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Ospedale, mancano spazi
Primario Cardiologia visiterà
intramoenia in studio privato

Il nuovo primario dell’unità operativa di Cardiologia, Gianbattista Danzi è stato autorizzato dalla direzione dell’Asst ad svolgere attività professionale privata, in regime di ‘intramoenia’ presso il proprio studio professionale privato esterno all’ospedale. Una procedura che necessita di una specifica convenzione, motivata anche dal fatto – come si legge nel decreto del direttore generale Rossi, che “gli spazi aziendali disponibili per la tipologia di attività professionale oggetto della richiesta non risultano idonei ed adeguati ad assicurare il pieno svolgimento dell’attività libero professionale in regime ambulatoriale da parte del dirigente medico, anche in relazione alle attività complessivamente già autorizzate nella medesima specialità e per le stesse prestazioni”.

La richiesta del dottor Danzi è stata ufficializzata il 12 novembre e ha effetto dal 1 dicembre. “Lo svolgimento della libera professione intramoenia nello studio professionale privato – recita la normativa citata nel decreto – può essere autorizzato, previa richiesta dei dirigenti sanitari interessati, a condizione che (…) – venga attivato, con oneri interamente a carico dei dirigenti interessati, il collegamento con l’infrastruttura di rete dell’ASST, al fine di garantire la prenotazione, l’inserimento obbligatorio e la comunicazione in tempo reale all’ASST dei dati relativi all’impegno orario del sanitario, ai pazienti visitati, alle prescrizioni ed agli estremi dei pagamenti, effettuati esclusivamente con modalità che ne assicurino la tracciabilità”.
La notizia arriva in un momento burrascoso per l’ospedale di Cremona,  interessato da una riorganizzazione interna che sta causando svariati malumori: a parte il caso clamoroso della Utin, per cui è previsto il ridimensionamento ce contro cui si sta svolgendo una mobilitazione generale, proprio l’unità operativa di Cardiologia, di cui Danzi è diventato primario la scorsa estate, vedrà la chiusura di un numero tra i 10 e i 20 posti letto.  Un ridimensionamento che in parte è spiegabile con l’impiego di nuove metodologie tecnologiche per il trattamento dei casi acuti (ad esempio infarto) e che ha consentito un parziale ampliamento dei posti letto in Neurologia, ma che pone pesanti punti interrogativi sul trattamento delle cardiopatie.

I dubbi sul futuro di Medicina d’Urgenza, a fianco del Pronto Soccorso, utilissima struttura che sta sopperendo anche ai pochi posti disponibili a Medicina, rendono ancora più fosco il futuro dell’ospedale. Solo qualche giorno fa il segretario della Fp Cisl Asse del Po Roberto Dusi aveva dichiarato di temere lo smantellamento progressivo dell’ospedale di Cremona fino a farlo diventare  una struttura per subacuti.

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