso, emergono alla spicciolata. Come nel caso di Medicina d’Urgenza, realtà da 1000 dimissioni l’anno e 3000 ‘osservazioni brevi’, con 14 posti letto, dove vengono ricoverati i pazienti che transitano dal pronto soccorso e necessitano di un’osservazione approfondita prima di essere trasferiti in altri reparti o dimessi. Al suo interno è attiva un’area sub-intensiva per il monitoraggio e la ventilazione non invasiva, con monitor a disposizione dei clinici per il rilevamento continuo dei parametri vitali dei pazienti. Un reparto al quale afferiscono soprattutto pazienti anziani che presentano esigenze assistenziali complesse al fine di definire il successivo percorso diagnostico-terapeutico o per la somministrazione di terapie a breve termine. Cardiologia e Pneumologia sono i due reparti dove finiscono i casi per cui non è possibile la dimissione, ma la stessa Cardiologia è interessata ad un quasi dimezzamento di posti che solo parzialmente può essere spiegato con le innovazioni tecnologiche (ad esempio nel trattamento dell’infarto).

“A Cremona si stanno mettendo in pratica scelte politiche che vengono prese a Milano”, attacca Vincenzo Girelli, responsabile del Centro Tutela Diritti del Malato, struttura operante in Ospedale. “E’ evidente, anche ascoltando le persone che si rivolgono a noi, che l’idea di fondo sia quella di trasformare questo in un ospedale di terzo livello, mentre Cremona ha assoluta necessità di un secondo livello.
“Il problema è la difesa del territorio: a Mantova ci sono riusciti, a Cremona no: l’ospedale si sta depotenziando per la mancanza di una politica che faccia sentire la sua voce. Questo implica anche una fuga dei medici, che scelgono altre strutture dove operare. Qui serve un intervento presso l’assessore regionale, è lì che la politica deve puntare i piedi”.

SIGNORONI (PRESIDENTE PROVINCIA) INTERPELLA GALLERA – In questo senso si è mosso il presidente della Provincia Mirko Signoroni, che ha chiesto un colloquio chiarificatore all’assessore regionale Giulio Galera: Gallera sarà a Cremona, presso la sede della Provincia, in un incontro aperto ai Sindaci, all’ATS Val Padana e ASST di Cremona, il prossimo 12 dicembre alle ore 15.00.
“L’incontro – afferma Signoroni – credo sarà chiarificatore delle tante e giuste attese che il nostro territorio merita, in risposta anche alle preoccupazioni di tanti cittadini ed amministratori relativamente al futuro della Utin, garantendo la continuità del servizio medesimo, in previsione anche delle future linee-guida di prossima emanazione”.

Bene la disponibilità dell’assessore Gallera di confrontarsi con il territorio – afferma il consigliere regionale Pd Matteo Piloni –  Una pratica necessaria e utile che, tuttavia, andrebbe sempre esercitata, soprattutto prima di prendere le decisioni. Mi auguro che questo incontro sia l’occasione per un confronto vero e per ottenere quei chiarimenti a questioni che stanno emergendo da più parti, a partire dai criteri che non sono stati previsti nella delibera e che riguardano il declassamento della Terapia intensiva neonatale, a partire ad esempio dagli interventi di ventilazione e dalle terapie già in essere sopra i 1500 grammi, ma anche circa le necessità dell’Ospedale nel suo complesso e anche alla luce delle tante e preoccupanti voci che riguardano altri reparti”.

Un confronto con il territorio che non può essere un’eccezione – aggiunge Piloni – ma che deve essere la regola da seguire prima di ogni decisione che riguarda, appunto, il nostro territorio e i suoi servizi più sensibili. Un primo confronto che dovrà proseguire nella definizione dei Poas, i piani organizzativi strategici, che la Regione non ha ancora deliberato e che dovrebbero invece essere i riferimenti principali dello sviluppo della sanità nei nostri territori e in Lombardia”.

 

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti
  • Paool

    Grazie alla giunta fascioleghista! Come in tutte le campagne elettorali promettono mari e monti e poi fanno i cazzi loro magnando peggio di craxi e andreotti. e il popolo accecato dall’odio indotto si divora. Dai pedaggi autostradali in Abruzzo, il latte sardo, le accise sulla benzina con tanto di tabellone in cui giurava che in tre mesi le avrebbe tolte e via per tutte le manciate di fumo che vi buttano negli occhi. ma a pagare siamo noi e a riempirsi le tasche sempre chi alza scuri sul collo dei cittadini. La sanità, la scuola, le infrastrutture, i trasporti, la ricerca tutto ciò che tenderebbe a migliorare la vita in Italia è un colabrodo, mentre le spese militari e della politica vanno sempre al rialzo. Quando aprirete gli occhi all’evidenza? Quante persone dovranno morire per mancanza di servizi prima che si smetta di crede a capitan focaccia e ai suoi compagni di merende? SVEGLIA ITALIA